A fior di pelle

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E’ un novembre che indossa il vestito più bello di sempre e i suoi gioielli preferiti.

Qualche nuvola bisticcia per trovarsi centimetri di cielo e il sole arrossisce ancora tutte le sere, prima di tramontare.

Ma in me rimane la voglia d’inverno, di blues dentro, di freddo che schiaffeggia la pelle.

In questo pezzo di universo squilibrato mi ci ritrovo nonostante.

E resto in piedi, anche se la terra trema e il cuore si ferma.

Noi non vogliamo bene al mondo, perché dovrebbe volercene lui?

Così ogni tanto si scuote, si agita, si scrolla di dosso un po’ di roba. E vengono giù case e palazzi. E si sbriciolano chiese e strade.

Ci ingoia a fauci spalancate, che tanto a sbranarci a morsi ci penserà qualcun altro.

Accade e basta. Certe giornate si sorride, altre si sospira.

Poi la vita fa la media e la terra esplode e frana.

Si contano crepe, cocci, macerie. Si raccattano pezzettini di sé sparsi in giro e ci si ricostruisce, ogni volta.

Succede e basta. Certi giorni sorrido, altri smetto di parlare e implodo e frano, mentre nessuno se ne accorge.

Il dentro si ripiega su se stesso come un origami e il fuori metabolizza graffi, tagli e altri lividi.

Io tutta questa sensibilità non la volevo.

Ma ho paura che, se smettessi di sentire così tanto, non sentirei più nulla.

Così mi alleno a riporre, all’occorrenza, il cuore nell’apposita custodia e a farmi l’epidermide spessa e dura come il cuoio.

E ogni volta è corazza, per non sentire la carne che trema e pulsa e tutte queste schegge a fior di pelle.

Da disarmante a disarmata ad armata fino ai denti.

Ostinata come sono nel chiudermi in certe ragioni o dentro un ruvido carapace.

Ora voglio solo proteggermi dal rovinoso ruzzolare del pianeta e aspettare il freddo, pungente e pulito.

Starmene con le mani in tasca e sentirle vuote, mani e tasche.

Fermare il cuore, come fanno i polpi, e farlo riposare un po’.

E mentre fuori costruisco ponti, dentro rinforzo muri che sono franati.

Con calce viva e malta forte. Per reggere il tutto, per durare nel tempo.

Perché non è con le parole che si aggiustano le cose. E’ bene ricordarmelo, ogni tanto.

Perché c’è già troppa roba che tentenna e noi siamo solo ospiti. E’ bene ricordarselo, ogni tanto.