Le finestre rotte

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Comincio dalla fine che tanto l’inizio lo leggono tutti.

Le elezioni sono belle, giuste e forse la cosa più democratica che si sia inventata finora. Basterebbe, però, che nessuno poi le vincesse.

Perché tanto i veri perdenti siamo sempre noi.

Loro hanno il banco e il banco vince sempre.

A destra, a sinistra, al centro, di sopra, di sotto.

Io, alla storia della democrazia, ci avevo pure creduto. I libri del liceo me l’avevano raccontata così bene che ci avevo creduto.

Atene e quella democrazia così bella, diretta, dove tutti andavano all’Assemblea e votavano e prendevano la parola e proponevano nuove leggi e modificavano leggi esistenti per il bene comune.

Dove le decisioni venivano prese collettivamente e venivano garantiti i diritti di tutti, ricchi e miserabili, che avevano a disposizione ciascuno una testa e un voto.

Ieri Pericle, oggi Trump.

Ieri il Partenone, oggi la Casa Bianca.

Che, da oggi, è una casa tinteggiata di bianco e con le finestre rotte.

Quella delle finestre rotte è una teoria sociologica che spiega molte cose.

Se una finestra è rotta e nessuno la ripara, chi ci passa davanti può arrivare a pensare che siccome da quelle parti non ci sono regole di buonsenso nè senso civico, allora, forse, si possono spaccare i vetri di tutte le altre finestre e entrare nel palazzo e occuparlo, oppure dargli fuoco. Tanto non si verrà né giudicati, né puniti.

Così poi quel pensiero si moltiplica, si amplifica, si emula qua e là.

E il vento intriso di paura, razzismo, ignoranza, arroganza che soffia dalle finestre rotte si diffonde in giro, qua e là.

Stavolta, però, è come se l’aria fosse viziata fin dall’inizio e le frasi fossero vuote e senza senso e la politica fosse solo la stampella per parole prive di agganci con la realtà.

Anche le argomentazioni, da una parte e dall’altra, erano solo una caterva di stronzate da cui non si poteva trarre nulla, da cui non poteva nascere niente di buono.

Che poi, in fondo, la politica è una roba molto complicata che si basa su una domanda molto semplice: è giusto o no?

Se, invece, ci si chiede “per chi?” allora non si sta facendo politica. Solo personalissimi, fottutissimi interessi.

Anche da noi c’è qualche finestra rotta da cui tira una brutta aria.

Ed io, oggi, mi sono guardata intorno e mi sono chiesta che faccia abbia il giusto equilibrio. Ammesso che abbia una faccia.

Ma ho visto le solite facce di bronzo e altri volti un po’ spaesati.

Qualcuno mi ha chiesto: “E adesso, cosa succederà?”

“E che cazzo ne so”,  ho risposto io.

Però una cosa la so: le elezioni sono belle, giuste e democratiche. Basterebbe che nessuno poi le vincesse.

Perché se continua così, per questioni di competenza territoriale, le prossime si terranno su Youporn.