La polvere sotto il tappeto

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Bevono il tè con il mignolo alzato, quelli che nascondono la polvere sotto il tappeto.

Mangiano riso in bianco con posate d’argento e mani color nero di seppia.

Vestono d’ambiguità e indossano maschere che si sciolgono al sole.

Di roba finta è pieno il mondo.

Sepolcri imbiancati belli fuori, ma dentro pieni di ossa di morti e di ogni sporcizia.

Ma non è questo il punto.

Perchè anche nella pochezza ci somigliamo tutti.

Mi sorprende sempre, però, chi riesce ad arredare il nulla, con niente.

Chi predica una morale, ma poi non la rispetta.

Chi diventa finto nel voler essere migliore, per finta.

Ma io non mi lascio sedurre da una parola insolita che si porta dentro un frammento di Grecia.

L’ipocrita, lo so, non è più un bravo attore.

E’ solo uno che, da tempo, è sceso dal palco e continua a recitare un ruolo.

Uno che vorrebbe finire il suo numero evitando i fischi e raccattando qualche applauso.

Ma non è questo il punto.

Perchè, prima o poi, l’ipocrisia crolla e crolla anche la sua facciata di perbenismo apparente.

E non che sia semplice, ma ad un certo punto si impara.

A sbirciare, chirurgicamente, nelle crepe altrui ed osservare ciò che non si vede, non si dice, non si fa.

A guardare le cose in controluce e capire che le verità immacolate e perfette, altro non sono che parole ben incipriate per l’occasione.

A frugare nelle tasche dei predicatori di virtù e trovare solo una manciata di vizi.

Ma non è neanche questo il punto.

Perché nessuno è meglio di nessuno.

Ma ognuno può scegliere da che parte del mondo stare.

Se fare la stella di plastica su un cielo posticcio o sollevare il tappeto e spazzare via la polvere.

Raccontarsela. Forse, per un po’, può persino funzionare.

Ma essere onesti, almeno con se stessi, è il minimo sindacale per poter dormire bene la notte.

Che ad una certa età, la cosa più stupida che si possa fare è giocare alla roulette con il culo degli altri e puntare tutto sulla sincerità.

Pensando poi che, se si perde, basterà chiedere scusa.

Il punto è che non so dirlo in altro modo.