Di sacro, profano e dintorni

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E se fosse solo un lenzuolo?

Già, le domande. Niente di più inutile. Niente di più necessario.

Di alcune, però, mancano le risposte. Ci si accontenta, allora, di qualche parola da tenere in tasca. Come briciole di pane da disseminare lungo il tragitto, per non camminare a vuoto.

E se fosse proprio quel lenzuolo?

Già, la fede. Nessuna spiegazione é necessaria, per chi ce l’ha. Nessuna spiegazione é possibile, per chi non ce l’ha.

Ci vuole solo un buon motivo. Per credere, intendo. In un Dio inventato a nostra immagine e somiglianza, che é in cielo, in terra e in ogni luogo.

Lui si, ma io no.

Io non lo so se tutto questo l’ha fatto Dio e se domani ci sarà l’inferno, il purgatorio e il paradiso.

O se tutto questo è nato dal caos e domani non ci sarà nulla.

E non so di chi sia quel lenzuolo. Mi piace, però, che quel lenzuolo ci sia.

Perché mi regala un momento. Solo, unico, irripetibile. Che se qualcuno non lo avesse fermato, quel momento lì, io lo avrei perduto per sempre.

Perché mi racconta una storia. Di un corpo martoriato. Di un volto segnato dal dolore. Di una sofferenza antica che rivedo, oggi, nei corpi e nei volti di tanti poveri cristi. E rivedo nel mare che, da giorni, è un lenzuolo rigato di sangue.

Perché mi ricorda che esiste anche ciò che non si vede. E che ostentare significa farsi vedere.

E quando quel lenzuolo di lino si ostenta diventa, per tanti, conforto e speranza. Riscatto e via d’uscita.

Un cuscino morbido su cui appoggiare piccoli e grandi dolori quotidiani. O un palliativo per sopportarli.

Io, su quel lenzuolo, ci vedo un uomo con la barba e i capelli lunghi. Perseguitato, torturato, crocifisso.

Ci vedo tutti coloro che fanno cento cose, ne azzeccano novantanove e vengono messi in croce per quell’unica cazzata.

Ci vedo chi sono e cosa potrei essere. E altre cose che solo io so.

Perchè questi sono discorsi troppo grandi per un posto così piccolo.