Il trucco della bellezza

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E’ un trucco da vecchi cuochi. Nascondere la pochezza del secondo, abbondando con il contorno.

Il contorno diventa così un culo sodo, una bocca a canotto, due tette enormi. E chili di fondotinta per stuccare un viso incartapecorito.

Nostra Signora del Silicone la incontro tutte le mattine. Alle otto pare uscita, fresca fresca, dalla copertina di Vogue.

Ha il seno finto, le unghie di plastica e le extension alle ciglia.

Ha i capelli laccati e il trucco che sembra un affresco della cappella Sistina. Deve farglielo, ogni mattina, direttamente Michelangelo.

Una maschera. Una caricatura. Un surrogato di giovinezza. Ecco cos’é.

La bellezza, però, é un’altra cosa.

La bellezza é mio nonno che ha novantadue anni e ne dimostra novantadue.

Pochi denti, qualche capello bianco, le macchie sulla pelle, le ossa che scricchiolano.

E il viso solcato da mille piccole rughe. Sono i segni sulla carne di esperienze vissute, di lavoro sotto il sole, di risate e dispiaceri.

Guardarlo é come guardare una casa antica. Pietre consumate dal tempo, macchie di umidità sul muro e muschio scivoloso agli angoli del giardino.

Accarezzarlo é come accarezzare una corteccia d’albero, piena di segni lasciati lì da storie di vento e di pioggia.

Invecchiare questo é. Trovare un accordo decente tra anagrafe e specchio. Tra dentro e fuori. Tra dietro liceo e davanti museo.

E’ privilegio e, insieme, fatica. Perché il cervello, si sa, dura fatica a seguire la pelle.

Così, un giorno, ci si ritrova con il cervello corrugato e la pelle tirata. Come quella di un tamburo.

E ci si guarda allo specchio, compiacendosi dei connotati rifatti. Quasi fosse possibile distruggere foto, filmini, ricordi e memoria.

Io mi guardo allo specchio e vedo mille difetti. Poi mi guardo intorno e vedo Nostra Signora del Silicone.

Va bene così.

A lei, oggi, é scoppiata una tetta. A me no.