Panem et circenses

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E’ in giorni come questi in cui mi dispiace, ma mi dispiace veramente, che il bel mondo antico pagano sia definitivamente tramontato.

Perché se Scilla e Cariddi fossero ancora in servizio, ci avrebbero pensato loro a far capire al Presidente del Consiglio chi comanda sullo stretto di Messina.

Lo avrebbero atterrito con le loro enormi teste di cane e le bocche piene di denti acuminati e gli avrebbero fatto passare la voglia di sparare annunci di miracoli a caso.

Che poi a me Renzi non sta neanche antipatico.

Eppure, lo ammetto, le ha tutte le caratteristiche dell’uomo insopportabile.

E’ retorico, vanitoso, noioso, magniloquente, sconsideratamente furbo o stupidamente ingenuo.

Convinto com’è di essere l’uomo della Provvidenza, si comporta come un imperatore romano, uno di quelli che si assicuravano il consenso del popolo con regolari distribuzioni di grano e l’organizzazione di grandiosi spettacoli pubblici.

Perché il panem et circenses sarà anche roba vecchia, ma funziona sempre.

Solo che adesso il panem ce l’hanno quasi tolto di bocca e sono rimasti solo i circenses.

E visto che non era disponibile il Colosseo, lo spettacolo stavolta Renzi ha deciso di ambientarlo a Messina, sullo stretto.

Così, cavalcando un vecchio cavallo di battaglia, ha detto che lui il ponte lo farà.

Perché lui tratta l’Italia come se fosse il suo Monopoli personale, il suo giochino, quello che sognava da tanto tempo di avere ed ora che ce l’ha tra le mani si diverte così, comprando il Parco della Vittoria, vendendo una villa con piscina sul Viale dei Giardini e costruendo un ponte su Vicolo Stretto.

Gioca ai problemi veri con i soldi finti.

Perché il problema del ponte sullo Stretto non è farlo o non farlo.

E’ che prima di farlo, Renzi dovrebbe capire che laggiù manca lo stretto necessario e che il ponte sullo stretto, al momento, non è necessario.

Prima dovrebbe completare la Salerno-Reggio Calabria che è piena di deviazioni, frane e buche, aggiustare la Palermo-Catania che è piena di buche, frane e deviazioni, costruire nuove strade, reti ferroviarie, scuole, ospedali, mettere in sicurezza le coste e il territorio, risolvere il problema della spazzatura e dell’acqua.

L’acqua, appunto. Come pensa di impastarlo Renzi il cemento per fare lo stretto, se a Messina manca l’acqua?

Ecco perchè io, pur ritenendolo un’opportunità, il ponte non lo voglio.

E non lo vuole nemmeno Catarella, né Fazio e neppure Mimì Augello.

Siamo già in quattro, ma se ci contassimo sono convinta che saremmo molti di più.

E poi, fra qualche anno, ci penserà la deriva dei continenti ad unire la Calabria alla Sicilia, quindi a che serve il ponte?

Se proprio dobbiamo farlo, facciamolo almeno di pilu, come suggerisce da anni Cetto La Qualunque.

“…noi costruiremo un ponte sullo Stetto, un ponte di pilu, con otto corsie di pilu e una corsia di peluche per gli amici. Noi costruiremo un paese nuovo, dove è possibile anche avere due mogli, anche non pagare le tasse: un paese di pilu e cemento armato. E se il ponte non basta faremo anche un  tunnel, perché un buco mette sempre allegria!”

Insommamente, infinemente e concludibilmente quella del ponte è tutta ‘na pigghiata pù culu.

Figli di nessuno

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Che poi a me coso lì, Telemaco, è sempre stato un po’ sulle palle (a dire la verità anche il secondo figlio di Ulisse, Alberto Angela, ma questo è un altro discorso).

Generazione Telemaco.

Renzi, uno che con i Proci ci ha fatto le larghe intese, ha detto che siamo la generazione Telemaco. Secondo lui, quindi, siamo tutti figli di Nessuno.

Io, di certo, no. Perchè mio padre non è Ulisse visto che non è mai andato per mari a copulare con le ninfe. E mia madre non è Penelope perchè ha difficoltà pure ad attaccare un bottone, figuriamoci a ricamare una tela (e quello che penso di Penelope l’ho già scritto qui, dunque meglio non tornarci sopra).

Io poi non sono Telemaco.

Perchè Telemaco è uno che “combatte da lontano”, un timoroso, un non protagonista. Un bamboccione, insomma. Uno che parte per un lungo e infruttuoso viaggio alla ricerca del padre solo perchè la saggia Atena lo obbliga a darsi una mossa. “Non potrai mica pensare di restare qui ad attendere?”, gli dice un giorno. Fosse stato per lui, invece, se ne sarebbe rimasto altri vent’anni a giocare alla playstation insieme agli amici.

Ed io mi sento più della generazione Enea, quello della pietas, del rispetto, del senso del dovere. O piuttosto della generazione Eracle, quello delle dodici fatiche.

Abbiamo il dovere di meritare l’eredità. Renzi ha concluso così il suo discorso davanti al Parlamento europeo. E invece a me risulta che il rampollo omerico se ne sia stato lì, per anni ed anni, ad “aspettare la nave” del padre. Senza fare nulla. Senza saper fare nulla.

E questo non è meritare l’eredità. Questo è essere figli di papà. E’ essere della generazione Zio Paperone.

Fatto sta che, alla fine, questa storia di Telemaco è diventata un tormentone peggio del pulcino Pio. Al bar ho sentito addirittura un tizio affermare, con una certa convinzione, che Telecom deriva appunto da Telemaco. Cosi, per un attimo, mi sono sentita un’astronauta di Odissea nello spazio (o meglio nello strazio).

E, comunque, anche se l’Odissea non la conosco bene come Renzi, mi pare però di ricordare che ‘sto Telemaco non faccia neppure una bella fine.

O forse Renzi voleva dire che siamo la generazione Telemike?

 

 

 

 

 

 

 

Bischeri e bischerate

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Smentisco ufficialmente le indiscrezioni riportate stamani da alcuni quotidiani nazionali ed esteri.

Non sarò ministro del governo Renzi.

Matteo le ha provate tutte per convincermi, lo ammetto. Mi ha contattato via mail, via fax, su Twitter, su Skype e anche su WhatsApp.

Ho ringraziato, ma risolutamente declinato.

Mi ha chiamato persino al cellulare. “Pronto, sono Matteo. Matteo Renzi”.

“Mi dispiace, ha sbagliato numero”, è stata la mia risposta.

Perchè io non sono nè un ripiego, nè una ruota di scorta. Che questa cosa sia messa agli atti. Essere stata contattata dopo Baricco, Barca, Saviano, Pisolo, Brontolo e Mammolo, dopo Turiddu u scarparu e dopo che, anche l’uomo del monte gli ha detto no, mi ha fatto incazzare parecchio.

Non è che solo perchè si chiama Matteo tutto quello che dice o fa è Vangelo. E stavolta ha fatto proprio una grande bischerata, per dirla nella sua stessa lingua. Un’enorme minchiata, per dirla nella mia.

Alla fine, pare che i ministri verranno scelti dalla giuria demoscopica di Sanremo e che i nomi saranno resi noti nella finalissima di sabato sera.

Io, però, sono già in grado di darvi qualche anticipazione. Ecco come sarà formata la squadra di governo di LoRenzi il Magnifico:

ai Trasporti: il comandante Schettino

alla Difesa: Iron Man

all’Economia: la casalinga di Voghera

agli Esteri: Fantozzi con la corazzata Potemkin

alla Giustizia: Don Matteo

alle Politiche Agricole: i due fratelli Elkann, perchè quattro braccia restituite all’agricoltura sono comunque meglio di due

alle Politiche Giovanili: Maria De Filippi

all’Immigrazione: Carlo Conti, scelto più per il colore della pelle che per specifiche competenze

all’Istruzione: Cetto La Qualunque

allo Sport: Mila e Shiro

alle Attività Produttive: Rocco Siffredi, a cui è stato chiesto di essere “rigidissimo” nel ricoprire tale ruolo.

Renzi terrà l’interim del Ministero della Fuffa. Sicuramente lo farà per senso di responsabilità, per il bene del paese e perchè è l’Europa che glielo chiede.

E intanto fuori piove. Futuro governo ladro.