Il complesso di Penelope

Listener3

Ci sono pensieri che non si dicono e parole dette che non si pensano. Funziona così.

Sarebbe utile, per una volta almeno, confrontarsi su ciò che si pensa avendo il coraggio e l’onestà di dirla tutta, la verità.

Io l’ho appena fatto. Davanti ad una tazza di caffè, ho scambiato quattro chiacchiere con Penelope e finalmente le ho detto tutto quello che pensavo. Di lei, di quel filibustiere di Ulisse, dei proci e delle sirene. Insomma, di tutta l’odissea che ha vissuto. Perchè, nonostante le favole che racconta quel fallocentrico di Omero, la vera odissea l’ha vissuta lei, mica Ulisse.

“Sai, Penelope, cosa penso veramente di te? Che è arrivato il momento di smetterla con questo atteggiamento da santarellina tutta casa e tela. Sei stata vent’anni, chiusa fra quattro mura, facendo finta di ricamare un lenzuolo e aspettando solo il ritorno del più vile degli uomini, uno che un giorno è andato via lasciandoti da sola con un bimbo piccolo, promettendoti che sarebbe tornato presto e che invece non si è più fatto vivo. Capisco tutto, l’amore, la fedeltà, la tenacia, la pazienza, ma a tutto ci sarà un limite, o no?! Vent’anni sono vent’anni, cazzo! Sai quante occasioni sprecate? Quanti treni persi? Non ci pensi mai?”

“Amare una persona significa saperla aspettare, anche a costo di inventarsi un lenzuolo da tessere fino a che l’attesa non sia finita. E’ vero, ho atteso il ritorno di Ulisse struggendomi dal dolore e dalla nostalgia, ho pensato solo a lui, incessantemente, ma solo il ricordo del nostro amore mi ha permesso di andare avanti, giorno dopo giorno, di crescere Telemaco facendogli da madre e da padre. La tela ho iniziato a ricamarla il mattino dopo che Ulisse è partito. Ci lavoravo tutto il  giorno e la notte la disfacevo. Di giorno tessevo le trame della mia vita e la notte le distruggevo perchè non era vita quella, senza Ulisse al mio fianco. Lui è stato l’unico uomo della mia vita, un uomo coraggioso, impavido, astuto.”

“Scusa, Penelope, se te lo dico così, brutalmente, ma per me Ulisse è solo un vigliacco. Pure un po’ stronzo. Uno che per vent’anni si è sottratto alle sue responsabilità di marito e di padre, un vagabondo che, mentre tu eri a casa a giocare alla casalinga perfetta, ti ha cornificato con mezzo Egeo. Uno che forse ha resistito solo alle sirene perchè, essendo donne a metà, forse non l’attraevano più di tanto. Uno che si è perso e non ha più trovato la strada di casa. Uno che finalmente, quando si è deciso a tornare, invece di farsi bello per la sua donna, si è presentato vestito come un barbone. Uno che è stato a Troia, ecco chi è Ulisse veramente, altro che uomo coraggioso, impavido e astuto.”

“E’ facile sparare a zero giudizi e sentenze quando non si è coinvolti emotivamente. Ulisse ha viaggiato per anni, ha incontrato maghe affascinanti e sirene ammalianti ma, alla fine, è tornato a casa da me. Perchè un uomo, nonostante tutto, torna sempre a casa dalla moglie. E questa è l’unica cosa che conta.”

“E questa è l’unica cosa che non avrei mai voluto sentirti dire. Sai perchè gli uomini come Ulisse tornano sempre a casa? Perchè trovano donne come te, Penelope. Donne che perdonano ogni assenza, che giustificano ogni mancanza,  che aspettano per anni che il loro uomo torni a casa. E quando lui si decide a tornare, sa che troverà la cena pronta e parole di comprensione. Sapessi quanti Ulisse ho incontrato, sapessi quante Penelope ho conosciuto…”

“So bene che tu, al mio posto, ti saresti comportata diversamente.Tu sei per le passioni assolute. Tutto e subito. O altrimenti niente. So che ti saresti presto stancata di vivere sospesa tra presente e passato e che forse avresti ceduto alle lusinghe del più bello dei proci. Ma io non sono così. Io non mi sarei mai accontentata di un uomo qualunque. Io ho voluto sempre e solo Ulisse. Nessun altro. Ecco perchè l’ho aspettato così a lungo. Quella tela che disfacevo ogni notte mi serviva per spandere fili ovunque, per legare affetti, per tenerli fermi. Quella tela è stata per anni la mia scialuppa di salvataggio in un mare scosso da un forte vento.”

“E’ inutile, io le donne come te non le capirò mai. Non so cosa avrei fatto al tuo posto. Forse avrei ceduto davvero alle lusinghe di uno dei proci, avremmo vissuto felici e contenti e Telemaco avrebbe visto il padre nei fine settimana. Forse avrei augurato al mio caro Ulisse di naufragare ed affogare in uno dei suoi tanti viaggi. O forse anche io sarei partita per chissà dove, da sola e senza bussola. Una cosa però è certa, Penelope. Se fossi stata Omero, avrei raccontato questa storia dal tuo punto di vista, di donna sola, tradita e abbandonata. Perchè io di questi uomini descritti come eroi coraggiosi, dipinti come miti irraggiungibili e celebrati come guerrieri invincibili ne avrei piene le scatole.”

Esiste poi un momento in cui le parole non servono più e i silenzi cominciano a raccontare altre storie. E la trama di una storia si può sempre cambiare. Basta tessere ogni giorno parole nuove, come faceva Penelope.