Confessioni di una mente pindarica

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Ci ho pensato a lungo e credo sia arrivato il momento.

Di cospargermi il capo di cenere e rivelare cose che non ho raccontato. Mai, a nessuno.

Confesso. Un giorno ho comprato un libro di Fabio Volo. E pure uno di Totti, quello sull’antica Roma. Però me ne sono pentita subito dopo. Giuro. Ho pensato alle foreste distrutte, agli alberi che muoiono ingiustamente e a quelli che magari avrebbero preferito seccarsi piuttosto che diventare libri di Volo o di Totti. O di altri sedicenti scrittori che pubblicano più libri di quanti ne abbiano mai letti.

Lo ammetto. Non so chi siano gli One Direction, una volta sono stata ad un concerto di Nino D’Angelo e la canzone Teorema, in realtà, parlava di me. Solo che Ferradini ha omesso di dire che, se un uomo mi prende e mi tratta male e mi lascia ad aspettarlo per ore e non si fa vivo e quando mi chiama lo fa come fosse un favore, alla fine io lo mando a cagare.

Faccio outing? Faccio outing. Non ho mai visto una puntata di Desperate Housewives, le cose di Swarovski non mi piacciono, soffro il solletico, piango alla vista di un topo, sono un’accumulatrice seriale di borse, odio quelli che ordinano il caffè al vetro e pure quelli che mi stringono la mano senza stringermela.

Ebbene si. Mangio il panettone fuori stagione, se non so scrivere una parola vado a cercarla su google, non sopporto il collant velato e neanche le catene di sant’Antonio su whatsapp. Non riesco a prendere una posizione sulla barba di Conchita e nemmeno sullo shatush di Angela del Grande Fratello. Quando ovulo divento intrattabile, ho la fissa delle targhe delle macchine e se a volte parlo da sola è giusto per avere consigli dalla parte più saggia di me.

Finalmente posso dirlo. Non sono mai riuscita a risolvere il cubo di Rubik nè la questione dell’uovo e della gallina. Non sono mai riuscita a capire se siamo nell’ora legale o in quella solare, come si prepara il brodo di giuggiole e se le farfalle nello stomaco sono da considerarsi carboidrati o proteine.

Ok, ancora un paio di cose e poi smetto. La mia coscienza non è proprio pulita pulita. E’ più a macchia di leopardo. A volte scrivo cose da fumatrice di roba pesante. E invece sono così al naturale. Fregare una come me non è poi così difficile. Solo che si può fare una volta soltanto. Di solito, poi, ci metto sempre una pietra sopra. Una pietra. Con la foto. E le date. E una bella frase d’addio. Ecco, l’ho detto.

Dimenticavo. Colleziono figurette da una vita. Scambio doppioni.