In penombra

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Si riesce ad ostentare tacendo, figuriamoci con le parole.

Si impastano consonanti e vocali con sabbia e saliva e si costruiscono palafitte sgangherate che, ad occhi lontani e disattenti, sembrano quasi castelli incantati.

E nell’amletico dubbio fra essere o avere, si ostenta l’avere e anche l’essere.

Messinscene così ben allestite da apparire verosimili.

Recite, giochi di ruolo, commedie grottesche che, a lungo andare, diventano farse.

Ma, per alcuni, niente è più importante e necessario di un palcoscenico.

Così ogni giorno se ne stanno sul proscenio, a pavoneggiarsi sotto un occhio di bue.

Ognuno a recitare una parte, a raccogliere applausi, a mostrare il lato migliore di sè, quando poi è dei difetti che ci si innamora.

Alla luce dei riflettori, io preferisco la penombra che c’è dietro le quinte.

Acquietata dal cremisi del sipario, mi godo lo spettacolo e sorrido di certe scene di cui mai farò parte.

Lascio che le dive entrino in pompa magna e che gli attori protagonisti sgranino il consueto repertorio ad alta voce, quasi fosse un rosario.

Eccoci, sembrano dire, siamo qui.

C’é di peggio, mi chiedo, di chi imbelletta le parole per attirare l’attenzione, fino a sprofondare nel ridicolo?

L’esibizionismo è forse il parente più prossimo della solitudine, mi rispondo.

Mi discosto senza far rumore da chi vuole stare al centro della scena e da chi ha occhi abituati solo ad accecanti fulgori.

In fondo, io sono una comparsa da poche battute.

Non riesco a fare da spalla. Né a reggere la parte.

Non faccio mai nemmeno le prove, allora improvviso.

Ma è un gran sollievo non essere costretta a recitare doti, pregi e vite che non ho.

E’ una gran consolazione non avere l’assillo di usare parole iperboliche quando parlo di me.

Evito le luci sfavillanti che rendono tutto uniforme e me ne sto in penombra, dove le cose si vedono poco a poco.

Ed è lì, in mezzo a tutto ciò che non abbaglia e non sgomita e non strepita, che scovo minuscoli tesori.

C’è il silenzio che cura e nutre e parole che somigliano a chi le dice.

Poi, quando mi stanco della recita, chiudo il sipario.