Natura morta con banana

17-480x428

Che poi, io, nemmeno ci volevo andare.

Perchè ci sono cose nella vita che non capirò mai. La regola del fuorigioco, le quotazioni in borsa e neanche le divisioni con la virgola.

Alla fine, invece, ci sono andata. Ad una mostra di artisti concettuali che esponevano opere concettuali elaborate attraverso mappe, manco a dirlo, concettuali.

Ecco un’altra cosa che nella vita non capirò mai, l’arte contemporanea. Quella talmente contemporanea che non hanno ancora inventato le parole giuste per descriverla. E allora si ricorre a parole vuote di senso. Parole che significano tutto e il contrario di tutto. Come sensoriale o estetica o metafisica. Oppure concettuale.

Ma che dice quello?” “Eh…e che dice? Spiega le cose che noi non potemo capi’ “. Mi sono sentita come la moglie buzzicona di Alberto Sordi in visita alla Biennale di Venezia nel film “Dove vai in vacanza?”. Un po’ disorientata, un po’ confusa e anche un po’ ignorante. E come lei, con una gran voglia di stravaccarmi su una sedia aspettando di essere scambiata per un’opera d’arte. Ecco, è così che mi sono sentita.

Ne ho viste di tutti i colori. Letteralmente. Un quadro tutto bianco con un paio di righe rosse e blu. Rappresenta la Confusione, mi hanno detto. Un dipinto totalmente nero. Raffigura la Tristezza, mi hanno spiegato. Una tela con un buco al centro. Quello squarcio improvviso riproduce l’Infinito, ha commentato qualcuno. Esprime il buio cristallizzato che è dentro di noi, ha detto, invece, qualcun altro.

Siccome volevo capirci di più, mi sono avvicinata a leggere la didascalia dell’opera. “Bloccato un soffio prima dell’astratto”, c’era scritto. Che è quasi come tarapia tapioca, una  supercazzola prematurata.

Alberi secchi appesi per aria, materiali edili ammucchiati nel centro di una stanza, scatole di scarpe vuote, preservativi usati, colori sbrodolati sul pavimento, sculture fatte con lo scotch da pacchi, disegni simili a quelli dei bambini dell’asilo. Sembravano scarabocchi. Invece sono metafore, così mi hanno detto.

E poi ho visto tante banane. Nature morte con banane morte, nature morte con banane che parevano vive, nature morte con banane morte ma quasi resuscitate.

Ho visto alcuni impegnati a leggere e studiare queste opere d’arte, altri prendere appunti oppure stare in riverente silenzio davanti alla loro banana preferita. E un po’ li ho invidiati. Perchè nei loro volti c’era lo stupore, la meraviglia, l’entusiasmo.

E invece per me una banana è solo una banana, un buco è solo un buco e una scatola di scarpe vuota è solo una scatola di scarpe vuota. Nient’altro.

Il quadro più interessante che ho visto è stato quello con la scritta Uscita.

E uscendo ho capito che l’arte contemporanea non è concettualmente brutta. E’ diversamente bella. E che anche una banana, disegnata alla mentula canis, costa un fottio.