Rosa Rosae

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C’è chi vorrebbe che da grande facesse il notaio. Chi il veterinario e chi addirittura il Papa.

Lui invece vorrebbe fare il benzinaio.

Premesso che Matteo, il mio nipotino duenne, da grande farà quello che vuole, anche io ho riposto in lui qualche speranza.

Cose piccole, ma importanti. Vorrei ad esempio che studiasse un po’ di latino. Me lo auguro. Glielo auguro. Gli basti questo, perchè da questo, forse, arriverà tutto il resto.

Perchè conoscere l’italiano è importante, l’inglese ancora di più, il dialetto siciliano non ne parliamo. Il latino  però è la lingua madre, altro che lingua morta. E’ viva e vegeta nella lingua che parliamo tutti i giorni, che dal latino deriva e al latino ancora oggi ricorre.

Per i matematici, cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia. Lo sosteneva anche mia nonna quando diceva ” Falla comu vuoi, ma sempre cucuzza è!”. In latino, lo stesso concetto, si dice mutatis mutandis. Che non è il nome di un negozio di biancheria intima e neanche l’invito a cambiarsi spesso le mutande, ma vuol dire che al di là di qualche differenza, la sostanza delle cose resta la stessa.

Ecco perchè è importante conoscere la sostanza delle cose. Perchè se conosci la sostanza delle cose, ti rendi conto che, ad esempio, chiamare un negozio di calzature “Scarpe diem” è proprio da sfigati.

Giuro, il negozio esiste davvero e lo stesso Orazio quando l’ha saputo si è rivoltato nella tomba con un triplo salto carpiato con doppio avvitamento.

Carpe diem è l’esortazione a godere del presente, a cogliere i doni del momento, a sfruttare l’attimo che, per definizione, è sfuggente. Ma se non si conosce il latino, si corre il rischio di credere che carpe diem sia il piatto di pesce del giorno e che orate fratres sia invece nel menù di domani.

Ci sono poi donne che pensano che un uomo microdotato sia solo un povero minus habens. Come spiegare loro che i minus habens sono quei cittadini che hanno o ottengono meno diritti di altri e che avere le misure XL di Rocco Siffredi non è stato ancora riconosciuto come un diritto?

Per non parlare di chi, solo perchè bravo a guidare, è convinto di essere un deus ex machina o di chi pensa che la virtù alberghi nel dito medio, visto che è il più lungo della mano e visto che in latino si dice in medio stat virtus.

Il vuoto legislativo che intercorre tra la pubblicazione di una legge e la sua effettiva entrata in vigore è di solito identificato con l’espressione latina vacatio legis. Ebbene, qualcuno lo spieghi anche al leghista Calderoli visto che, tempo fa, nel corso di una trasmissione televisiva ha candidamente esclamato: “Lo dico francamente,  anche se l’ho scritta io, questa legge è davvero una vacatio, una vera e propria vaccata!”.

Ma d’altronde, da politici che definiscono una legge porcellum, cosa ci si dovrebbe aspettare?

Sorrido ancora al ricordo della gaffe fatta da un ex assessore alla cultura. Volendo spiegare ad una platea di alunni delle scuole elementari l’etimologia dell’aggettivo “magnifiche”  e volendosi dare un tono aulico, dal palco disse: “Il termine viene dal latino magnus che vuol dire grande e da … fiche … ehm … qualcuno di voi sa cosa vuol dire fiche?”.

Homo homini lupus, ecco perchè spero di cuore che Matteo studi tanto. E che studi anche un po’ di latino. Per imparare a difendersi, per non permettere a nessuno di poterlo raggirare. Nemmeno con le parole.

Spero anche che da grande continui a fare le domande con la stessa curiosità con cui le fa oggi, che chieda sempre il perchè di ogni cosa, che impari che le risposte non si trovano, si cercano.

E se poi continuerà a chiedere le cose con gli stessi occhi e lo stesso sorriso che ha oggi, il mondo non saprà dirgli di no.

Ad maiora!