Appunti di geometria

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(Promemoria)

Esistere, forse, vuol dire rifarsi spesso daccapo.

Io, ad esempio, sono nata tonda.

Poi un giorno mi sono rotta e, con i cocci e qualche altro frammento di me, mi sono rimontata diversa.

Ora sono quadrata.

Racchiusa dentro quattro lati fatti di calce e mattoni, tirati su con fatica.

Protetta da angoli aguzzi e appuntiti come aculei di un porcospino.

Ligia ad un sacco di obblighi, di rituali, di codici, di convenevoli, di regole ed altre pastoie.

Ma quando qualcosa si rompe, rimane a pezzi comunque.

Anche se si rimette insieme con la colla riparatrice, anche se da cerchi si diventa quadrati.

E per le mie piccole fratture, il punto di rottura é sempre lì, ad un passo.

Sono giorni di rotture, appunto, questi.

Un orecchino, il telefono, la macchinetta del caffè e un po’ anche le palle.

Un su e giù di imprevisti, un viavai di minuscole seccature.

Tra una parolaccia, uno sbuffo, unghie rosicchiate e nervi aggrovigliati.

Sorretta, da una parte, dalla stampella della pazienza che tace sorniona. Dall’altra, da parole amiche che mi esortano a rompere anche gli schemi, a sovvertire le geometrie, a sabotare il quadrato.

Anche volendo, non potrei fingere di non capire.

Che l’ostinazione nell’essere me, è solo ostinazione.

E che devo rompermi un‘altra volta e tornare cerchio, con gli angoli smussati e le spigolosità arrotondate.

O farmi triangolo, con i piedi ben piantati a terra e la testa tra le nuvole.

O forse gatto, per farmi accarezzare meglio.

Oppure vento. Sì, voglio farmi leggera.

E mandare all’aria abitudini e convenzioni, lasciar correre o ignorare, abbandonare zavorre e fardelli, prendere il volo e far scivolare il peso del giudizio sulle tempie e lungo le caviglie.

Vorrei mettere a soqquadro questo confortevole quadrato ed accogliere ciò che viene per ciò che é, con gli occhi chiusi e le mani aperte.

Vorrei essere capace di vivere senza capo né coda, come un anacoluto. Senza schemi, come un cruciverba. Senza concretezza, come un quadro di Kandinsky.

Non riesco, ma vorrei.

Intanto queste cose venute a galla, come gli gnocchi nell’acqua bollente, oggi le scrivo qui.

Per ricordarmi di ricordare chi ero prima che il mondo mi cambiasse, facendomi diventare chi sono.

(Fine promemoria)