Senza sfumature

lempicka_andromeda

La cosa che sto per dire, posso dirla nell’unico modo possibile. Sottovoce, con lo sguardo basso e con il capo cosparso di cenere.

Ebbene si, io la trilogia delle sfumature l’ho letta. E non si è trattato solo di una veloce sbirciatina. Quei libri li ho proprio letti, ahimè.

E’ successo qualche anno fa, quando ne parlavano tutti. Quando se ne parlava ovunque. Volevo capire questa cosa delle sfumature ed ho capito che io sono per il bianco o per il nero. E che quella che gli altri chiamano sfumatura per me, spesso, è solo un’ombra. O un difetto della luce.

Sono libri che stanno alla letteratura erotica come il gambero surgelato sta all’aragosta. Ed io, a metà del terzo, mi sono arresa agli sbadigli e alla noia.

La storia, su per giù, è questa. C’è una ragazza giovane e inesperta, tale Anastasia Steele, che incontra un miliardario potente ed affascinante, tale Christian Grey.

C’è che lui obbliga lei a firmare un contratto e fra i due inizia una relazione ad alto tasso erotico fatta di fruste, legacci, palline vaginali e altri simpatici giochini.

Poi c’è la stanza rossa, quella delle torture, dove Anastasia e Christian copulano come conigli. Si, perchè loro copulano più volte al giorno, con cinque secondi netti di fase refrattaria fra una copula e l’altra.

Ogni tanto parlano, poi copulano. A volte mangiano, poi copulano. Talvolta lavorano, poi copulano.

Alla fine si sposano e, copulando copulando, figliano. Fine della storia.

Nulla a che vedere, ad esempio, con l’epistolario di Anaïs Nin ed Henry Miller. Dove l’eros e il thanatos si fondono con il corpo e con lo spirito. Dove ogni singola parola trasuda erotismo e sensualità.

Voglio guardarti a lungo e con ardore, toglierti gli indumenti, coccolarti, esaminarti. Ti voglio per un’intera giornata almeno. Voglio andare in giro con te, voglio possederti. Non sai quanto insaziabile io sia.” Così scriveva lui a lei.

Voglio sentire ancora il tumultuoso pulsare dentro di me, il sangue impetuoso, ardente, il lento carezzevole ritmo e l’improvvisa violenta spinta, la frenesia delle pause quando odo il suono della pioggia. Voglio fare con te cose talmente pazzesche che non so come dirle. Voglio che tu abbia da me l’esperienza di essere amato.” Così rispondeva lei a lui.

Anastasia e Christian, invece, hanno “occhi di brace“, “ginocchia tremanti“, “la voce roca e calda come cioccolato nero fuso al caramello“.

Lo stesso organo genitale femminile, ad un certo punto, viene definito “oscuro luogo inesplorato“. Ma io dico, può una scrittrice erotica chiamare la patatina “oscuro luogo inesplorato“? E dai, sù!

Poi, come se il libro sulle cinquanta sfumature di grigio non fosse già abbastanza, ecco che sta per uscire al cinema l’omonimo film.

I botteghini sono stati presi d’assalto. Da donne che, manco a dirlo, fanno l’amore una volta ogni due settimane, con il pigiamone di flanella e con la luce spenta. E da uomini che, del kamasutra, conoscono giusto la posizione del missionario.

E se, di solito, i film sono sempre più brutti dei libri, m’immagino come sarà quello sulle cinquanta nuances di antracite.

Meglio YouPorn, allora. O la camporella.

Cose nostre

AVMD1B0CA6KH4QFCADVAF5ZCAFK9RZMCAYCHD1ICAHPT975CAL67SBYCAPPSGSKCAKU6FVHCAWBDFMZCAT441KQCAH5C9KVCA7WL968CAUSK5BUCAZSH7FQCAYMYRKDCAP50B1ICAYITO18CA2ZZPSV

Film sulla mafia ne ho visti tanti. Alcuni belli, altri meno.

Alcuni mi hanno emozionato e insegnato qualcosa.

Altri mi hanno fatto incazzare. Le solite coppole, le solite lupare,  il solito baciamo le mani.

E poi c’è “La mafia uccide solo d’estate”, il film di Pif che mi ha toccato il cuore.

Contro la mafia “possiamo sempre fare qualcosa” diceva Falcone. E Pif non ne ha fatto solo un film. Ha scelto di raccontare la Storia, quella vera, quella dura, quella di Arturo, un ragazzino nato nella Sicilia degli anni ’70. Costretto a vivere fra gente insensibile ed indifferente e gente leale e generosa. Costretto ad assistere alle stragi di mafia degli anni ’90. Costretto a dubitare dello Stato e degli uomini di Stato.

Arturo ed io siamo coetanei, oltre che conterranei. In comune molte altre emozioni, sensazioni, idee. Io, nella Sicilia negli anni ’90 c’ero ed io, i fatti raccontati nel film, li ricordo. Ricordo le lacrime, il dolore, lo smarrimento. Ricordo di aver imparato a riconoscere il male dal bene. Ricordo le vittime, ad una ad una. Uomini straordinari che oggi mancano al mondo, all’Italia, alla Sicilia. A ciascuno di noi.

Il film di Pif è un piccolo capolavoro di semplicità, di sensibilità, di antiretorica. Una commedia dal sapore amaro, capace di unire ironia e commozione, di affrontare i grandi temi civili e ridicolizzare la mafia.

Durante il film si ride. Alla fine del film si piange e si applaude. E si torna a casa con la consapevolezza di quanto sia importante la memoria e la trasmissione della memoria. Per capire, per imparare, per provare a cambiare le cose. Per non dimenticare.

Il film è il regalo di Natale che ciascuno di noi dovrebbe farsi. E’ un film che tutti dovrebbero vedere, grandi, piccini, studenti, famiglie intere. E’ un importante promemoria e, per i più giovani, un prezioso insegnamento.

E’ un film che parla di cosa nostra ma, anche di cose nostre. E, per nostre, si intende di tutti.