Così va il mondo

IlGiroDelCielo-02

La politica sarebbe una bella cosa, se solo non ci fossero i politici.

Vecchi che, a ridosso delle elezioni, parlano di futuro e decidono come si dovrebbero fare le cose che si sarebbero dovute fare tanto tempo fa.

Giovani che fanno promesse che non potranno mantenere, propongono leggi che non faranno rispettare, che non hanno la minima idea del problema, ma sostengono di avere la soluzione migliore di quella degli altri e, mentre la barca affonda, parlano del colore del giubbotto di salvataggio che non è in tinta con la scialuppa.

Ma come si fa ad andare a votare se questi continuano ad aprire bocca?

Con tutta la merda da spalare che c’è in giro, si perdono intere giornate a parlare di vaccini, di razza bianca, di sacchetti biodegradabili, di scimmie clonate, di bordelli da riaprire e di famiglie tradizionali da difendere.

Che poi chissà perché quelli che vogliono difendere la famiglia tradizionale sono quelli che una famiglia non ce l’hanno o ne hanno più di una.

Che hanno ex mogli, figli nati da diversi matrimoni, amanti e concubine minorenni e che le corna le fanno tradizionalmente.

Per non parlare degli inciuci, degli intrighi, delle voltagabbanerie, delle notizie false spacciate per vere, delle idee stantie, delle dichiarazioni fuori di testa e degli slogan raccapriccianti urlati a destra, a sinistra, sopra e sotto.

La scelta dell’imbarazzo.

Tra candidati che fanno da stampella a parole prive di agganci con la realtà, politici con l’aria da impiegati del catasto che hanno fatto carriera e aspiranti politici che non riescono a decidere sulle sorti di un partito, figuriamoci quelle di un paese.

E poi, il giorno dopo, tutti a cantar vittoria. Vincitori e vinti.

Se così va il mondo, in un paio di posti cambieranno le marionette, ma non certo chi tira i fili.

Se il mondo va così, non abbiamo bisogno di elezioni. Abbiamo bisogno di un cavallo.

Datemi un cavallo e lo farò senatore.

E intanto fuori piove. Futuro governo ladro.

Le finestre rotte

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Comincio dalla fine che tanto l’inizio lo leggono tutti.

Le elezioni sono belle, giuste e forse la cosa più democratica che si sia inventata finora. Basterebbe, però, che nessuno poi le vincesse.

Perché tanto i veri perdenti siamo sempre noi.

Loro hanno il banco e il banco vince sempre.

A destra, a sinistra, al centro, di sopra, di sotto.

Io, alla storia della democrazia, ci avevo pure creduto. I libri del liceo me l’avevano raccontata così bene che ci avevo creduto.

Atene e quella democrazia così bella, diretta, dove tutti andavano all’Assemblea e votavano e prendevano la parola e proponevano nuove leggi e modificavano leggi esistenti per il bene comune.

Dove le decisioni venivano prese collettivamente e venivano garantiti i diritti di tutti, ricchi e miserabili, che avevano a disposizione ciascuno una testa e un voto.

Ieri Pericle, oggi Trump.

Ieri il Partenone, oggi la Casa Bianca.

Che, da oggi, è una casa tinteggiata di bianco e con le finestre rotte.

Quella delle finestre rotte è una teoria sociologica che spiega molte cose.

Se una finestra è rotta e nessuno la ripara, chi ci passa davanti può arrivare a pensare che siccome da quelle parti non ci sono regole di buonsenso nè senso civico, allora, forse, si possono spaccare i vetri di tutte le altre finestre e entrare nel palazzo e occuparlo, oppure dargli fuoco. Tanto non si verrà né giudicati, né puniti.

Così poi quel pensiero si moltiplica, si amplifica, si emula qua e là.

E il vento intriso di paura, razzismo, ignoranza, arroganza che soffia dalle finestre rotte si diffonde in giro, qua e là.

Stavolta, però, è come se l’aria fosse viziata fin dall’inizio e le frasi fossero vuote e senza senso e la politica fosse solo la stampella per parole prive di agganci con la realtà.

Anche le argomentazioni, da una parte e dall’altra, erano solo una caterva di stronzate da cui non si poteva trarre nulla, da cui non poteva nascere niente di buono.

Che poi, in fondo, la politica è una roba molto complicata che si basa su una domanda molto semplice: è giusto o no?

Se, invece, ci si chiede “per chi?” allora non si sta facendo politica. Solo personalissimi, fottutissimi interessi.

Anche da noi c’è qualche finestra rotta da cui tira una brutta aria.

Ed io, oggi, mi sono guardata intorno e mi sono chiesta che faccia abbia il giusto equilibrio. Ammesso che abbia una faccia.

Ma ho visto le solite facce di bronzo e altri volti un po’ spaesati.

Qualcuno mi ha chiesto: “E adesso, cosa succederà?”

“E che cazzo ne so”,  ho risposto io.

Però una cosa la so: le elezioni sono belle, giuste e democratiche. Basterebbe che nessuno poi le vincesse.

Perché se continua così, per questioni di competenza territoriale, le prossime si terranno su Youporn.