Cum grano salis

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Poi, con calma, vorrei che qualcuno mi spiegasse il senso.

Di pubblicare, ad oltranza, video di uomini decapitati. Come se quei video potessero aggiungere qualcosa in più ad una storia, già di per sè, agghiacciante.

Di postare, su facebook, foto di un ragazzo morto ammazzato. Come se il primo piano del foro del proiettile o il pallore della morte servissero a far cessare il dolore.

Di diffondere immagini di una donna, nuda e legata, che ha appena subito uno stupro di gruppo. Come se quelle immagini non equivalessero a violentarla per la seconda volta.

Di divulgare foto di bambini con gli arti mozzati o dilaniati dalla guerra. Come se combattere una guerra non fosse, a priori, una terribile sconfitta.

Vorrei che qualcuno, con calma, mi spiegasse perchè, per gonfiare l’onda emotiva, si deve, ogni volta, far leva sul sensazionalismo.

Perchè capita poi che, nella confusione delle emozioni, si perdano di vista le coordinate del buonsenso.

E che si smarrisca il senso della misura.

E che si vada talmente oltre il senso comune da non riuscire più a tornare indietro.

Quando capita, io trasecolo. E resto attonita. E me ne sto lì, con le ciglia aggrottate e il magone in gola.

Di tutti i sensi, il buonsenso, è quello che, ad alcuni, funziona peggio.

Perchè si può raccontare una storia anche senza aggiungere, a latere, immagini che sanno di morte.

Perchè si può soffrire anche senza pubblicare, a tutta pagina, la foto di chi è sul letto di un obitorio.

Che di tutte le cose solo l’amore non può essere affrontato con la ragione o con il buonsenso.

Per tutto il resto ci vuole discernimento. E l’aggiunta di un pizzico di sale.

In fondo, è sempre una questione di cum grano salis. Perchè chi ha un minimo di buonsenso, il mondo lo misura così, con il senso del pudore.

Buonsenso a tutti, in tutti i sensi.