Scritto di corsa (seconda parte)

319

Con gli occhi accarezzo e fermo, raccolgo e imprigiono.

Ma non trovo il bello ovunque. E’ questo il brutto.

La bruttezza sorge tra le pieghe di una mattina incupita, rimuginando su pezzi di tempo e pezzi di me, su ventuno grammi di pratica e una tonnellata di teoria, su battaglie perse in partenza, trame spezzate, fili rotti, persone sbagliate, sciatterie che deturpano lo sguardo, colline sventrate da autostrade, grattacieli accanto a chiese barocche, le vele di Scampia, i capelli di Trump, il groppo in gola, la grossolana superficialità, la sterile ottusità, il buco della serratura, la musica cafona, la canzone del Pulcino Pio, gli zirconi spacciati per brillanti, le borse taroccate, i libri commerciali, la trilogia delle sfumature, la paura della paura, la mancanza d’aria, le assenze, le presenze che si fanno invadenza, il leccaculismo che si fa zerbinaggio, le parole che si scagliano violente come proiettili, i giochini che deformano il vero, i giochi che in troppi giocano, i topi, i brutti anatroccoli che diventano belle oche, la coda di certi risibili pavoni, i tatuaggi con errori ortografici, le luci fulminate dell’albero di Natale, le giornate nere, i musi lunghi, i desideri bruciati, i sogni chiusi a chiave ma mai scordati, i morsi della fame, i rimorsi della coscienza, l’ennesima volta, il niente di nuovo, le bomboniere pacchiane, la tv spazzatura, i programmi della D’Urso, le marchette di Vespa, le bestemmie, il branco, i rivoluzionari da divano, i leoni da tastiera, gli uomini che ammazzano le donne, le case senza libri, le persone senza personalità, il tiramisù senza mascarpone, il latte versato, negarsi o negare, regalarsi e poi rivolersi indietro, la vita in cocci, gli incubi, l’indifferenza, i macigni che inchiodano, i pregiudizi che abissano, un brutto carattere o il poco cervello o la somma delle due cose, il tempo passato ad aspettare che succeda qualcosa che non succede mai, le parole del prima farcite di nauseabonde promesse, le parole del dopo grondanti di retorica petulante, le persone che sono veramente delle brutte persone e un inventario di cose brutte scritto di corsa.

Ma c’è dell’altro, oltre al quotidiano che accumula e vomita brutture a bizzeffe.

Sta lì, tra certe ombre, per sanare certe anime.

E la mia ha come l’impressione di potercela fare.