A proposito di gentilezza

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Strano mondo, il nostro.

Siamo talmente disabituati alla gentilezza che, per celebrarla, ci siamo inventati una giornata mondiale. All’uopo.

E la giornata mondiale della gentilezza è oggi. Solo oggi, chè domani sarà la giornata mondiale di qualcos’altro.

Già. Come se si dovesse essere gentili solo un giorno all’anno. E si potesse, quindi, essere cafoni nei restanti trecentosessantaquattro.

Il gesto occasionale fatto a mo’ di autogratificazione. Come se fosse questa la gentilezza.

E non è nemmeno quando un uomo apre la portiera della macchina ad una donna. Quello, se succede, è solo perchè una delle due è nuova.

Grazie, prego.

Scusi, ma si figuri.

Ha bisogno? Non si preoccupi.

Disturbo? No, si accomodi.

Un gesto gentile ne vuole sempre un altro.

E gentili si nasce. Oppure ci si diventa, con l’esercizio della virtù e con l’elevatezza dei sentimenti.

Si declina in tante maniere, la gentilezza.

E’ la capacità di mettersi nei panni degli altri, di ascoltare e accogliere le fragilità altrui. E’ generosità, altruismo, solidarietà. E’ amorevolezza, rispetto, garbo.

E’ un balsamo che ammorbidisce le asprezze e le volgarità della vita quotidiana.

E siccome è una qualità morale che coinvolge tutte le relazioni umane, va coltivata e affinata quotidianamente. Non una volta l’anno, il 13 novembre.

Appare più una virtù da santi che da gente comune. Ed appare così anacronistica, oggi, la gentilezza.

Eppure qualcuno in giro che prova ad essere gentile lo incontro, ogni tanto.

Solo che, davanti ad una gentilezza inaspettata o ad un gesto di cortesia disinteressato, rimango spesso disarmata.

Così finisce che scambio la gentilezza per qualcos’altro. E mi chiedo, insomma, dove sia la fregatura.

Peccato, perchè nulla seduce più di un gesto cortese buttato lì, quasi per caso.

Siamo gentili, dunque. Almeno oggi.

Chè domani si celebra altro.

Domani sarà la giornata mondiale della scoperta dell’acqua calda.