Uno, nessuno, centomila

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Capita che leggi un libro e ci trovi dentro parole che, come badili, ti scavano incessantemente nell’anima.

Poi, di tanto in tanto, quelle parole tornano a trovarti. “Dove vanno le anatre, d’inverno, quando il lago gela?”, chiedeva il giovane Holden.

Succede che ascolti una canzone e ti accorgi che certi versi ti rimangono lì, in un cassetto del cuore.

Poi, di tanto in tanto, quei versi ti vengono a cercare. “Se non son gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”, cantava De Andrè.

Accade che incroci uno sguardo e senti che certi occhi sono come pugni nello stomaco.

Poi, di tanto in tanto, in quegli occhi ci anneghi. “Chissà come ci sono finiti, lì”, riflettevo oggi fra me e me.

Ecco, oggi è andata così.

Sono annegata negli occhi spenti e rassegnati di un senzatetto e, per un attimo, ho rivisto le anatre di Holden e i gigli di De Andrè.

Era uno. Era nessuno. Sono, forse, centomila.

Un’umanità fatta di silenziosa disperazione e di dignitosa miseria. Volti che raccontano mancanze, delusioni, perdite, indifferenza. Corpi che frugano nei bidoni della spazzatura e camminano su strade dove non cresce più nemmeno l’erba.

Perdenti che non si sono dati per vinti. Invisibili perchè, forse, troppo visibili.

Al riparo, dentro un portone. Al freddo, sugli scalini di una stazione. A terra, sotto una coperta fatta di cartoni. “Dove vanno le anatre, d’inverno, quando il lago gela?”.

Infagottati in abiti logori. Barba incolta e occhi senza luce. “Se non son gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”.

Vite in panchina. Per scelta. Per costrizione. Per necessità. “Chissà come ci sono finiti, lì”.

Dio mio come ci siamo ridotti.

A guardarci l’ombelico mentre il prossimo, che è più prossimo di quello che pensiamo, se ne sta lì. Con addosso paure e sconfitte quasi fossero medaglie.

A multare un clochard perchè utilizza un marciapiede per giaciglio e un cartone per coperta. A dargli l’elemosina perchè, tutta quella miseria, ci procura disagio. A picchiarlo per rubargli, poi, quei pochi spiccioli.

A scacciare il grido di solitudine che proviene, muto, da chi è senza tetto, senza affetti, senza diritti.

A questo ci siamo ridotti.

A umiliare la dignità. Se gli si toglie pure quella, cos’altro resta ad un uomo?