Mal di pietre

chakra-body-overview-at-vickereyHo due notizie. Quella cattiva è che il mio swadhisthana chakra è parecchio sporco. La notizia buona è che lo swadhisthana chakra si può pulire.

Me lo ha detto la mia insegnante di yoga: “Il tuo problema è che trattieni tutto, trattieni troppo. E spesso ti trattieni”.

In un primo momento ho pensato si riferisse a quelle vecchie cianfrusaglie che custodisco gelosamente e da cui faccio fatica a separarmi. Invece no, la mia insegnante di yoga parlava dei reni. Dei miei reni.

Lo swadhisthana chakra è un centro energetico localizzato nel basso ventre e corrispondente, dal punto di vista fisico, ai reni appunto. E siccome, in questo momento il mio chakra pare sia particolarmente sporco, chiuso e squilibrato, di conseguenza anche i miei reni sono parecchio sudici.

Avete presente i filtri della lavatrice quando sono sporchi, consumati dal calcare e ostruiti da qualche calzino misteriosamente sparito nel nulla? O il colino che di solito si usa per filtrare le tisane e che trattiene, tra le sue fitte maglie, le foglie di risulta?

Ecco, i miei reni sono così, come i filtri sporchi della lavatrice, come le maglie di un colino. E pare che la colpa sia tutta dello swadhisthana.

Questa storia dei chakra, naturalmente, non l’ho inventata io, ma mi ha sempre affascinato e incuriosito.

Quelli principali sono sette, come le note musicali, i peccati capitali, i colli di Roma, i nani e le meraviglie del mondo.

Sono centri in cui convoglia l’energia, punti di raccordo fra mente e corpo e sono disposti in senso verticale più o meno al centro dell’organismo, partendo dalla base della spina dorsale sino alla sommità della testa. Lo swadhisthana è il secondo chakra, partendo dal basso.

Tensioni, arrabbiature, pensieri negativi, paure, emozioni represse. Scorie che negli anni hanno affievolito l’attività energetica del mio chakra e di conseguenza hanno ridotto le funzioni depurative dei miei reni.

Che così sono diventati un opificio di pietre dure. Pietre poco preziose, ma parecchio dolorose, cristalli salini che invece di circolare liberamente nell’organismo quando transitano nei miei reni  diventano blocchi di granito.

Chi si lamenta di soffrire per amore si vede che non ha mai sofferto di coliche renali! Io si e se ci ripenso mi sembra di sentire ancora quella fitta al fianco destro, così acuta da togliere il fiato.

E siccome non voglio che mi ricapiti più (mai più!), oltre a bere tanta acqua e fare tanta pipì ho deciso di risolvere il problema alla radice.

E’ arrivato il momento di ripulire lo swadhisthana chakra, di decongestionarlo da tutte le scorie accumulate negli anni. Dunque, via le vecchie zavorre, addio sensi di colpa, basta rimuginare sugli errori del passato. E basta mal di pietre.

Perchè, a volte, eliminare gli orpelli e concentrarsi sulle cose essenziali è un po’ come versare l’idraulico liquido in uno scarico intasato. Il sollievo è immediato e gli effetti duraturi.

Anche un piccolo sassolino può fare la differenza.  Anche una pietra renale si può trasformare in pietra filosofale.

Alchimista, ecco cosa vorrei diventare.