Il capro espiatorio

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E poi, all’improvviso, nell’appartamento accanto iniziano a litigare.

Lei, con la solita foga incazzata, chiede a lui lumi su qualcosa.

Lui, con il solito tono infastidito, risponde di voler essere lasciato in pace perchè non ne può più.

Ancora qualche minuto e il vaso traboccherà. Succede sempre così quando è troppo pieno.

Gli altri vicini di casa, nel frattempo, sono andati a prepararsi. Vogliono farsi trovare pronti quando arriveranno i giornalisti di Studio Aperto.

Si sa, i vicini sono sempre i primi ad essere intervistati. Domande surreali, di solito. Kafkiane. Risposte assurde, il più delle volte. Pennacchiane.

Questa cosa di intervistare i vicini di casa. Di farsi raccontare le vite degli altri. Di voler sapere cosa accade nelle case degli altri, nei matrimoni degli altri. Ecco, questa cosa io non la capirò mai.

E non capirò mai questa urgenza collettiva di creare un capro espiatorio. “Pianga Malaussène, pianga in modo convincente. Sia un buon capro”.  Il pianto del capro di Pennac diventa, per tanti, una necessità. All’occorrenza, una soluzione.

Perchè fa sempre comodo avere un buon capro espiatorio a portata di mano, un mostro da sbattere in prima pagina, un nemico da sacrificare senza scrupoli.

Ecco allora, dal nulla, una marea di voci, di illazioni, di pettegolezzi. Vicini di casa che iniziano a raccontare dettagli al limite della decenza. Giornalisti che cominciano a guardare le vite altrui dal buco della serratura. Trasmissioni televisive che diventano processi fai da te. E, in nome del diritto di cronaca, tutto si trasforma in morbosità, sciacallaggio, gogna mediatica.

Io, purtoppo, sto qua. E invece vorrei vivere in un paese serio, fatto di gente seria e di professionisti che fanno seriamente il proprio lavoro.

Invece sto qua, dove ogni dramma reale viene spettacolarizzato. Dove l’insano voyeurismo prevale sul comune senso del pudore. Dove l’informazione sfacciatamente urlata finisce per negare ogni forma di rispetto. Dove, alla fine, si diventa colpevoli anche senza prove e al di qua di ogni ragionevole dubbio.

Nell’appartamento vicino, intanto, i due continuano a litigare.

Ai giornalisti di Studio Aperto i miei vicini risponderanno come rispondono, di solito, tutti i vicini di casa: “Sembravano tanto delle brave persone.  Salutavano sempre”.

E’ dal sospetto che nasce il capro espiatorio. E un capro espiatorio deve pur esserci.

“Aronne poserà ambedue le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli di Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto.

E quel capro porterà su di sè tutte le loro iniquità in terra solitaria e sarà lasciato andare nel deserto“. Levitico XVI, 21-22.