Sotto l’albero

Tra

un po’

tutto si ferma,

come una frenata

dopo una corsa veloce.

Lascio la mia casa per tornare

a casa mia, perché Natale è Natale

ovunque, ma in famiglia lo è un po’ di più.

Il crepitio del camino, l’odore dei mandarini, gli

occhi dei bambini che sanno qualcosa che i grandi hanno

dimenticato e poi chiacchiere, racconti, auguri, nuovi propositi

e vecchi ricordi impastati di burro, mandorle, noci e volti di chi non c’è più.

Le cose irrisolte avranno anche quest’anno il sapore di un viaggio ancora da fare

e le cose risolte quelle di una carezza affettuosa, che asciuga la fronte. Sotto l’albero

vorrei trovare i soliti dubbi e qualche certezza, ma non molte, tanto per iniziare il nuovo

anno con qualcosa in tasca. Come dice Rodari, non ho che affetto, parole e auguri da regalare

perciò,

a chi passa da qui Buone Feste, di cuore.

Anche a te e famiglia

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Non manca molto, ma nemmeno tanto poco a: “Anche a te e famiglia”.

Quest’anno è passato, in un modo o nell’altro.

Alcune cose sono andate per il verso giusto, altre hanno preso una piega sbagliata.

Ma io ho cercato di non arrabbiarmi, ho sorriso un po’ di più ed ho pensato un po’ di meno.

Ho cercato anche di non aver bisogno di nessuno, non riuscendoci.

Poi ho cercato di aver bisogno di qualcuno, non riuscendoci di nuovo.

Insomma, se dovessi raccontarlo, direi che è stato un anno lento e pesante.

Nonostante tutto, ho tenuto botta.

Perché il vantaggio di vivere un tempo sospeso è che lo si può usare come altalena.

Ed io, dondolandomi, ho trattenuto il buono e lasciato scivolare via tutto ciò che non valeva la pena trattenere.

Tre cose che salvo?

Le parole di una persona che per me conta molto, le risate di un bambino che mi chiama zia, le 6.823 pagine che ho letto.

Ma questo non è tempo di bilanci, piuttosto di bilance.

Io, come sempre, cercherò di non deludere la mia.

Passerò il Natale al sud, tra profumo di mandarini, vecchi ricordi, nuovi propositi e parole scambiate senza fretta.

Poi aspetterò la fine dell’anno al nord, fra laghi, montagne e neve che ovatta, in un paesino che pare uscito da un presepe.

Al rintocco di una mezzanotte uguale a tutte le altre, mi aggrapperò alla superstizione del calendario, sperando che il giro di boa coincida con la data che cambia e che ci sia davvero un nuovo inizio.

Con un sorriso e un calice alzato verso il cielo, brinderò a me, saluterò l’anno nuovo e mi accerterò che quello vecchio sia proprio finito.

Per il resto, come dice Rodari, anche il 2017 sarà come gli uomini lo faranno.

A me basterebbe non essere leggera, ma sembrarlo.

(Si accettano suggerimenti, tanto poi farò come mi pare.)

Intanto, a chi passa di qui, auguri di buone feste.

Duemilaquindici

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La voce, si sa, smaschera le intenzioni, tradisce le emozioni, rivela i desideri.

E fra poche ore, al rintocco della mezzanotte, la voce del capodanno rivelerà, ad ognuno, come sarà il nuovo anno.

Si racconta infatti che, nell’atto di venire al mondo, l’anno nuovo emetta una voce e che quella voce sveli ciò che ha in serbo il futuro.

A mezzanotte in punto, però, fra feste e baldorie, echi di risate, schiocchi di baci e scambi di auguri, nessuno riesce mai ad udire quella voce misteriosa.

E così, nessuno riesce mai a sapere, in anticipo, come sarà l’anno che verrà.

Questo racconto di Dino Buzzati, che avevo letto tanto tempo fa, mi è tornato in mente solo ora. Insieme a mille altri ricordi e alla speranza che, al rintocco di una mezzanotte uguale a tutte le altre, ci sia davvero un nuovo inizio.

Non so come sarà l’anno che sta per arrivare.

So però come è stato quello che sta per finire. Pieno di contrattempi, di contraccolpi, di colpi incassati ma parati col sorriso. O con una smorfia scambiata per sorriso.

Un anno di occasioni che mi sono scivolate addosso, di persone scivolate via, di tante domande e di poche risposte.

Un anno in cui mi sono stupita, interessata, ispirata, emozionata. In cui ho imparato che i ricordi sono belli ma, quando diventano ingombranti, è meglio darci un taglio. Che ci sono sogni così importanti che non meritano di stare chiusi in un cassetto. Che è bello pianificare e progettare ma è ancora più bello sorprendersi per qualcosa di inaspettato. E che tutto quello che si mette in circolo torna indietro. Da qualche parte, prima o poi.

Fra i buoni propositi del prossimo anno c’è quello di non avere nuovi propositi, ma di provare a mettere fine a vecchi comportamenti.

Chè di errori ne ho fatti tanti e sono le strade già percorse quelle in cui casco più facilmente. Però, se mi guardo indietro e mi tornano in mente gli sbagli fatti, non mi pento di nessuno di essi.

Spero che continui così anche nel prossimo anno. E sarà questo l’augurio che farò a me stessa, allo scoccare della mezzanotte.

Con un sorriso e il calice alzato verso il cielo, brinderò per salutare il nuovo anno e per archiviare quello vecchio.

Poi chiuderò gli occhi, sperando di sentire, in lontananza, la voce del capodanno che mi dirà che questo sarà davvero un buon anno. Da vivere attimo per attimo, collezionando momenti.

Perchè gli anni saranno pure lunghi e faticosi ma è una volta passati che diventano interessanti.

E allora, a chi passa da qui, buon duemilaquindici!

Duemila14

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Augurarsi ed augurare che il nuovo anno sia migliore del precedente è consuetudine antica. Una formula di rito, un cerimoniale scaramantico.

Non vi piacerebbe che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?” chiedeva il passeggere di Giacomo Leopardi al venditore di almanacchi. “Signor no, non mi piacerebbe“.

No, non piacerebbe neanche a me. Ciò che è stato è ormai archiviato, ciò che sarà, sarà comunque un’opportunità. Da vivere, attimo per attimo. Collezionando momenti. Sfogliando almanacchi.

E così, fra ricordi e sogni, mi ritrovo, a meno di quarantotto ore dalla fine dell’anno, a fare il consueto elenco di buoni propositi per l’anno che verrà.

Il Duemila13, nelle mie intenzioni, doveva essere l’anno della qualità. E così è stato. Ho sfrondato cose, sfoltito rapporti, limato persone. Ho inseguito obiettivi, ho conosciuto nuova gente, ho creato PindaricaMente. Ho imparato a dire di no, ho parlato di meno e letto di più.

Il mio proposito per il Duemila14 è quello di fare cose mai fatte prima. Oppure di non fare sempre le stesse cose.

Che sia, per tutti, l’inizio di un nuovo inizio.

Io brindo a me. E al mio almanacco nuovo. Buon Duemila14!