Sulla via di Damasco

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Non sempre bisogna rinsavire per ricredersi e cambiare idea. A volte basta solo essere folgorati da qualcosa o da qualcuno.

Come Paolo sulla via di Damasco.

Così mi capita spesso di cambiare idea su cose, persone, gusti, sentimenti, abitudini. Fatico ad essere coerente. E poi la coerenza, a volte, è segno di stupidità.

Dopo anni di o tutto bianco o tutto nero ho scoperto la bellezza e l’importanza delle sfumature. E quando mi capita di cambiare idea lo faccio senza rimorsi.

Ho cambiato idea sull’amicizia. Non è vero che è un dono, è una conquista. E’ qualcosa da coltivare tutti i giorni. E non è vero che le amicizie più vere e autentiche sono quelle di una vita, ho trovato il seme dell’amicizia in persone conosciute da poco. Non è vero che l’amicizia è esserci, l’amicizia è partecipazione, mettere in comune. Fidarsi ed affidarsi.

Ho cambiato idea su Twitter. Da sempre scettica e refrattaria all’uso dei social network ho capito che mi stavo precludendo un mondo. Un mondo fatto di condivisione, di comunicazione, di conoscenza, un mondo virtuale popolato da gente reale e, nella maggior parte dei casi, interessante. Un luogo dove, se vissuto in maniera consapevole, è possibile imparare qualcosa, ogni giorno.

Ho cambiato idea sulle stagioni. Delle quattro, un tempo amavo l’estate. Ora è la primavera la mia preferita. Sarà per l’aria ricca di profumi, per l’esplosione di colori, per le giornate che si allungano. La primavera è il preludio a quello che verrà, il risveglio dopo un lungo torpore. Ci si libera dai vestiti pesanti, i germogli diventano frutti, soffiano i venti di cambiamento. Ogni cosa in primavera appare più bella.

Ho cambiato idea sul Papa. E non parlo di Francesco, per il quale ho provato un amore incondizionato sin dal primo istante. Mi riferisco a Benedetto XVI che, al contrario, non ha mai suscitato in me grandi simpatie. L’ho vissuto come un Papa poco carismatico, incapace di comunicare e di farsi amare, troppo teologo, spesso severo. Ho cambiato idea su di lui lo stesso giorno in cui si è dimesso. Un gesto così eclatante, coraggioso e rivoluzionario mi ha permesso di guardarlo con occhi nuovi. E di stimarlo, di rispettarlo e, soprattutto, di non giudicarlo. Ho scorto in lui tutta la fragilità dell’uomo, il riconoscimento onesto di inadaguatezza, la necessità di uscire di scena per dare spazio al rinnovamento di una Chiesa sempre più simile a una scialuppa che imbarca acqua da tutte le parti.

Recentemente, ho cambiato idea su Obama. Mi ha profondamente deluso scoprire che non è l’uomo illuminato che pensavo che fosse, il punto di rottura con un passato di guerrafondai, il nuovo che avanza. Mi sono chiesta come può un Nobel per la pace pensare di fare una guerra.

Una volta in Siria, sulla via di Damasco, si veniva fulminati e, cadendo da cavallo, si cambiava idea. Ora, su quella stessa via si viene bombardati.

P.S. Solo su due tre cose non ho ancora cambiato idea: sull’importanza della lettura, sull’inutilità del ponte sullo stretto, sul diffidare di chi non cambia mai idea.

Perchè “niente è più pericoloso di un’idea, quando questa idea è l’unica che si ha” (Emile Chartier)