Storie di treni e di binari morti

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Sono tre le cose certe della vita. La morte, le tasse e i treni in ritardo.

Persino il treno famoso, quello che passa una sola volta nella vita, non è mai puntuale.

Il mio, ad esempio, l’ho aspettato per giorni e giorni. Forse per anni. Seduta su una panchina della stazione ho atteso il suo arrivo. Invano, visto che non è mai accaduto nulla. Proprio nulla.

In quel crocevia di vite ho visto treni presi in faccia, coincidenze saltate, valigie smarrite. Ho visto treni deragliare alla prima curva ed altri arrivare sul binario sbagliato. Ho visto rotaie arrugginire e binari morti puzzare di piscio.

Ho pure avuto il sospetto che, l’attesa del treno, fosse essa stessa il treno.

Invece no, quando passare lo decide lui. Solo lui.

La data, l’ora, il minuto, l’istante.

E non c’è una ragione. Non si sa perchè proprio in quel momento lì. Non si capisce. E’ una di quelle cose che è meglio non pensarci sennò si diventa matti.

Una mattina, insomma, alzi lo sguardo, vedi un treno e pensi che devi salirci. Per forza. Perchè quello è il treno. Proprio lui, quello che passa una volta sola.

Così stavolta ci sono salita. Mi sono pure scelta il posto lato finestrino. Per godermi meglio il panorama. Per poter salutare, in ogni stazione, tutti coloro per i quali il treno perso sono stata io.

E poi, durante il viaggio ho capito.

Ho capito che il tratto di strada che mi ha portata fin lì andava comunque percorso a piedi.

Ho capito che qualsiasi binario, alla fine, è sempre un binario morto. Perchè è il treno che ci passa sopra che lo rende vivo per un attimo.

Ed ho capito che solo i treni giornalieri si aspettano. Quello che passa una volta sola no. A quello che passa una volta sola ci si va incontro.