Fuori stagione

Listener2
Vento di mare. Che riempie i polmoni, svuota la testa e lava i pensieri.

Mancano venti gradi per chiamarla estate. Mancano i piedi nudi sulla sabbia, il suono della risacca, i vestiti leggeri, le zanzare e i gelati che si sciolgono al sole.

Manca il caldo, a stemperare la pelle e l’umore.

In tv il colonnello del meteo non sa più che dire. E’ impacciato, imbarazzato, confuso. Ha capito che non c’é da fidarsi di nessuno. Nemmeno delle stagioni.

É una primavera che sa di autunno, questa.

Guardo l’armadio. Trabocca di nero e di grigio. E di cose inutili. Che non ho mai messo, che mai metterò. Che riempiono ogni angolo, ogni cassetto.

Perchè io non sopporto gli spazi vuoti. Perchè io ho bisogno delle cose di cui non ho bisogno.

Perché io sono fatta così. E le cose vecchie non so buttarle, mi piace guardarle, sapere che ci sono. Legarle ad un ricordo, ad una sensazione.

In quell’armadio rigurgitante vestiti ci sono pezzi di me. In quegli indumenti ci sono vissuta dentro.

Provo, riprovo, osservo, valuto. E penso. Che prima o poi dimagrirò. Che magari un giorno tornerà di moda. Che non lo butto perchè l’ho pagato un sacco di soldi. Che non mi ricordo più perchè l’ho tenuto per dieci anni, ma un motivo ci sarà.

Così, infilo di nuovo tutto dentro l’armadio. E penso. Che non ho niente da mettermi.

Forse dovrei uscire.

E comprare dei vestiti dai colori pastello.

E fare il cambio di stagione, di armadio, di umore.

E cambiare pelle, fare la muta come i serpenti.

Forse dovrei uscire.

E aspettare che, dalle nuvole incazzate, spunti fuori il sole.

E cercare una spiaggia, una di quelle senza ombrelloni e sdraio, con gli asciugamani sulla sabbia.

E stare lì, con un libro, la macchina fotografica e un po’ di musica.

E osservare il vento, le onde, le dune increspate, le conchiglie e gli ossi di seppia.

E sciogliere i pensieri in mare, guardare la risacca riportarli a riva e farci dei castelli di sabbia.

E aspettare che la pelle diventi scura e il sorriso bianchissimo.

Forse dovrei uscire.

E comprare qualche sacchettino profumato.

Non ho niente da mettermi, ma almeno avró gli scheletri nell’armadio che profumano di lavanda.

Repulisti di scheletri nell’armadio

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Scena: camera da letto di casa mia. L’armadio è aperto.

Personaggi: Io.

Quando l’ho accumulata tutta ‘sta roba, mi chiedo? Non me lo ricordo più. Un po’ alla volta, credo. Più che un armadio sembra una soffitta, un limbo, un girone dantesco.

Cinquantasei. Le ho contate. Ho cinquantasei borse e stamattina, quando ho aperto l’armadio, mi sono improvvisamente franate addosso come una slavina. E il 56, nella smorfia napoletana, si sa, è  proprio ‘a caruta, la caduta.

Perchè sono fatta così io, che le cose non so mai buttarle. Le accumulo. Per inerzia, per pigrizia, per ricordo.

Mi fregano, le borse, perchè per me non sono mai solo oggetti, non sono mai solo accessori. Sono un’appendice.

Mi piacciono quelle grandi, quelle senza fondo, quelle dove non si trova mai ciò che si cerca. Mi piace riceverle in regalo. E mi piace regalarmele. Seguirle per mesi nelle vetrine dei negozi e poi finalmente averle lì, nel mio armadio, dove le posso vedere ogni giorno.

Mi piacciono le borse perchè le borse sono un po’ come le persone.

Ci sono quelle che fanno ormai parte della mia vita, che sono rimaste costanti nel tempo, che sono sopravvissute alle mode del momento. Ci sono quelle durate solo qualche stagione e che poi sono diventate inutili, poco funzionali o forse anche brutte, quelle da cui però ho sempre fatto fatica a separarmi. E poi ci sono quelle diventate, ormai, prive di senso, quelle che occupano solo posto e spazio, quelle che non metterò più ma che non ho mai avuto il coraggio di buttare.

Ma se le borse sono un po’ come le persone, viene il tempo in cui le borse o le persone le dobbiamo lasciare andare. Per fare spazio ad altre borse, per lasciare posto ad altre persone. Sennò quando arriva qualcosa di nuovo o di bello c’è il rischio che non si sappia dove metterlo o che si perda nel caos.

Così stamattina ho deciso di fare spazio, di svuotare l’armadio, di buttare le borse che non mi servono più. Di lasciarle fuori dalla porta, nel mondo, a disposizione di qualcun altro che se le voglia prendere. E di tenere solo quelle che mi piacciono davvero, quelle con cui ci siamo reciprocamente scelte.

O la borsa o la vita. Io le voglio entrambe.

E visto che fra pochi giorni è il mio compleanno, facciamo così. Alla mia vita ci penso io, la Birkin di Hermès, invece, regalatemela voi.