Venticinquemilacinquecentocinquanta giorni

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E poi arrivano i ricordi. Chiudi gli occhi e li senti, dentro al cuore. Che quello è proprio un bel posto per tenerci i ricordi.

Ricordo che, quando ero piccola, lei mi faceva le scarpe da notte ai ferri. Ogni inverno, un paio di babbucce colorate di lana calda e morbida.

Ogni domenica, lui tirava fuori dalla tasca del vestito buono le mentine, quelle nella scatola di latta. Per viziarmi bastava quel gesto, silenzioso e complice.

Lei ora ha 90 anni e l’Alzheimer le ha sbiadito ogni ricordo.

Lui, di anni, ne ha 92 e non ha mai smesso di riempire i vuoti di memoria di lei.

I mie nonni, fra pochi giorni, festeggeranno 70 anni di matrimonio.

Una vita intera trascorsa insieme. Dal primo anniversario, quello delle nozze di carta, fino al settantesimo, le nozze di titanio.

Perchè da un sentimento delicato e fragile come un foglio di carta il loro legame, giorno dopo giorno e anno dopo anno, si è rafforzato sempre di più fino a diventare indissolubile e solido. Come il titanio. Forte e straordinario. Come i Titani.

Un’unione rara e delicata, la loro. Fatta di sentimenti che leniscono assenze, di affetti che alleviano dolori, di emozioni che colmano distanze.

Settanta anni di matrimonio sono 25.550 giorni.

Settanta anni di matrimonio sono un inno alla costanza, al sacrificio e all’amore vero. Tanto vero oggi quanto lo era settanta anni fa.

Li osservo con gratitudine e mi commuovo.

Li guardo e capisco che il senso della vita, forse, è tutto lì, celato nella semplicità dei loro gesti, nella dolcezza delle loro carezze e in quel bacio che si scambiano, ogni sera, prima di andare a dormire.

Sguardi che parlano di vita vissuta, rughe attorno agli occhi che raccontano di loro.

E credo non ci siano libri più belli degli occhi dei miei nonni.

Venticinquemilacinquecentocinquanta sono le pagine che hanno scritto insieme, fino ad ora.

E domani? Domani chissà.