Fratria

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Si racconta che due siciliani arrestati in terra straniera, vennero messi in celle separate affinchè non potessero tra di loro comunicare e concordare un piano  di difesa comune. Portati il giorno dopo davanti al re per essere giudicati, i due trovarono il modo per scambiarsi una rapida occhiata, una veloce taliàta. Che venne però intercettata dal primo ministro, anche lui siciliano, che gridò: ” E’ tutto inutile, Maestà, parlarono!”

Parlarsi con gli occhi. Fra siciliani, niente è più eloquente di uno sguardo.

Lo spiega bene Camilleri: “L’amicizia siciliana, quella vera si basa sul non detto, sull’intuito: uno ad un amico non ha bisogno di domandare, è l’altro che autonomamente capisce e agisce di consequenzia“. E ancora: ” L’amicizia siciliana è un’arte difficile e forse bisognerebbe chiamarla con un nome diverso, fratrìa, fratellanza, consanguineità d’elezione. Fra due amici siciliani si crea come un cerchio magico che esclude gli altri, i fatti del mondo e macari della Storia“.

Fratria, l’amicizia siciliana bisognerebbe chiamarla fratrìa.

Non è una parola sicula, viene dal greco antico  (φρατρία) ed indica una comunità costituita da persone che si considerano discendenti da un antenato comune e legate fra loro da vincoli “fraterni” di solidarietà, affetto, difesa, protezione. La fratria è fatta di  conoscenza reciproca, di sguardi sicuri e silenziosi, quasi complici.

L’amicizia per i siciliani è questo. E’ la relazione fra persone che si ritengono consanguinee pur non essendolo, è capire l’altro al primo sguardo, è comunicare rimanendo in silenzio. Non serve proferire parola. Basta ‘na taliàta.

Camilleri racconta che, quando Vincenzo Consolo andava a trovare Leonardo Sciascia, si sedevano uno di fronte all’altro, visibilmente felici di rivedersi, e parlavano pochissimo. Perchè due amici siciliani, incontrandosi, possono stare zitti proprio per dimostrarsi che si conoscono e si vogliono talmente bene che non serve dirsi niente.

A volte, in Sicilia non serve nemmeno dirsi “diamoci del tu”. L’amicizia può infatti scattare sin dal primo incontro, sin dalla prima frase. Ci si scambia una rapida occhiata ed è come se ci si riconoscesse.

Empatia, un intenso coinvolgimento emozionale, un legame resistente, come quello di due corde legate fra loro a doppio nodo.

Un rapporto ricco di sfumature, un sentimento amplificato, nel bene e nel male. Basta un nonnulla a rompere un’amicizia. Una parola. Non una frase, è sufficiente una sola parola. Perchè la vera amicizia tanto più è profonda e sincera quanto più è delicata e fragile.

I tratti dell’animo siciliano sono molteplici perchè le Sicilie, dopotutto, sono tante. Ma per i siciliani il senso dell’amicizia è uno, univoco, inequivocabile.

In Sicilia quando l’amicizia c’è, è veramente un’affinità ancestrale, un sentimento istintivo, intimo, riservato e mai ostentato. E’ fratria.

Lo sanno bene”i siciliani di scoglio”, quelli che non riescono ad allontanarsi dall’isola e lo sanno bene “i siciliani di mare aperto”, quelli che se ne vanno ma si portano la Sicilia dentro.

E lo sanno bene i lampedusani.

L’abbraccio di un lampedusano ad un migrante. La fratria è tutta lì.