Altrove

Quanti passi sono tra me e altrove?

Ché altrove non é mai dove si é.

E chissà come ci si arriva, altrove.

A volte lo immagino dietro le palpebre di un bambino o nelle ombre di un dipinto o sotto una crosta di cielo.

Altrove é di certo da un’altra parte perché qui, ora, c’é solo un grande circo.

O forse é la vita che é così. Ha la faccia da clown e il fascino dell’equilibrista.

Sotto il suo tendone si alternano magie e incantesimi.

Grandi illusioni e piccole tristezze.

Odore di letame, polvere, lustrini.

E le solite umane meschinerie.

Ci sono i pagliacci con il naso rosso, la cravatta gigante a pois e gli occhi a forma di malinconia.

Con la tragedia conficcata lì, tra una risata e l’altra.

E ci sono i giocolieri senza nome, nè età.

Un palco, tre palle e un po’ di pubblico e sono diventati giullari, di se stessi.

In un angolo, il lanciatore di coltelli non tira per colpire. Lui punta solo al bordo.

Perché sa che la salvezza, a volte, non é raggiungere il bersaglio, è mancarlo.

C’è poi il funambolo che gioca con l’asta, la gravità e il vuoto.

Finge di aver trovato l’equilibrio perfetto, finchè qualcuno non gli crede e decide di appoggiarsi.

E si sa: al circo, come nella vita, il pezzo forte restano le cadute rocambolesche. E i salti mortali.

Un prestigiatore, da qualche parte, vende sogni a buon mercato e regala minuscoli stupori.

Prova quel numero ogni giorno, ma non sempre dal cilindro nero tira fuori il coniglio bianco.

A volte una carota, altre un fiore di pezza.

Ci sono anche gli incantatori di serpenti, i domatori di leoni e i leoni che sbranano i domatori, nel circo della vita.

E le scimmiette e i saltimbanchi ed io.

Che continuo a farmi domande senza pretendere risposte.

Mi basta uscire, ogni tanto, dal tendone del circo e andare altrove.

Dove fanno lo zucchero filato.