Festina lente

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Poi c’è questa primavera che non ne vuole sapere più nulla dell’inverno e sembra scoppiare improvvisa, svegliando alberi e uccellini che parlano mille lingue e scrollando un po’ anche noi che siamo mezzi rincoglioniti dal tempo che passa senza far più rumore.

Ce ne stiamo con le mani in tasca e ci guardiamo intorno, cercando conforto in posti vecchi sperando che sembrino nuovi, e in facce nuove sperando che ci ricordino volti vecchi.

Giorni asincroni, di lentezza da goccia d’acqua che cade di quando in quando, di orologio a cui ogni tanto vanno rimesse le lancette nell’ora giusta.

In questo lungo fermo immagine che ha interrotto di colpo la pellicola che stavo vivendo, io sono Achille piè veloce, ma sono anche la tartaruga di Zenone e procedo con la prudenza di chi non sa bene dove poggiare i piedi e con la fretta di mettere due cose in macchina e partire e arrivare proprio mentre il sole tramonta sul mare.

Festina lente.

Rallento per accelerare, come una coraggiosa barchetta di carta che per rimanere in piedi deve procedere senza indugi, ma con l’accortezza di chi saggiamente sa dove vuole arrivare e quando e come.

E anche se il mio baricentro vorrebbe essere altrove, la cautela gli fa da stampella perché arrivata a questo punto so che le battaglie contano, ma conta di più il finale.

Nel frattempo faccio sogni che sanno di futuro perché fra quello che ho e quello che vorrei, forse un equilibrio c’è.

E’ non aver mai smesso di desiderare.

Ed io desidero la vita piuttosto casuale, incasinata e improvvisata che avevo prima dove l’unica cosa contagiosa era una risata, ma anche il mondo che ancora devo vedere, i viaggi, le strade e il domani.

Mi piacerebbe che la vita ricominciasse proprio da dove l’avevo lasciata e, con una consapevolezza diversa, riprendere ad una ad una le cose che sono rimaste ad aspettarmi.

E tu, quando tutto sarà finito, quale sarà la prima cosa che farai?

Io domandarmi se sarà davvero tutto finito (oltre ad andare a fare una passeggiata visto che ultimamente persino i decreti escono più di me.)

24 pensieri su “Festina lente

  1. L’attesa senza attesa è un ossimoro, ovvero un vuoto dove siamo finiti. Si ricorda un vuoto? Di certo c’è una scansione e il tempo della fisica non ammette interruzioni, però può tornare indietro oppure andare avanti rapidamente. Saltare qualche convenzione, usare la maleducazione precedente per farne l’educazione futura. E nell’attuale che si avvita in spirali di ricordo e di desiderio che fare se non conservare entrambi per quel dopo, un dopo da creare, un elenco di cose da fare che prima era impossibile, fermi restando gli affetti, le cose a noi importanti, c’è tutto il resto ovvero la mala educazione del non aver fatto per convenienza o per posticipare. Tutto affollato in quel dopo che come il cappello meraviglioso del bianconiglio di Alice, contiene ogni cosa ci è possibile. E questo forse è da mettere bene a mente, il cambiamento ci riguarda e si prepara in questa attesa senza attesa.

  2. Quando sarà finita difficilmente sarà veramente finita (temo). La speranza è che si ricominci dove avevamo interrotto, ma in maniera completamente diversa, perché volenti o nolenti, penso che nulla sarà più come prima (a breve un viaggetto ermeneutico su questo!)

  3. E comunque sei la solita fortunata visto che ce l’hai una primavera!Qui da tre giorni con un ritardo di 5/6 mesi è arrivto l’inverno con prima neve e ora pioggia.
    La prima cosa che farò? Mi berrò una bella birra media doppio malto rossa fredda seduto ad un tavolino all’aperto fumandomi una sigaretta e pensando a niente!

    • Anche qui le temperature negli ultimi giorni si sono abbassate un po’, ma gli alberi sono pieni di gemme e ogni mattina due tortore (o sono colombe?!🤔) mi vengono a canticchiare sotto la finestra. Poi questo fine settimana cambierà anche l’ora, le giornate si allungheranno e quindi è già primavera piena!
      La birra rossa doppio malto ad un tavolino all’aperto?
      Mancano i sandali con i calzini, la canotta bianca e l’unghia del mignolo un po’ lunga e poi sei un tedesco qualunque all’Oktoberfest! 🙄

      • Nella tua ultima frase hai collezionato più errori di un salvini qualsiasi! Non uso i sandali! Nemmeno le canotte bianche e le unghia le ho sempre tutte tagliate! Ma sopratutto i tedeschi non bevono birre rosse doppiomalto, di certo non all’Oktoberfest regno della leggerissima Weiss, slavata bionda da bere a litrate! 😛
        A parte ciò mi fa piacere che parli con gli uccelli! Basta che ‘nte fai suora! 😀

      • Guarda, che i tedeschi non fossero affidabili l’ho capito quando ho scoperto che l’Oktoberfest in realtà è a settembre.🙄
        Quindi sembra Weiss, ma potrebbe essere anche pipì e dicendo che bevono birra rossa doppio malto, io gli volevo solo dare un po’ di lustro.😂

  4. Come al solito la parte ‘romantica’ di questa storia potevi scriverla solo tu ! Come al solito dai un’immagine diversa da una realtà fragorosa, silenziosa, traumatica, incredibilmente strana ! …Vado a scrivere un post su come la vedo io…

    Sempre belli i tuoi pensieri !
    Ciao.

    • O forse Stefano il mio è solo un tentativo un po’ maldestro di esorcizzare questo momento cercando di andare oltre, di raccontare ciò che di me non è ancora stato inquinato dai bollettini di morte quotidiani.
      Scrivo perché se provo ad infondere un po’ di coraggio intorno, forse lo infondo anche a me stessa.
      E non vedo l’ora di leggere come la vedi tu! 😊

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