Varie ed eventuali

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Giorni strani questi, fatti di strade perse e persone ritrovate, di storie stanche e vite nuove, di freddo che finalmente è arrivato e di pioggia che non se ne vuole più andare, di vento forte e cipressi che come pennelli di Picasso pitturano nuvole nere su un cielo che, a volte, è come se sapesse.

Ore increspate e dense, fitte di pensieri, lavori, pretese, contrattempi e crucci distribuiti a pioggia tra amici e parenti e allora alzo gli occhi al cielo e penso che pioverà anche oggi e intanto Einaudi suona Una mattina e a me viene voglia di parlare al buio, di un po’ di letargo e di un vassoio di pasticcini incartato col fiocco.

La cosa buffa di certi giorni è che passano. Come tutti gli altri.

Scrivo poco negli ultimi tempi. A che serve? mi chiedo ogni tanto. Poi mi ritrovo con un mare di parole in testa che si esaurisce solo quando il nero raggiunge il bianco perché scrivere non è obbligatorio, è solo bello.

E allora scrivo di cose buone e cattive tutte mischiate insieme: di un weekend a Napoli in cui ho iniziato a viaggiare ancora prima di partire e in cui ho pianto davanti alla statua del Cristo velato e ho riso davanti alla sfogliatella del Gambrinus; di un brutto incidente, uno di quelli in cui ci si fa molto male, da cui sono uscita senza fiato, ma senza un graffio e il merito, forse, è del corno rosso comprato a Spaccanapoli o di qualcuno che sta lassù o chissà dove; di tazze sbeccate con cui mi aggiro per casa pensando che essere infrangibili non è cosa che ci compete; di paure sminuzzate e fatte piccole piccole che tengo come un mazzo di chiavi nella tasca del cappotto e che servono a ricordarmi ciò che sono e ciò che non posso essere; di parole di conforto e di braccia sempre spalancate perché l’amicizia è quella cosa che “se hai bisogno sappi che ci sono e se ho bisogno so che ci sei”; di novembre che è qui per ricordarmi che tra un mese arriva la tredicesima e per riportarmi alla mente, ogni volta, i versi di una poesia di Carver, una di quelle che a scuola purtroppo non fanno imparare a memoria:

Per un po’
non andiamo da nessuna parte.
Ma poi andiamo.

Per un po’ non sono andata da nessuna parte, ma adesso vado e se mi vedrete andare veloce e ridere tanto, è solo perché sto recuperando.

26 pensieri su “Varie ed eventuali

  1. Andare, veloce,
    ovunque il cuore richieda,
    e sapere, ma cosa?
    Delle giungle
    che nessuno davvero attraversa,
    l’io, il dentro, è quella più accidentata,
    perché, lo sappiamo, di nessuno è la colpa,
    e così viene voglia di andare,
    restare, e riandare,
    tutto assieme,
    mentre ogni mattina la distrazione
    fa perdere il giorno
    e l’inquietudine, la consapevolezza di essere vivi
    e a volte felici.

    • Tu sei meglio di Carver, caro Roberto!
      Dovresti raccogliere tutti i commenti che mi hai scritto in questi anno e farne un libro!
      Questo poi è bellissimo, sembra una poesia.
      Grazie per queste parole che sento così mie. 🙏❤️

  2. La cosa buffa di certi giorni è che passano. Come tutti gli altri.
    ecco il coraggio di fare un’affermazione apparentemente banale ma che lascia intravedere un vasto entroterra.
    ml

    • L’ovvio cela tante verità, ma questo le persone banali non lo possono capire. 😊
      Se tu hai colto è perché tu nell’entroterra di cui parli ci abiti e te lo sei arredato benissimo.
      Grazie Massimo, sei sempre spunto di riflessione per me! 🙏😘

  3. “A ricordarmi ciò che sono e ciò che non posso essere”
    mi ha richiamato alla mente
    “mentre l’età all’improvviso disperde/quel che credevo e non sono stato”.

    Il Cristo velato è splendido, ma ho preferito di gran lunga il Disincanto che sta alla sua sinistra. E, per deformazione professionale, le due macchine anatomiche nei sotterranei.

    Mi viene sempre l’invidia quando ti leggo, sappilo.

    • Che tu, caro dottore, invidi me mi lusinga tanto, ma ti assicuro che non ne hai motivo.
      Al limite dovrei essere io ad invidiare te perché conosci i trucchi della magia e sarebbe bello, ogni tanto, -puff!- sparire e riapparire a forma di coniglio dentro un cilindro! 😊
      Per quanto riguarda la cappella di San Severo hai ragione, solo quella merita la visita e il Disinganno è un capolavoro, ma io al cospetto del Cristo ho provato un’emozione e una commozione fortissime, quasi fisiche. Non so spiegartelo a parole, forse solo Stendhal potrebbe. 😊

  4. Finalmente ti leggo! Cominciavo a preoccuparmi sai!
    Mi dicevi: tanto se non scrivo io c’è José che lo fa per entrambe, e invece sparisci anche tu e la già ben poca voglia di aprire e sfogliare questo webmondo va a farsi benedire ☹️🤫
    Comunque bentornata e basta assenze ingiustificate please 🙏🏻😊❣️

    • Tesoro mio, il webmondo non mi è piaciuto mai molto, infatti me ne tengo alla larga perché (a parte le dovute eccezioni) è abitato da idioti, falliti, adulatori e bugiardi incalliti. Ma WordPress è la mia isola felice, qui ho trovato tante persone meravigliose e vere che si accorgono persino delle mie assenze. ❤️
      La voglia di scrivere c’è sempre, è il tempo che manca perché ho le giornate piene e ritagliarmi un’oretta per scrivere un post sta diventando sempre più un’impresa.
      Ma prometto che cercherò di essere più presente e anche tu torna a scrivere presto, che il tuo cinismo e la tua sagacia mancano tanto qui dentro!
      Ti abbraccio forte, Nad… e grazie! 🤗❤️

  5. Dai su, che con la scusa hai comprato la macchina nuova e non vedo l’ora di andarci a fare un giro! 😍
    Per curiosità, come si intitola la poesia di Carver che citi nel post? Quei due versi hanno colpito molto anche me!

    • La poesia si chiama “La cabina telefonica” e sembra più un racconto.
      Eccola! :)*
      “La donna s’accascia nella cabina, singhiozzando
      al telefono. Chiede un paio di cose
      e singhiozza ancora più forte.
      Il suo compagno, un anziano tutto
      in jeans, sta lì vicino in attesa
      che tocchi a lui parlare, e piangere.
      Lei gli porge la cornetta.
      Per un attimo restano insieme dentro
      la minuscola cabina, mescolando
      le loro lacrime. Poi
      lei va ad appoggiarsi al parafango
      della loro berlina. E ascolta
      mentre lui prende accordi.
      Osservo tutto questo dalla mia macchina.
      Neanch’io ho il telefono in casa.
      Resto seduto al volante
      e fumo, in attesa di prendere
      anch’io accordi. Ben presto
      lui riaggancia. Esce e si asciuga il volto.
      Salgono in macchina e restano
      dentro con i finestrini chiusi.
      I vetri s’appannano sempre più
      mentre lei gli si appoggia e lui
      le cinge le spalle con un braccio.
      I gesti meccanici di conforto
      in quell’angusto luogo pubblico.
      Vado con le mie monetine
      verso la cabina e m’infilo dentro.
      Però lascio la porta aperta, perché
      si sta così stretti qui. La cornetta e ancora calda.
      Non mi piace per niente usare un telefono
      che ha appena portato notizie di morte.
      Ma non ho scelta, perché è l’unico telefono
      nel raggio di miglia e sa ascoltare
      senza schierarsi da nessuna parte.
      Inserisco le monete e aspetto.
      Anche quei due nell’auto restano in attesa.
      Lui accende il motore ma poi lo spegne.
      Da che parte andare? Nessuno di noi
      è in grado di dirlo. Non sapendo
      dove cadrà il prossimo colpo,
      ne perché. Gli squilli all’altro capo
      cessano quando lei alza la cornetta.
      Prima che io possa dire due parole, il telefono
      si mette a gridare: “T’ho detto che è tutto finito!
      Finito! Puoi anche andare
      all’inferno, per quanto mi riguarda!”
      Abbasso la cornetta e mi passo una mano
      sulla faccia. Chiudo e riapro la porta.
      I due nella berlina tirano
      giù i finestrini e mi guardano,
      le loro lacrime bloccate per un attimo
      di fronte a questa distrazione.
      Poi ritirano su i finestrini
      e restano seduti dietro ai vetri. Per un po’
      non andiamo da nessuna parte.
      Ma poi andiamo. “

  6. …Sei come le nuvole in primavera, quelle che corrono veloci nel cielo blu, quelle che fanno pensare che in fondo si parte, si va, ci si allontana ma lasciamo sempre qualcosa !

    …Leggerti è sempre fonte di ispirazione !
    Ciao !

  7. Alla buonora eh, ma adesso capisco la latitanza…Quante volte sono venuto a cercarti tra tra queste pagine! Ti ho pensato qualche giorno fa perché ho visto che è tornata la cavalleria senza cavallo e ho letto robe (rispolverate) che non so se ridere o se piangere.🙄

    • Eh, immagino. Robe da sceriffo (quando invece fa il badante😂) e pensierini da quarta elementare giusto per raccattare consensi da quattro galline che se solo sapessero la verità…🙄 Ma tu dimmi se a 60 anni, senza arte né parte, si possono scrivere boiate così e fingere di avere una vita immaginaria come quando di anni ne hai 14. Robe da matti, insomma.E infatti. 🙄
      In questi giorni comunque ti chiamo perché ho un sacco di cose da raccontarti (belle e vere!)

  8. Oh, eccoti qui di nuovo finalmente! E vai piano! Che mi combini?Incidente? Corno? Non so, ma son contento di sapere che ci sei ancora altrimenti come farei senza la mia cacacazza preferita?!😂

      • Miii…a 38 non ci vado nemmeno quando sto fermo e metto la prima!😂😂😂 Come hai fatto?
        Che grazie e grazie…hai 373 post non letti da mandare in vacca…vedi di darti una mossa!😂😂😂

      • (Te lo racconto in separata sede appena ho metabolizzato, perché faccio ancora un po’ fatica a parlarne.)
        373 post da recuperare? Gesù, quanto sei prolisso…🙄 Ma non potresti darti al bricolage o alle parole crociate come tutti? 😂❤️

      • Certo che potrei ma dopo non ci saresti tu a sminchiarmi tutto! 😝
        Tranquilla, metabolizza tutto per bene, basta solo che poi non ti vieni a lamentare che pesi troppo e non entri più nei tuoi nuovi jeans!😝

  9. Oh! Finalmente, mi stavo quasi preoccupando. Infatti è da un po’ che dico, devo mandarle un messaggio per sentire come va….comunque tu sai che io ci sono, vero? A volte ci faccio, in realtà, ma il più delle volte ci sono! Ben ritrovata, Jò!

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