Dietro la lavagna

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La cosa si può riassumere così.

Ci sono due professioni che tutti sono convinti di saper fare: l’insegnante e l’allenatore della nazionale.

Tutti, persino chi scrive “ha” senza acca e chi non conosce il fuorigioco.

E quando, con saccenteria e cattedratica supponenza, li sento sentenziare su queste cose, finisce che baruffo. Baruffo con tutti.

L’arte di insegnare, ad esempio, credo che sia la più difficile da imparare.

Richiede costanza, pazienza, severità e tecnica.

E non è un mestiere fatto solo di contenuti da passare, ma di segni da lasciare.

Chi insegna, in fondo, si prende cura di un pezzetto di futuro.

Così faceva il maestro Perboni del libro Cuore. Schivo ed austero, dedicava tutto se stesso all’istruzione dei suoi alunni che vedeva come la famiglia che non aveva mai avuto.

O il maestro Manzi che, in una tivù in bianco e nero e in una trasmissione dal titolo  “Non è mai troppo tardi”,  insegnava a leggere e a scrivere, disegnando mele su un foglio bianco.

Questa nuova moda di picchiare gli insegnanti, loro non l’avrebbero mai capita.

Loro avrebbero messo genitori e alunni che picchiano i professori, tutti insieme dietro la lavagna.

A riflettere sui propri errori e a scrivere cento volte “sono un coglione” sul quaderno a righe.

Perché questa violenza nasce dalla prepotenza di chi vuole avere sempre ragione.

E mi chiedo quando siamo diventati così, ma soprattutto perché.

Ai miei tempi, se prendevo una nota o un brutto voto, a casa prendevo il resto da mio padre.

Mai uno schiaffo, però.

Bastava una sgridata, un castigo, un’occhiataccia e qualche giorno di silenzio.

Perché non era lo schiaffo, ma il silenzio che contava.

Serviva a farmi capire la colpa, a farla mia.

Adesso i figli non hanno più colpe e i genitori, dopo aver messo bocca sugli orari delle lezioni, sui voti, sulle bocciature, sui libri di testo, sui compiti delle vacanze, escono di casa in pigiama e vanno a scuola a rompere il setto nasale o a spezzare qualche costola all’insegnante che ha osato rimproverare il loro pargolo.

In fondo è per questo che si mandano i figli a scuola, perché diventino migliori dei padri.

 

38 pensieri su “Dietro la lavagna

      • Mi ha ricordato una frase che disse Letterman dopo una delle (purtroppo usuali) sparatorie scolastiche negli USA: pensavo che la scuola fosse un buon posto per tenere mio figlio al sicuro dalla stupidità di suo padre.

  1. Standing ovation per te!👏👏👏
    Concordo in tutto e quella domanda che tu poi è poi la stessa che anche io mi faccio a proposito di altre tematiche sociali.Quando e perché sto paese è diventato così ottuso? Beh, la risposta alla domanda un po’retorica ce l’ho ma fa troppa rabbia tirarla fuori è così mi limito a dire che spero che a qualcuno quella lavagna cada in testa!

    • Io invece spero che qualcuno rinsavisca, perché se si continua così dalle figure retoriche ci troveremo a fare delle figure di merda.
      (Grazie per la standing ovation, da te mi aspettavo anche la ola e il bacio accademico, ma vabbè…😂😘)

      • Ahahahahaha per la ola non c’è problema mentre per il bacio accademico facciamo che lo tengo da parte e chissà, magari un giorno te lo do di persona che mi viene più facile! 😀

  2. La frase di questo post:

    E mi chiedo quando siamo diventati così, ma soprattutto perché.

    … a cui non sappiamo dare una risposta. C’è una malattia nell’aria, una voglia di farla finita per sempre.
    In questo paese (suppongo anche in altri) si respira un’ aria sempre più puzzolente, un’ aria che non appartiene a chi vola in alto.

    Ma volare in alto non basta. Poi si torna giù e si fanno i conti con qualcosa che abbiamo dimenticato…

    Ragionare !

    • E’ che su queste cose ci ragionano sempre le persone sbagliate!
      Quelle che dovrebbero mettersi in discussione sono affaccendate a pettinarsi l’ego e a spezzare costole. 😦

  3. temo che quello che hai descritto sia solo la punta dell’iceberg dell’inciviltà
    c’è una sorta di equivoco sociale di fondo: non esiste più l’ignoranza, l’incompetenza, sostituite d’ufficio dal “diritto” all’arroganza.
    tristissima società
    ml

    • L’arroganza di chi vuole avere sempre ragione, di chi non ha mai dubbi, di chi non si mette mai in discussione, mista a presunzione e protagonismo.
      L’imbecillità umana, in sintesi.

  4. Cazzo quanto hai ragione… ops ho detto la parolaccia con la c… mi sa che mi merito un bel castigo…
    Però è vero, anch’io quando ero un puer, se tornavo con una nota mia madre neanche la leggeva, mi guardava come solo le mamme sanno fare e io mi sentivo istantaneamente una merda… ecco, ho detto la parolaccia con la m… ok vado dietro la lavagna…

    • Un puer?!
      Ma come minchia parli?
      Ops, ho detto la parolaccia con la m…vengo con te dietro la lavagna così parliamo della ricetta della parmigiana.
      Le melanzane fritte o grigliate? 🙂

      • Ultimamente si sentono troppo spesso.
        Ricordo di non aver mai avuto appoggio nelle mie lamentele a casa su compiti e insegnanti hahahahahah

      • Neanche io, mai!
        A dir la verità sono sempre stata una studentessa ligia, rispettosa e studiosa e non ho mai creato problemi.
        Però, quelle poche volte che ho preso un brutto voto in una versione di latino o in un’interrogazione di filosofia, i miei genitori sono andati a parlare con i prof per capire come poter rimediare, mica per picchiarli! 🙂

      • Giustissimo così! Eppure non è passato tanto tempo…mi sono diplomata al Liceo nel 2009…le cose non possono essere cambiate così tanto…

  5. Il degrado questo quello che siamo. Insegnare deve essere una vocazione e il genitore deve stare al suo posto. Io che prima ero di là non ho mai avuto problemi nè con i genitori nè con i bimbi. Io mi davo troppo, viste le colleghe asettiche ma questo è insegnare oltre che dare lezioni e regole no?

    • Dare lezioni, regole e disciplina è solo una componente dell’insegnamento.
      Poi c’è la trasmissione del sapere, dei diritti e dei doveri e la costruzione di una coscienza etica e critica.
      E infatti, come giustamente hai scritto tu, insegnare è una vocazione, una missione.
      I genitori devono fare i genitori e lasciare che gli insegnanti facciano il loro lavoro. Anche perché un brutto voto, una nota, un rimprovero non mi sembra che abbiano mai ucciso qualcuno.
      Anzi, servono a responsabilizzarsi e a crescere.
      Ma vai a capire Laura mia, cosa passa per la testa di questi genitori. 🙄

  6. Me la sono fatta anch’io quella domanda.
    Secondo me siano diventati così da quando dare le sberle ai figli è stato considerato diseducativo, quindi meglio darle direttamente agli insegnanti.
    Che tristezza! 😔

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