Ultima fermata

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Forse ci vogliono occhi stropicciati, un po’ di coraggio, un pezzo di cielo e una finestra aperta per affrontare giornate che iniziano tutte allo stesso modo e finiscono differenti.

Nel mezzo, cose solite e cose insolite.

Treni che passano una volta sola, sedili sporchi e binari che separano vite.

Quando si abita vicino a una stazione, niente è definitivo.

Si ha l’impressione di essere di passaggio, anche senza prendere alcun treno.

A ricordarmelo, da 8 anni, c’è il fischio lungo, ripetuto e listato a lutto dei treni in transito.

Perché oggi, qui a Viareggio, è l’anniversario di un dolore sordo e mai cancellato.

Il 29 giugno 2009 era un giorno qualunque.

Iniziato come sempre e finito differente.

Alle 23.48, tra le pieghe di un sonno incredulo, il rumore feroce di un botto.

Poi all’improvviso, sotto un cielo tinto di rosso, lingue di fuoco, case in fiamme, vetri in frantumi, fumo, grida, pianti.

Ed io che non riuscivo a capire.

I vicini di casa mi dicevano di scappare, di prendere la macchina ed allontanarmi.

Perché il cuore di Viareggio stava bruciando.

Bruciavano case, macchine, alberi, persone.

Bruciava via Ponchielli, i suoi abitanti e chi era passato da lì per caso, nel momento sbagliato.

Torce umane, come in un affollato girone dantesco.

Quella notte era deragliato un treno e, nell’urto, era fuoriuscito tutto il gpl che trasportava.

Un’esplosione, trentadue morti, trentatré indagati, ventitré condannati.

All’accusa di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni personali colpose è seguita una pena irrisoria.

I manager di Ferrovie dello Stato se la sono cavati, in primo grado, con appena 7 anni.

Che forse non sconteranno mai perché, nel frattempo, hanno fatto carriera in posti di prestigio e ricevuto onorificenze varie.

Poi tutto finisce, tutto ricomincia com’è.

Fino a quando non ci sarà un’altra tragedia su cui affondare unghie e telecamere.

E allora si ripartirà con la solita tiritera del Paese che va in malora, degli strappi alle regole, della giustizia che si fa ingiustizia.

Con lo sdegno del primo giorno, il cordoglio del secondo e le lacrime da coccodrillo del terzo.

Al quarto, c’è già il passo rassegnato delle pecore spinte nella stalla.

Poi dicono che lo Stato siamo noi.

Ma noi chi? Io mi vergogno un po’.

 

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26 pensieri su “Ultima fermata

    • Mi spiace tanto per il tuo amico, Enrico.
      E, a malincuore, mi tocca darti ragione anche sulla mancanza di giustizia in questa vicenda.
      Nessuno pagherà mai, mi sa.
      “Uno spiacevole incidente”, così lo hanno definito, lavandosi la coscienza.
      Che tristezza 😦

  1. L’uomo è sostanzialmente una bestia ! Se per tutte queste cose ci fosse la certezza della pena counque ed in ogni caso, anche fra 40 anni, allora vedrai che qualcosina (non tutto) potrebbe cambiare. Ma se chi ha sulla coscienza tutte queste vittime alla fine gli va quasi bene, come facciamo ad aver pace e a pensare in un futuro migliore ? Vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa dovremmo fare oltre a pregare in chiesa per le persone che non ci sono più.
    Di due giorni fa il crollo della palazzina a Castellamare… E tutto si dimenticherà.

    Ma forse la morte delle persone è solo un danno collaterale alla fine del mondo che abbiamo dentro.

    Non ho speranze per una Giustizia che non c’è !

    • La giustizia però è una cosa, l’applicazione della legge è un’altra.
      E da noi è la legge che non funziona.
      Perché, nel caso specifico di Viareggio, una condanna di 7 anni per 32 persone morte non sono davvero troppo pochi?
      E questa è solo la condanna in primo grado, tu pensi che in appello andrà meglio?
      Io no.
      Ma qualcuno dovrà poi spiegarlo ai parenti delle vittime come è possibile che dopo una tragedia del genere, non ci sia nessuno a pagare.
      Io, ribadisco, mi vergogno.

  2. Te l’ho già detto, ovunque tu voglia… il luogo di per sé non sarà mai un problema se accanto si ha la fortuna di vivere con persone belleveredamorire❤️. Io potrei sempre rimettermi a fare quello che penso essere un arte, i panini 😊😘❤️

  3. Una di quelle tragedie che resterà per sempre una macchia di vergogna e la pia illusione di vivere in una democrazia affonderà silenziosamente negli abissi.

    • Andiamo via, Na’?
      Un bell’atollo, sabbia bianchissima, le palme a farci ombra e pochissimi umani intorno.
      Io potrei aprire un chioschetto di granite siciliane. Tu che sai fare? 😊😘❤️

  4. Ancora più dura quando al dolore si aggiunge quel senso profondo di ingiustizia, e si avverte una perdita di umanità, un’indifferenza da parte di chi avrebbe potuto e dovuto prendersi delle responsabilità, prima e dopo. Mi dispiace tanto

    • Proprio così, Alexandra.
      E’ un’ingiustizia che genera dolore, una di quelle storie risolte all’italiana che fanno arrabbiare.
      Io non sono toscana, Viareggio mi ha adottato e per fortuna non ho avuto parenti o amici coinvolti nell’esplosione.
      Ma abito a 500 metri dal luogo in cui è avvenuto il disastro e quella notte passata in macchina, incredula e spaventata, me la ricorderò per sempre.

    • Difficile, certo.
      Ma come gli si spiega ai familiari delle vittime?
      Sono morte 32 persone, fra cui dei bambini.
      Senza contare quelli che sono rimasti pesantemente ustionati.
      Eppure un A.D. oltre allo stipendio con millemila zeri e tanti onori, avrà anche qualche onere, o no?
      Quanto mi fanno incazzare ‘ste cose…
      Ti abbraccio anch’io, amico mio. 😘

  5. Ricordo benissimo quella notte.
    La notizia appresa in TV, il pensiero a te e a quella città che ti ha adottato.
    Sembra ieri e invece sono passati 8 anni…

    • Bravo!
      E la legge, spesso, è una toppa messa lì a nascondere un’ingiustizia.
      Se la giustizia è uguaglianza di fronte alla legge, la legge non può “perdonare” un colpevole senza far torto all’innocente.
      Ecco.

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