La scimmia nuda balla

40x50cm-Frameless-Music-Monkey-font-b-Oil-b-font-Canvas-font-b-Pantings-b-font-Diy

Come quei legni che non hanno direzione, ma che nessuna tempesta riesce a far affondare.

Galleggiamo sopra i giorni, ogni giorno.

Persino Darwin ci guarda con occhi amari e scuote la testa.

Evoluzione un cazzo, pensa a labbra strette, mentre le volute di fumo della pipa si attorcigliano come pensieri.

Qualcosa è andato storto.

Se, alla fine, le farfalle si stanno estinguendo e a sopravvivere felici sono solo le mosche, se i ghiacciai spariscono e il mare si riempie di morti e si svuota di pesci, se si ruba nella cosa pubblica e nella cosa privata, se si evadono le tasse e le regole, se si premia l’incompetenza e l’ignoranza, se ci raccontano che ne va del nostro bene facendoci dimenticare che il bene è altrove, se il mondo si divide in due, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi e ogni mattina ci si deve alzare e scegliere da che parte stare, qualcosa è andato storto.

Se gazzelle o leoni, squali o cani non fa differenza perché a galla rimangono solo i più furbi, se dopo aver perso la coda si va avanti con mezzucci mediocri per non perdere anche la faccia, se da scimmie appassionate di banane siamo diventate scimmie esperte di calcio quando c’è una partita, di polita estera quando c’è un attentato e di tettonica a placche quando c’è un terremoto, se siamo incapaci di fare un caffè senza cialde, di stare una giornata senza selfie, di vivere le pur piccole gioie senza social, di spegnere il computer, staccare il telefono e guardare in faccia chi ci sta attorno, allora qualcosa è andato  decisamente storto.

E se, cercando su Google la parola “Darwin”, i primi risultati riguardano la trasmissione di Bonolis, ciò che è storto non si raddrizzerà più.

Ma intanto, mentre l’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla.

E sogna un mondo dove i soldi cadono dal cielo, dove si dimagrisce mangiando e si ingrassa facendo i digiuni, dove i malati che si sono rotti le palle si staccano la spina da soli, dove le macchine fotografiche si rifiutano di fotografare chi fa finta di sostenere la torre di Pisa, dove le brioches hanno la marmellata dappertutto e non solo al centro e, soprattutto, dove conta più essere che esserci.

Perché, in fondo, è quando la vita si distrae che cadono gli uomini.

Pot-pourri

377

C’è il rossetto rosso che certi giorni mi tiene in vita e l’orgoglio che invece mi tiene a freno.

C’è la pizza da mettere in forno e l’anima da mettere in pace.

C’è un sapore che mi ricorda un profumo e un profumo che mi ricorda una voce.

E c’è un silenzio pieno di parole taciute, in mezzo al resto che fa solo rumore.

Ci sono le bollette da pagare e i conti da far tornare.

Ci sono le puntate di Narcos da vedere, le mail a cui rispondere, lo spam da ignorare.

Ci sono i tetti di Montmartre da fotografare e il Central Park da visitare.

E ci sono così tante cose da dire, ma le mie parole giocano a nascondino.

C’è la voglia di allentare la stretta sul manubrio, togliere i piedi dai pedali, chiudere gli occhi e sentire il vento in faccia.

C’è che a volte basta poco così per arrivare tanto più in là.

C’è che non mi curo molto del giudizio altrui, ma sto attenta al mio che so essere severo.

E c’è il coraggio, quello che infondo agli altri per ricordarmi di averne.

Ci sono pensieri da abbandonare ed altri a cui aggrapparmi per non annaspare.

Ci sono vecchi lividi da sbiadire e nuovi inchiostri da infilare sottopelle.

Ci sono le distanze che sfuggono e le ore che non bastano.

E ci sono le carezze che non posso dare e gli insulti che non posso dire.

C’è la torre sbilenca di libri già letti e pagine che attendono ancora i miei occhi avidi.

C’è chi aggiunge orpelli, fronzoli e ghirigori e chi ha imparato a dire le cose con metà parole, sperando che bastino.

C’è che se scrivere è travestirsi, io preferisco chi si denuda.

E c’è che, alla fine, si riduce tutto ad avere qualcosa a cui pensare.

Ci sono luoghi senza mura, ma pieni zeppi di nascondigli.

Ci sono tramonti sempre più rossi e sempre più tardi, come se il buio sapesse che deve aspettare ancora un po’.

Ci sono le foto che con il tempo si sciupano e i ricordi che con il tempo migliorano.

E ci sono giorni che possono essere anche uguali, ma io no.

C’è che il modo più bello di voler bene è quello dei bambini, senza chiedersi perché.

C’è il tempo che è un setaccio e separa le voglie dai bisogni e ci sono io che oggi li ho entrambi, domani si vedrà.

C’è dell’altro, guardando oltre.

E poi c’è il mare.

(Volendo, ci sarebbe anche il mio nuovo avatar. E’ un regalo di Ysingrinus, uno che con le parole e le immagini ci gioca, ma con le persone mai.)