Donne, mimose e tacchi alti

Picasso, Woman, abstracted.jpg

Nascere donna, odiare le mimose ed amare i tacchi alti è troppo in una sola vita.

Ciò mi impone di stare sempre in secondo piano, perché se voglio stare al centro sono superficiale e vanitosa.

E talvolta posso dire la mia, ma un po’ scusandomi come se avessi torto per principio, o il torto fosse di avere un’opinione mia.

Se per caso poi mi capita di avere una qualunque idea, non posso difenderla con veemenza, perché sennò sono aggressiva.

E non posso nemmeno far notare che gli altri dicono cazzate, perché sennò sono saccente.

Difficile essere donna in un mondo infiocchettato di rosa e carino come una bomboniera, dove ci sono donne che, in quanto donne, pensano di essere migliori degli uomini.

Perché dotate, manco a dirlo, di una sensibilità maggiore e di un’umanità superiore.

Ed è difficile essere donna al cospetto di uomini che, in quanto uomini, sono convinti di sapere come vada il mondo e quindi di doverlo spiegare a me che sono donna.

Perchè è vero che per alcuni io sono una creatura meravigliosa, piena di qualità e intelligente.

Ma di quella intelligenza che mi consente al massimo di capire come si programma la lavatrice e non di fare l’ingegnere nucleare o il primario di cardiochirurgia.

Non mi piace, quindi, che ci sia una ricorrenza a sè per ribadire diritti che sono già sacrosanti.

Un solo giorno, ogni anno.

Fino a quando ci saranno donne sfruttate, violentate, infibulate, lapidate, ripudiate con l’acido in faccia, che ho da festeggiare?

Fintantoché, per lo stesso identico lavoro, sarò pagata meno di un uomo o tacciata di andare a letto col primo che capita per far carriera, che me ne faccio degli auguri e delle mimose?

Tanto il giorno dopo l’otto marzo tornerò ad essere la solita donna di sempre.

Quella costretta a fare a brandelli sogni e desideri e ad agganciarli a zavorre di compromessi, pregiudizi e luoghi comuni.

Il poco che resta è stropicciato.

Un rimasuglio di cuore e un frammento di testa.

Che io la sento ancora la solfa che le donne studiano perché hanno queste ambizioni assurde, tipo realizzarsi nel lavoro.

E che invece dovrebbero concentrarsi sulla famiglia, mettere al mondo figli da mandare a scuola con il grembiule sempre lindo ed essere remissive, comprensive, laboriose.

Allora mi piego alla rassegnazione e aspetto che qualcuno, un giorno, mi riconosca diritti non in quanto donna, ma in quanto persona.

Che parli di me senza farmi cascare troppo le braccia e con parole non più vestite di ipocrisia ed intrise di retorica.

Oggi, quindi, vanno bene gli auguri, i fiori, le rose, le mimose, gli scioperi, le feste con lo spogliarellista e persino gli otto giga in omaggio da Tim.

Io preferirei, però, mazzi di scarpe.

E tacchi alti come trampoli con cui camminare fiera verso un mondo che non dovrà più supplicare se stesso per ricordarsi che le donne sono creature degne di rispetto e portatrici di dignità.

Ogni giorno, a prescindere dalla data sul calendario.

Ma a chiunque pensi che oggi sia una festa, auguri.

 

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54 pensieri su “Donne, mimose e tacchi alti

  1. ecco, adesso che l’otto è passato, posso festeggiarti liberamente. apprezzo l’equilibrio, l’ironia e l’amarezza delle tue parole, come sempre sussurrate e mai urlate.
    e sì, auguriamoci di vederci e reciprocamente stimarci innanzitutto come persone.
    ml

  2. Io lo penso da sempre che bisognerebbe parlare di “persone” molto più spesso e vale anche in altri campi, senza classificare in base a sesso, provenienza ecc. Cerco di convincere i miei figli che conta quello che ti piace e come ti comporti w non se è da maschio o da femmina, se sei nato dentro o fuori dal confine e che la collaborazione non ha sesso (le frasi tipo “poi hai due maschi, figurati!” mi fanno venire l’orticaria). Ma noi siamo tutto sommato fortunate, ci sono posti dove essere donne vuol dire davvero una vita d’inferno. E’ faticoso lottare contro certe subdole discriminazioni, concordo, anche perché spesso sono proprio le donne a non avere abbastanza fiducia in se stesse (mi ci metto anch’io). servono riflessioni, solidarietà, consapevolezza del proprio valore, consapevolezza che non siamo “uguali” perché nessuno è uguale a un altro, ma ognuno è a modo suo, però non siamo neanche “diverse”, né nel bene né nel male, Persone, appunto., E in effetti penso che una “festa” comunque la si intenda sia la prova che ancora c’è della strada da fare. La si fa, probabilmente, celebrando o non celebrando, l’importante è sapere che le conquista costa farle e costa mantenerle, per tutti. Mi capita di prendere a modello delle donne che hanno fatto e fanno cose splendide, anche se (come forse sai) il mio principale punto di riferimento è un uomo, ma appunto, non credo dovrebbe essere importante distinguere, se non: in questa persona mi identifico, nei suoi comportamenti mi rispecchio, in quest’altra no. It’s a long, long way home 🙂

    • Lunghissima, Alexandra.
      E non credo che la nostra generazione riuscirà mai a vedere quella parità così come la intendiamo noi.
      Confido nei tuoi figli, ecco perchè fai benissimo ad educarli sin da ora al rispetto delle Persone, maschi e femmine che siano.
      E’ un discorso di civiltà, e il femminismo o l’8 marzo c’entrano poco.
      Mi fa rabbia che le donne siano ancora viste come creature da tutelare e ricordate su un calendario, come i morti.
      Ma hai ragione tu, c’è chi se la passa peggio di noi.
      Grazie mille per il tuo commento, mi ha dato ulteriori spunti su cui riflettere.

  3. essere donna intelligente è molto difficile concordo. ma ci si può fare. io ho incontrato anche molte persone che apprezzano!
    peccato…io non amo le mimose ma non so camminare sui tacchi! anche se adoro le scarpe

  4. Se Brad Pitt bussa alla mia porta con un rametto di mimosa io quasi quasi festeggio. Chi se ne frega del politicamente corretto e delle solite solfe sulla festa della donna. Se mai il tacco 12 me lo presti te!

  5. Non è una festa è che gli uomini si dimenticano troppo spesso delle nostre qualità. E in questo giorno io ci vedo strette insieme tutte in grande abbraccio e lasciare il mondo fuori. La nostra forza. io sono da tennis o ballerine…ahahaha

  6. Hai una ragione indicibile. Su tutto.
    Per colpa del tuo stare in secondo piano, io mi ero pure mezzo dimenticato di fare quella cosa che mi avevi chiesto.
    Mi emendo, sob!

  7. Al di là di feste e marketing io credo dovremmo festeggiarci ogni giorno non accettare questa violenza di linguaggio asservite nei corpi lingue e pensieri consapevoli meno nemiche di femminili invasivi o accondiscendenti centrarsi aprire il cuore e dire tutto quello che .Non. ci va senza temere roghi o pregiudizi di un linguaggio purtroppo ancora molto dimentico delle nostre identità autentiche e differenze…

  8. Io non uso i tacchi alti x via di una schiena torta…ma te li regalo giusto x farti un pensiero da donna a donna👠😁paola

  9. Grande PindaricaMente!!!!!! Approvo i tacchi alti e tutto il resto. Bel pezzo!!! Altro che festa….Mi hai fatto venire in mente un ostacolo di fine anno, vado ad aggiornarlo se trovo i dati..

  10. La solfa delle ambizioni assurde è ahimè oggi vestita in modo molto più subdolo, tanto da essere poco riconoscibile, d’altronde il diavolo si nasconde nei dettagli. Ma noi ce ne accorgiamo comunque e ci arrabbiamo di più.

  11. Farò gli auguri a una donna per la festa della donna quando istituiranno la festa dell’uomo e una donna mi farà gli auguri…
    E che nessuna si permetta di dire che la festa dell’uomo è tutti gli altri giorni a parte l’otto marzo perchè è una gran ca…..
    Bella l’idea dei mazzi di scarpe!
    Un abbraccio

    • Fino a quando, davanti ai diritti, ci considereranno o femmine o maschi e non persone, c’è poco da festeggiare.
      Nel frattempo, però, se vuoi regalarmi un paio di scarpe…😊
      Un abbraccio a te, Corvo in trasferta! 😘

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