L’altra guancia

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Ho montato e rimontato queste parole nella mia testa tante volte, prima di appoggiarle qui.

Girandoci intorno come una falena su una lampadina.

Ma un cambio di premesse non può mutare la conclusione: scelgo di non perdonare perché non ne sono capace.

Non sono capace di cancellare un torto subito, dimenticare chi mi ha fatto del male, restituire stima e fiducia una volta calpestate.

Non ne sono capace. Punto.

Perché per il perdono serve una comprensione intrisa di compassione che io non ho.

E non ho nemmeno una toppa così grande da mettere sulle scuse posticce di chi ferisce sapendo che tanto verrà perdonato o di chi invoca il perdono solo per poter tornare a ferire in santa pace.

Dio mi perdonerà, é il suo mestiere, se io proprio non me la sento di giocare a fare lui.

Per gli errori che commetto non chiedo assoluzione, neanche quando la pena mi sembra esagerata.

Quelli altrui, invece, li sminuzzo, mastico, trangugio e digerisco, cercando ragioni.

Aspetto che l’amaro della delusione si addolcisca, che la ferita dell’orgoglio si rimargini e che il fardello del rancore alleggerisca il suo carico.

Poi li archivio.

Infine ricostruisco.

Perché non so dimenticare, né perdonare, ma so dare una seconda opportunità quando scorgo, tra le pieghe del pentimento, la voglia di rimediare.

Però lì, impigliato nei grovigli della coscienza, rimane sempre un frammento di invidia nei confronti di chi sa condonare un’offesa ricevuta.

E un briciolo di ammirazione verso chi si nutre di clemenza e di indulgenza e sa assolvere dal peccato.

Io porgo l’altra guancia solo a chi mi sfiora la prima con delicatezza.

Al resto, porgo le spalle.

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34 pensieri su “L’altra guancia

  1. È chiaro che ci siano piani diversi. Un conto è riuscire a perdonare un amico o il partner che tradisce, un conto è incazzarsi con chi ti taglia la strada in macchina. In linea generale io sono uno che dimentica facilmente. Qualsiasi cosa è senza alcuno sforzo. Quindi anche le cattiverie. Però perdonare è un’altra cosa, un po’ più seria. E non saprei come giudicarmi. Sono assolutorio ma di fronte ad un’offesa vera, pesante? Mah….diciamo che nonostante l’alto grado di autostima, ancora pensare di essere Dio, non ci sono arrivato!

    • Ovviamente Giacomo non mi riferivo a futili motivi o a piccole incomprensioni.
      Parlavo di perdono verso chi ha tradito profondamente la tua fiducia, chi ti ha mancato di rispetto o ha commesso qualcosa di così grave che dimenticare diventa impossibile.
      Chi mi taglia la strada in macchina, al limite si becca un mio vaffanculo con tanto di gesto apotropaico! 😂
      Per il resto la penso esattamente come te.
      Buona giornata 😘

  2. Dio perdona, io no (cit.)
    io posso solo superare, cancellare la persona insieme al fatto, ignorare come se non fosse mai esistito …tutto dipende dalla gravità (che io assegno) al torto subito. E se posso mi vendico e restituisco con gli interessi.
    In fondo sono tollerante ….ma molto in fondo

    • Istinti vendicativi a parte, la penso esattamente come te, Fedi!
      E “Dio persona, io no” sarebbe stato il titolo perfetto per il mio post, se solo me lo avessi suggerito prima. (La prossima volta, ti faccio un fischio ! 😊)

  3. A parte che se offri una seconda opportunita’ in qualche modo hai perdonato in una forma tacita, ma perdonare come lo intendi tu e’ da santi e forse nemmeno giusto. Io sono perfido, ma non prima di essermi preso una rivincita, dimostrando all’interessato la stupidita’ o la meschinita’ del suo comportamento 🙂
    ml

    • No, Massimo.
      Se offro una seconda opportunità non é perché io abbia perdonato tacitamente. Ho semplicemente superato, condonato e archiviato il torto. Ma non l’ho dimenticato e secondo me una delle componenti del perdono è proprio la capacità di dimenticare.
      E, ahimè, dimenticare é una delle cose che non mi riesce fare.
      (Tu non sei perfido, sei tremendo! 😊😘)

      • E chi sono io per perdonare la persona? 😊
        È come hai detto tu, Massimo. Il perdono é roba da santi, da asceti, da non peccatori insomma.
        Ed io sono una donna, ma non sono una santa (cit.) 😊

  4. io perdono quasi sempre… quando è passato abbstanza tempo da stemperare i ricordi, rendere le ferite non più brucianti e farmi prendere le distanze dalla persona che le ha provocate e da quanto è accaduto. Nei rari casi in cui ciò non succede, col tempo non nutro più rancore, ma solo disprezzo.

    • Il disprezzo o il rancore sono sentimenti che non mi appartengono.
      Quando non riesco a superare un torto subito, il tempo mi aiuta a coltivare l’indifferenza.
      Invece, come ho scritto, se noto la volontà di rimediare e sento le scuse sincere, provo a recuperare. Che non vuol dire perdonare, vuol dire -semplicemente- archiviare.
      É un mio limite, lo so.
      E non é stato nemmeno facile metterlo nero su bianco e ammetterlo a me stessa.
      Magari col tempo ci riuscirò anch’io, a perdonare. Chissà…😊

  5. bello, Io ci ho lavorato molto, secondo me il fatto che tu ci ponga tanta attenzione significa che potrai riuscirci. Una bella sfida. Un trucco è commiserare l’altro, provare compassione. Poi ci si sente felici, liberi. A volte ci riesco, a volte, no. Una sfida per sè e per il sè. Comunque è tecnica, sono esercizi interiori che dovrebbero indicare fin dalla scuola elementare. E invece, che povertà di spirito…

    • Ecco, hai centrato il punto!
      Anche io credo che la chiave di tutto sia la compassione, la capacità di sentire com’è vivere dentro la pelle di qualcun altro.
      Solo che la compassione per me è un rapporto tra eguali. Il perdono invece presuppone un giudicante e un giudicato, e io lì entro in crisi.
      Il perdono richiede una compassione mescolata ad una comprensione e ad un’atarassia che io non ho.
      Ci rifletto da sempre su questa cosa e il post é il frutto delle mie riflessioni. Sono contenta di aver letto le vostre, mi avete dato altri spunti per continuare a ragionarci su.
      Non sono invece d’accordo sul fatto che la compassione o il perdono debbano essere insegnati a scuola al pari dell’aritmetica e della tabellina del nove.
      Si può insegnare il bello o il giusto o la correttezza.
      Ma ci sono poi attitudini dell’animo umano che si sviluppano praticandole, come la gentilezza o l’empatia o, appunto, il perdono.
      Ma capisco ciò che vuoi dire e sulla povertà di spirito dei nostri tempi non posso che darti ragione.
      Grazie per aver condiviso con me le tue riflessioni.
      Buona giornata! 😊

    • Ci sei riuscita, comunque.
      E questo è ammirevole, davvero.
      Che poi io non parlo di incomprensioni o scaramucce o piccoli torti che so metabolizzare e superare.
      Parlo di torti che minano la stima, la fiducia e il rispetto.
      In questo caso concedo una seconda e anche una terza possibilità, ma non so capace di restituire ciò che non c’è più.

      • Ti capisco. Io era stata ferita, presa in giro, calunniata…eppure dopo 7 anni provo compassione per il maledetto…se leggi molti dei miei post lui c’è. Certe cose non si possono cancellare, nemmeno le ferite ma solo il tempo, la maturità e la vita poi ti fa capire…io perdonandolo mi sono liberata della rabbia. Certo è che il ricordo rimane …il nostro rapporto d’amicizia era talmente profondo e totalizzante che non si potrà mai cancellare. È stata una tappa importante della mia vita.

      • Dimenticavo il mio perdono non è ammirevole…l’odio provato era così grande come tutto che solo gli anni mi hanno portato solo ora al perdono.

      • Infatti provo ammirazione per te, più che per il gesto.
        Per te e per il fatto che l’odio e il rancore non ti abbiano incattivita o resa cinica.
        Io non sono rancorosa, né vendicativa. Semplicemente credo che il perdono sia un’arma disarmante che io non so maneggiare.
        Grazie per il confronto e appena posso vengo a leggere i tuoi post.
        Buona domenica 😘

      • Ok ti aspetto…così mi saprai dire…come ti dicevo il perdono è molto difficile …solo il tempo aiuta ce ne vuole tanto però, e nel mezzo ci sono sempre delle andate e dei ritorni. Buona domenica a te.

      • dimenticavo i post riguardanti il soggetto sono un pò sparsi nel blog…ma te ne accorgi al volo…un post su tutti è la prima immagine. poi nel resto c’è il perdono..anzi no, il condono.

  6. Forse si può perdonare solo se si è caduti e ci si è saputi perdonare. A quel punto, l’altro che sbaglia sono io allo specchio. E il mio perdono se l’ho saputo dare a me stesso riesco a darlo anche al mio me stesso allo specchio. Forse.

    • Perdonarsi credo che sia ancora più difficile che perdonare.
      Come si fa a discutere con lo specchio?
      Però hai ragione tu, io non perdono gli altri perché non riesco a perdonare me stessa.
      Mi giudico, mi condanno, mi porto pure le arance, ma sull’autoassoluzione devo ancora lavorarci. 😊

  7. Io che un po’ ti conosco so però che sai chiedere scusa e accettare le scuse altrui se le senti sincere.
    Riguardo al perdono la penso esattamente come te: non é una cosa di questo mondo.

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