Parenti si diventa

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Ogni tanto, anche i sentimenti hanno bisogno di manutenzione.

Così, in questi giorni di aria tersa dal sapore di inverno, di regali da scartare e guance da baciare e propositi da realizzare, ho portato i miei affetti a fare il tagliando.

E il venticinque dicembre, con venticinque persone, ho riallacciato fili che si erano spezzati e fatto nodi grandi e stretti con nastri colorati.

In un gran guazzabuglio di legami che si intrecciano e si allontanano e si avvicinano e poi si ritrovano, quel giorno ho riabbracciato parenti che non vedevo da anni e mezzi parenti che non avevo mai visto.

Zii emotivi, zie premurose, cugini di sangue e cugine di sangue prestato.

Attorno ad una tavola imbandita di leccornie natalizie, per qualche ora, ci siamo scambiati pezzi di vita, cercando di ricomporre vite intere.

Con la mente che provava a rintracciare facce e occhi e voci nella tela dei ricordi, tra spicchi d’arancia e torrone alle mandorle.

Tutto scorre. E anche i parenti passano, dentro e fuori, scorrendo come un fiume.

Qualcuno si aggrappa ad un rovo, qualcun altro scivola via e va ad incastrarsi altrove.

Silenzio, per anni.

E poi: “scusa, mi dispiace”.

“Dispiace anche a me”.

E infine un abbraccio, che diventa una miniera di cose non dette.

Quel giorno io ero lì ad abbracciare corpi, a ritrovare bandoli, a rattopare vecchi strappi e ad intrecciare nuovi fili.

A fare festa a chi c’era e a ricordare chi non c’era.

Le mie due nonne, ad esempio. Mancavano solo loro.

Da una ho ereditato il nome che porto e la parsimonia delle parole.

Dall’altra la pazienza e la premura.

Mancavano. Ma fra ricordi, aneddoti, storie e memorie, a quella tavola, quel giorno, c’erano anche loro.

Il Natale è passato ed io sono ripartita con una valigia piena di “ci vediamo presto” e di abbracci stretti stretti.

Con il proposito di sentirci, di non perderci, di accettarci per quello che si è.

Poi, guardando un tramonto che si assottigliava all’orizzonte ho capito che niente finisce.

Tutto scorre e continua, diversamente.

E se anche i legami mutano forma e senso, allora parenti non si nasce.

No, parenti si diventa.

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40 pensieri su “Parenti si diventa

      • bellissimo, leggendo il tuo post mi sono reso conto che ho cugini diretti che non vedo da 30anni, oddio, non è che mi manchino ma non mi dispiacerebbe incontrarli in un simile contesto. Sai, io sono single ma ho figli e nipoti, tutti insiemi siamo solo undici ma bastiamo 😀 😀 😀

      • Ti dico solo che ho visto per la prima volta una mia cugina che ha all’incirca 27/28 anni, di cui avevo sempre sentito parlare ma che non avevo mai conosciuto direttamente.
        Ci siamo abbracciate, guardate negli occhi e in un attimo ci siamo “riconosciute”.
        Adesso sta a noi recuperare piano piano il tempo perduto.
        La buona volontà e l’affetto ci sono.
        (Organizzati per il prossimo natale e fai una bella rimpatriata pure tu! 😘)

      • magari seguirò il tuo consiglio ma credo sia un po’ difficile, la mia parentela è sparsa sul pianeta. Comunque hai ragione, quando incontri qualcuno che ha il tuo stesso sangue (passami l’espressione) ti riconosci. Mi è capitata una cosa simile tre anni fa al matrimonio di un mio cugino ma non c’eravamo tutti, comunque è stata una belle giornata. Nei tempi che furono, i nostri genitori, i nostri nonni, crescevano e vivevano tutti nello stesso posto e quindi si frequentavano per tutta la vita, quelli della nostra generazione si sono divisi come fuochi artificiali. In ogni caso la tecnologia aiuta, adesso ci sono le mail, le webcam e wapp, si comunica in tempo reale.

  1. Bello ritrovarsi! Da parte di mia madre siamo 26 cugini (mamma aveva 6 fratelli) e con alcuni ci sentiamo spesso, con altri poco e con altri mai. Eppure abbiamo talmente tanti ricordi che basta incontrarsi per sbaglio per riallacciare fili quasi dimenticati dal tempo. Qualcuno dice “eh, ma ci sentiamo solo per le feste” e va be’, allora viva le feste, se ancora ci creano l’occasione per ritrovarsi!

    • Esatto!
      Le feste sono state l’occasione per riallacciare fili che si erano allentati.
      Per scaramucce, per piccoli dissapori o solo per pigrizia.
      Spero che quel pranzo sia stato l’inizio e che quei nodi diventino ogni giorno più saldi. L’affetto c’è, e non mi sembra poco. 😊

  2. Parentela … assonanza… alla fine i tre chili li buttiamo dentro di chiacchiericcio, di convenevoli e di formalità… si sa, almeno una volta all’anno, bisogna digerire in fretta il mal messo… e far di ogni noncuranza una partenza con meta ben precisa….

    • Come tutte le cose “vive”, anche gli affetti, se non li curi, muoiono.
      Ci vuole solo una buona officina, un buon meccanico e la voglia di oliare qualche ingranaggio che, nel tempo, si é incriccato. 🙂

  3. Questo ci ricorda che vale la pena provare sempre, a volte basta aprire anche di poco una porticina.. sono contenta, deve essere stato un Natale di pace.
    Buon anno, cara 🙂 siamo cariche? 😉

    • E’ nato tutto da una chiacchierata con mia sorella, tempo fa: “…sarebbe bello dare un senso a questo Natale. Sarebbe bello ritrovarci un giorno con gli zii e tutti i cugini. Quasi quasi li chiamo, magari non accettano l’invito…”
      E invece hanno accettato e sono venuti tutti e venticinque.
      E’ bastato abbracciarci e guardarci negli occhi in silenzio per cancellare anni di incomprensioni e di stupidi malintesi.
      E’ andata così.
      (Buon anno, Tiffany :)* )

  4. Ho un pessimo rapporto con tutti i parenti (ma anche con i non parenti), non chiamo mai nessuno, non incontro mai nessuno di loro. Cosa sono diventato?

  5. Atmosfere delicate e affettuose.
    Leggendo il tuo post, per un attimo, mi sono sentita anche io a quel pranzo di Natale.
    Buon anno!

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