Il pelo nell’uovo

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E’ così difficile spiegare.

Come se le parole fossero le polveri di un alchimista e, se sbagli la formula, le ritrovi sparpagliate ai piedi di chi ascolta.

Chi ascolta poi le raccoglie, le travisa, le distorce, le stravolge e te le vomita addosso cariche di significati che non volevano avere.

O sotto forma di risposte a domande che tu non hai mai posto.

Ormai, però, la frittata è fatta.

Uova, sale, pepe nero e un po’ di pecorino o parmigiano grattato.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi, ma il sapore cambia ogni volta.

Basta aggiungere un pizzico di malinteso o malafede quanto basta.

E poco importa se racchiusa in quel fragile guscio ci sei tu che all’improvviso vieni sbattuta, strapazzata e buttata a sfrigolare nell’olio caldo.

Perchè chi ascolta, ascolta solo ciò che vuole ascoltare.

E trova, tra parole e virgole e tra albume e tuorlo, esattamente quel che vuole trovare.

Il pelo.

Diventa così un dialogo tra sordi, una conversazione senza né capo né coda.

Il pelo viene analizzato, esaminato, spaccato in quattro.

Poi, con un miracoloso triplo carpiato, la frittata viene rigirata e servita con un appetitoso contorno di ripicche e musi lunghi.

Io non so farlo.

Rigirare le frittate, intendo.

Perchè richiede accurata pianificazione, testarda determinazione e mente da scacchista.

Io procedo invece per tentativi ed errori.

Non peso ingredienti, non calcolo sentimenti e non misuro parole.

Le uova le rompo e basta. Al massimo, le cucino alla coque.

E con le provocazioni altrui, quelle che grondano di dietrologie vuote e appiccicose, poi ci incarto i gusci.

Perché le colluttazioni mentali mi piacciono quando sono ispirate, costruttive, equilibrate.

E ci provo sempre, fra un fraintendimento ed un equivoco, a recuperare un frammento di fiato e a chiarire l’incomprensione.

Ma i territori della mia pazienza sono mutati col tempo.

E quando i cercatori di pelo nell’uovo non mi lasciano scampo, i confini si restringono come un maglione dopo un incauto lavaggio.

Così mi accartoccio dentro il silenzio.

Le mani a tappare la bocca e le orecchie e gli occhi a sbirciare quel poco che posso.

Ché le persone, a volte, sono come la sorpresa dell’uovo di Pasqua: ti aspetti meraviglie e cose preziose e trovi invece portachiavi e chincaglierie di poco valore.

Ma che si pretende da un uovo, cioè da una cosa fatta col culo?

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17 pensieri su “Il pelo nell’uovo

  1. Mia cara tu il pelo nell’uovo non lo cerchi e non lo spacchi. Ma sai spaccare e cercare le parole fino a comporre melodie per l’anima.

    • E che ti rispondo ora io? Eh?
      Sei di parte, quindi le tue parole sono dettate dall’affetto che hai per me, però grazie!
      Ti manderò un cartone di uova fresche e una gallina a casa per sdebitarmi! 😊😘

  2. Lascia stare e vieni a cena da me che stasera c’è Toni. Lei con le uova ci fa le torte e se mai qualcuno verrà a cercare il pelo nell’uovo gli diremo che ce lo siamo mangiato con la cioccolata.

  3. Che lavoro ingrato quello dei cercatori di pelo dell’uovo. E che fatica immane, non si arrendono finché non lo trovano!
    Ma se un po’ ti conosco, so che tu saprai cucinarteli meglio di come farebbe Carlo Cracco!

    • Visto che mi conosci un po’, sai che io in cucina sono una frana e che, non sapendo fare nemmeno un uovo al tegamino, le uova mi limito a romperle direttamente nel paniere. 😜😘

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