Il bandolo e la matassa

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Si ritorna sempre dove si è stati bene.

E dopo un anno, io sono tornata. In questo che, per me, è sempre stato rifugio, talvolta soffitta, spesso zattera.

Avevo solo bisogno di fermarmi per un po’. E respirare. Perché respirare è sempre più importante che arrivare.

Avevo matasse da sbrogliare, bandoli da ritrovare, vecchi nodi da districare e nuovi legami da annodare.

“Chè la diritta via era smarrita…” Ci sono viaggi che iniziano così.

A guidarmi, la voglia di raggiungere un luogo senza nome.

E i cinque sensi, come punti cardinali.

Ho attraversato strade dritte e solitarie, da camminarci dentro pensando ai cazzi miei.

Ma anche rotatorie pericolose e vicoli ciechi.

Poi ho capito che è il viaggio stesso, la risposta.

Che anche una strada senza fine, a guardare bene, ha una via d’uscita.

E che, a volte, è il bandolo che perde la matassa.

Riprendo in mano il mio uncinetto, quindi, e ricomincio a ricamare parole.

Da capo, un’altra volta.

Ringrazio di cuore chi, in questo ultimo anno, è passato ogni giorno da qui.

Chi è andato via, stanco di aspettarmi e chi non si è mosso, sapendo che sarei tornata.

É stato bello sapermi letta.

Grazie anche a chi, fuori da qui, mi ha aiutato a ritrovare il bandolo di una matassa nata intrecciata e mi incoraggiato a tornare a fare centrini. D’inchiostro.

Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.

Ecco, il mio siete stati voi.

[E siccome anche PindaricaMente, in questo ultimo anno, é cresciuto tanto e il vestitino che indossava era ormai stretto e corto, abbiamo approfittato dei saldi di stagione e ne abbiamo comprato uno nuovo.
Sobrio, elegante, bianco. Ma quel bianco, in fondo, non é proprio bianco.]

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