Falla comu vuoi, sempri cucuzza è

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Sono antica, lo ammetto.

Anzi no, mi piacciono le cose antiche.

Le case di una volta, le vecchie città. I muri fatti di pietre, mattoni e calce. Di regolo, livella e filo a piombo. E di malta forte per reggere il tutto, per durare nel tempo.

E la Sicilia è un posto antico.

Profuma di zagara e arancini. Di ficodindia e muretti a secco. Di trazzere e mulattiere. Di strade percorse da Fenici, Greci, Arabi, Normanni, Borboni e che, dopo millemila anni, raccontano una storia ancora bella.

Poi, un giorno, accanto alle strade sono spuntate le autostrade. Fatte di catrame e sputazza. Di prescia e a muzzo. A scadenza, come le mozzarelle.

Perché in Sicilia, ogni volta, è così. Un teatrino gattopardesco. Si cambia tutto affinchè non cambi nulla.

E allora si iniziano lavori che poi non si finiranno. Si annunciano opere con la posa della prima pietra che, si sa già, rimarrà l’unica. Si inaugurano autostrade a Natale che poi, come mattoncini Lego, crolleranno a Santo Stefano.

Perchè, ogni tanto, il mondo ci ricorda chi siamo.

Ogni tanto il mondo si scuote, si agita, si scrolla di dosso un po’ di roba. E vengono giù case e palazzi. E si sbriciolano monti e colline. E crollano ponti e strade.

C’ero anch’io in Sicilia, qualche giorno fa, quando i piloni del viadotto Himera, sull’autostrana Palermo-Catania, si sono rotti i cabbasisi ed hanno ceduto.

E noi isolani siamo rimasti così, isolati. Divisi in due. Separati in casa.

In balia di strade alternative piene zeppe di scatolette di latta, con dentro carne umana che vomita veleno.

Dei treni, poi, neanche a parlarne.

Così, per andare da Catania a Palermo, l’unica alternativa rimane la circumnavigazione dell’isola.

E, mentre si è per mare, cresce il rimpianto che le pietre di oggi non siano più quelle di una volta. Che il mondo antico sia finito. E che gli dei dell’Olimpo non siano più in servizio.

Perché, quegli dei lì, se in questi giorni avessero ascoltato le solite frasi intrise di retorica e ipocrisia dei soliti ministri fintamente affranti, li avrebbero inceneriti con una folgore.

Ma quegli dei lì non sono più al loro posto, soppiantati da un Dio che ha creato l’uomo dal nulla. E il nulla, in questi casi, traspare.

La solita storia. Le solite promesse. La solita minestra.

Ma falla comu vuoi, sempri cucuzza è.

E della solita minestra, in Sicilia, non ne possono più nemmeno le pietre.

Ecco perchè poi, ogni tanto, crollano.

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38 pensieri su “Falla comu vuoi, sempri cucuzza è

  1. Io vivo “al nord” ma mi sembra che le cose non stiano tanto diversamente.. quando ero bambina c’era l’illusione che qui funzionasse tutto, che qui non ci fossero problemi, non ci fossero ombre e lati oscuri. Non è così, e da qualche anno è molto evidente. Ma la speranza, la morale personale, l’onestà e la coerenza, ognuno può portarle avanti nella propria vita. E non è poco. Che si inchinino gli dèi a tanto eroismo 🙂

    • Che non è così sai da cosa si evince?
      Che le ditte che vincono gli appalti al sud sono quasi tutte del nord.
      E scendendo al sud, spesso, scendono anche a “compromessi”.
      Così le cose, alla fine, non funzionano nè laggiù, nè lassù. E, come dici tu, a noi rimangono la morale personale, l’onestà e la coerenza. Che non è poco.

  2. Anni significa niente.Il teatro di Messina ci hanno messo 80 anni per ricostruirlo.Noi aspettiamo da 6 anni i lavori di ristrutturazione della nuova sede per il nostro istituto,lavori di circa 6 mesi in un contesto normale,e ancora non si capisce quando finiranno.Pensa che dopo 4 anni si sono accorti che nel progetto mancava il sistema anti-incendio…in una SCUOLA!!!!Ma che speranze abbiamo!?!Mi auguro che i miei figli abbiano la possibilità di andare via anche se
    il pensiero mi distrugge

    • Pensa che in Sardegna é crollato il soffitto di una scuola ristrutturata da pochi mesi e in Sicilia un viadotto inaugurato una settimana prima.
      Pensa che l’anno scorso, dalle mie parti, hanno costruito un centro per disabili e si sono dimenticati di fare i bagni a norma per i disabili.
      Continuo? Meglio di no…
      Buona domenica ☺

  3. Tristemente vero.Con l’aggravante che la catastrofe avrà soluzione chissà quando e come.Sono troppo siciliana per credere alle promesse degli incaricati di turno.E mi chiedo cosa possiamo fare noi per arginare questa marea di incapaci,disonesti e ignavi che ci governano.
    E non mi si parli del voto perché,per citare un proverbio,cam iano i musicanti ma a musica è sempre a stissa.

    • Si parla di anni. O di soluzioni temporanee che, come sappiamo, in Italia diventano definitive.
      Cosa fare me lo chiedo anche io, ogni giorno. Forse bisognerebbe ricordarsi del significato autentico della parola res publica, e quindi smetterla di perseguire l’interesse privato in tutto ciò che, per definizione, appartiene al popolo.

  4. Mi piace sempre quando scrivi. Ma quando parli della Sicialia riesci sempre a farmi sentire l’odore delle pietre e il dolore delle ferite . Riesci a dipingere con le parole un sentimento di appartenenza che sento profondamente vivo e pulsante.
    Grazie!

      • lo so, ed io volevo sdrammatizzare ancora di più, perchè se ci penso mi viene veramente voglia di scappare di nuovo, ma sono tornato per restare e provare magari a cambiare qualcosa, una pietra alla volta. 🙂

      • Ti ammiro tanto, sai?
        Ci vuole coraggio, per andare via e affrontare le difficoltà e per tornare e adattarsi al sistema. Io, per il momento, sono sempre nella fase della fuga. Un giorno, chissà…
        Ma hai davvero tutta la mia stima.

      • beh grazie, anche se non sto facendo niente di straordinario. Ci vuole coraggio anche per andare via. sai una volta ho letto questa frase da Il padrino e ho pensato che era una descrizione perfetta: “era talmente bella che si domandava come la sua gente potesse sopportare di lasciarla. quanto crudele doveva essere l’uomo verso il suo simile, se si doveva giudicarlo dal grande esodo da quello che sembrava essere un giardino dell’Eden.” e forse sono tornato per questo.

      • Hai ragione, é proprio cosí.
        Ecco perché mi rivedo molto nelle parole di Vittorio Nisticó un giornalista siciliano che distingueva i siciliani in “siciliani di scoglio”, cioé quelli che non riescono ad allontanarsi dall’isola e “siciliani di mare aperto”, quelli che se ne vanno ma si portano la Sicilia dentro.
        Ecco, io sono una siciliana di mare aperto.

      • bella questa! eh già perchè i siciliani si portano sempre la Sicilia dentro e anche fuori, in realtà. soprattutto per quanto riguarda gli usi, i costumi e il cibo!

  5. No, ma costruiamo il ponte sullo stretto, dài! Che poi ci passiamo sopra con una mano sul volante e l’altra a toccare i gioielli di famiglia…
    Non ti dico i commenti di una carissima amica siciliana… con l’ironia finale: – La Sicilia è una Regione Autonoma, nel senso che fa a modo suo anche le miscele di cemento per i viadotti 🙂

    • Brava, hai colto il senso! A che ci serve il ponte, se poi non riusciamo a far stare in piedi nemmeno un pilone? E a che ci serve il ponte se poi mancano strade, autostrade, ferrovie e il resto delle infrastrutture?
      La tua amica siciliana, poi, la voglio conoscere!!! 🙂

      • Siciliana doc che non vuole tornare a vivere in Sicilia, molto simpatica e disincantata; quando va trovare i parenti litiga con vigili, carabinieri e poliziotti perché non fanno le multe a chi telefona in macchina, a chi si ferma in mezzo alla strada a chiacchierare, a chi non mette la cintura in auto o il casco in motorino. E’ il terrore delle forze dell’ordine 😀

      • Sai che mi sono rispecchiata tanto in questa descrizione? Sicura che tu non stia parlando di me?!
        Anche io siciliana doc (come da about), anche io allergica ad un eventuale ritorno in patria, anche io ogni volta che ci vado passo in rassegna le cose che non funzionano.
        Ma essere siciliani é anche una condizione dell’anima. É generosità, é altruismo, é accoglienza, é calore.
        E sono queste le cose della mia sicilitudine (come la definisce Sciascia) di cui vado più fiera.

  6. Non conosco la Sicilia. In Sardegna, però è uguale. Delle strade che fanno schifo (tranne quelle che portano alle ville di B, quelle dei tavoli da biliardo). Un’indecenza. Che noi turisti sopportiamo d’estate (quando tutto è più facile, e sereno, comunque) e i residenti tutto l’anno. Altra cosa da aggiungere all’elenco delle vergogne

    • Il problema é italiano, in effetti. Ed é antico.
      Non c’é programmazione, si tamponano le emergenze, si mettono delle pezze qua e là e piú che uno stivale l’Italia assomiglia sempre di piú ad un vecchio scarpone rattoppato. E siccome di questo scarpone, la Sicilia ne é la suola, pensa te come sta messa.

  7. Un problema italiano. E la Sicilia probabilmente lo paga in maniera maggiore a causa di interessi molto più grossi in ballo. Mi hai fatto ridere con la storia delle zucchine. Si dice qualcosa del genere anche da me… 🙂
    Ciao!

    • Si, hai ragione. É un problema italiano. In questi giorni in Sicilia crollano strade e in Sardegna soffitti di scuole “recentemente ristrutturate”.
      La cucuzza, in Sicilia, rules! 😜

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