Qui ci sono i leoni

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Non é mettere in fila soggetto, verbo e robe così.

Scrivere é fatica. Ed è anche vanità.

E’ esporsi. Ed é anche nascondersi dietro le parole.

E’ impegno e costanza. Passione e intelligenza. E, se si é giornalisti, é anche preparazione e distacco.

Ché l’inchiostro dei giornalisti é nero. E tinge le dita e la reputazione.

Rincorrere fatti, segnalazioni, notizie. Andare, vedere, raccontare. Raccogliere storie, cercare conferme, verificare fonti.

Questo é il giornalismo.

Poi ci sono i giornalisti. E i pennivendoli e i parolai e i venditori di notizie.

Infine ci sono io che, ogni anno, da dieci anni, pago la quota associativa all’Ordine.

E mi vergogno.

Di pagare. E di far parte di un Ordine a cui sono iscritti anche tanti giornalisti di quart’ordine.

Quelli che, all’indomani di un disastro aereo, si piazzano davanti ad un aeroporto e chiedono, a chi é in partenza, cosa ne pensa degli aerei che cadono.

O che, armati di microfono e telecamere, vanno a cercare il dolore dei parenti di un ragazzo morto ammazzato. E, davanti a quel cadavere ancora caldo, chiedono alla madre: “Cosa le manca di più di suo figlio?”.

Quelli che passano le giornate davanti ai palazzi del potere per intervistare il politico di turno. E si limitano a fare domande strumentali, per poter poi strumentalizzare meglio le risposte.

O che annunciano, in tv, l’ultima sciagura del pianeta. E dopo un frettoloso resoconto di morti, feriti e dispersi, finiscono il servizio con la classica formula rassicurante: “Fortunatamente non ci sono italiani”.

Perché certi giornalisti di oggi sono come certi cartografi di una volta. Che disegnavano le mappe dei territori conquistati e negli altri posti scrivevano “Hic sunt leones”. Qui ci sono i leoni.

Come se i leoni non avessero diritti.

Come se potesse esistere un mondo senza leoni.

Scrivere non é mettere in fila soggetto, verbo e robe così.

E non é la tessera dell’Ordine a fare di un giornalaio, un giornalista.

Ma se qui ci sono i leoni, meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora (da tastiera).

 

 

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34 pensieri su “Qui ci sono i leoni

  1. non sapevo fossi una giornalista,
    un mestiere sopravvalutato che spesso ammorba la dignità di chi lo esercita prostituendosi alle logiche del “padrone” adottando beceri modus operandi. L’ordine dei giornalisti è una casta politicizzata che, manco a dirlo, esiste solo in Italia.

    ti faccio alcuni esempi per semplificare…

    1) un manipolo di giornalisti sportivi di lungo corso ha il potere di condizionare radicalmente il destino, la vita, di un calciatore o di un allenatore, a prescindere dalle qualità

    2) basta una ignobile banda di giornalisti d’assalto per creare fazioni innocentiste e colpevoliste a fronte di un evento di “nera”, per effetto domino l’operato dei giudici. I media hanno inquinato sentenze come quelle di Cogne, Garlasco, Perugia, Avetrana e via discorrendo

    3) L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui i giornalisti sono scesi in piazza per rivendicare il diritto alla illegalità, ricordi la manifestazione romana pro pubblicazione fascicoli secretati???

    4) la stampa amica può salvare un politico colpevole, così come la stampa ostile può condannare un politico innocente, gli esempi si sprecano

    brutto mestiere, si salvano veramente in pochi, pochissimi (ti auguro essere tra questi), ambiente in cui il meretricio intellettuale impazza, voltagabbana al soldo del miglior offerente. Il giornalista “dovrebbe” riportare eventi senza manipolarli nè intingerli nella latrina delle illazioni… purtroppo non è così.

  2. Parole sante.Ma mi permetto di ricordare tutti coloro che esercitano la professione senza essere giornalisti.L’ordine potrebbe essere più incisivo in questo campo anche perché la cosiddetta tv del dolore è in mano a personaggi che con il giornalismo non hanno niente a che fare.
    Quando ero piccola io c’era un pudore maggiore in certe situazioni,e anche più ipocrisia.Credo che il passaggio cruciale sia avvenuto con la tragedia di Vermicino.

  3. Bellissimo post e (purtroppo) tanto vero…
    Da storico giudico la categoria in maniera ancora più feroce. Ma non devo essere ingiusto, c’è tanta gente brava e corretta: come te! 🙂
    Ciao!

      • Grazie per il benvenuto 🙂
        non conosco bene il mondo del giornalismo quindi non so quanta libertà abbia un professionista di esprimersi come vuole o quanto i suoi articoli e le sue riflessioni siano legate alle logiche del mercato.
        Però è bello sapere che c’è chi riflette ancora su cosa vuol dire raccontare una storia.

  4. Pensa a me che la tessera dell’ordine la pago da vent’anni!
    Ma stai sicura che con questi nuovi aggiornamenti, utili e interessanti il giornalismo cambierà radicalmente!😜😜

  5. mi piacciono i leoni, perché sanno difendere i loro territori e non fanno i conquistatori. A ciascuno il suo modo di essere, anche a papà pig.

    • Un antico proverbio arabo recita cosí: “I cani festeggiano sui cadaveri dei leoni, credendo di aver raggiunto la vittoria. Ma i leoni restano leoni e i cani restano cani”.
      (Di papà pig, peró, ce n’é solo uno!)

  6. Impeccabile come al solito,forse avranno intuito il tuo pensiero e quei pseudo giornalisti oggi si fanno chiamare “cronisti”. In questo modo ogni comportamento è lecito e poi non è certo colpa loro se devono commentare il dolore o la tragedia di turno…eh! 🙂 Ciao Josè…bentornata.

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