Legami (con l’accento sulla a)

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É quando i pensieri si fanno intimi, invernali, a collo alto che rimpiango di non aver mai cominciato a fumare.

Perchè una sigaretta, ecco, una sigaretta ora ci starebbe proprio bene.

Mi guardo le mani. Somigliano alle sue.

Da mia madre ho preso anche il naso, la forma delle unghie dei piedi, l’abitudine di comprare giacche e cappotti di una taglia in meno e la capacità di addormentarmi sul divano prima ancora che il film cominci.

Pure questa cosa di dover dire, ad un certo punto, quello che penso l’ho presa da lei.

Donna forte, gentile e protettiva al limite dell’amore. Ancora oggi, quando mi rimprovera qualcosa, lo fa sempre con quella sfumatura materna di chi conosce i miei limiti e ha capito che non li supererò mai.

Da lei ho imparato ad ostentare sicurezza, per confondere il nemico. E a non aver paura di mostrare i punti deboli, quando il lato forte è ormai evidente a tutti.

Qualcuno, poi, mi dovrà spiegare per quale motivo non ho preso da mia madre anche la passione per la cucina o le gambe toniche, senza cellulite.

Da mio padre, invece, ho preso gli occhi, il colore dei capelli e l’amore per la lettura.

Uomo paziente e dalle maniere semplici. Mi ha insegnato con l’esempio e la parola, senza mai rincorrermi. Sono io, al contrario, che gli sono andata dietro.

Da lui ho imparato il dubbio, tra giusto e sbagliato. E ormai, il dubbio, ce l’ho addosso. A volte mi corrode, altre mi fa incazzare. Spesso, però, mi allontana dall’errore.

Qualcuno, un giorno, mi dovrà spiegare per quale motivo non ho preso da mio padre anche l’abilità nell’usare matite, colori e pennelli e nel dipingere, su tela, storie e stati d’animo.

Un po’ dell’uno e un po’ dell’altra, meno qualcosa e piú qualcos’altro. Ecco chi sono io.

Quel poco che sono, insomma, lo devo a loro. E loro sono così da quando li conosco.

Un rifugio sicuro, fatto di mattoni isolanti e resistenti.

Una corda ruvida e solida, piena di nodi grandi e stretti.

Un legame fatto di affetti e somiglianze. Di tempo e distanze. Di sangue e diennea.

Perché, in ogni tempo e in ogni luogo, i parenti non si scelgono. Si ritrovano a fianco.

A me è andata bene.

E se si chiamano parenti stretti è perché, a volte, sono da stringere, in un abbraccio.

Una sigaretta. Ecco, una sigaretta ora ci starebbe proprio bene.

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30 pensieri su “Legami (con l’accento sulla a)

  1. C’è qualcosa che mi sfugge, in questo post. O forse sono io che ho vissuto il fumo come uno sfogo per i momenti di tensione o delusione, o tristezza. Per questo motivo, dopo l’accenno alla sigaretta, mi aspettavo una brutta notizia. Che per fortuna non è arrivata, o almeno credo e spero.
    Sei stata fortunata, sì. Come lo sono stata anch’io, che però per una bella riflessione invernale come questa, ti consiglierei la pipa.

    • No, nessuna brutta notizia!
      Hai presente la sigaretta che si fuma post coito o comunque dopo una cosa intima? Ecco, la intendevo così.
      La sigaretta, anche se metaforica, era solo per rendere l’idea di quanto per me fosse difficile scrivere di cose così personali.
      E la “ricompensa” per esserci riuscita. Tutto qui.
      La tisana, stilisticamente parlando, non avrebbe dato al mio post lo stesso effetto. 🙂

  2. Siamo ciò che siamo… ovvero 50% di quel che ci han modellato i nostri genitori, 50% DNA che si, non mente, ma a volte è anche molto sarcastico…

    Ti invidio perché sai con lucidità cosa hai preso dai tuoi genitori… io non ne ho la minima idea. So cosa mi hanno insegnato, ma non è la stessa cosa.
    Mi piacerebbe essere forte e dolce come mio padre, buono e paziente come mia madre…
    Di sicuro ho preso da uno l’essere testa di cazzo e dall’altra i denti storti.
    Ma a parte questo, mi è andata comunque abbastanza bene 🙂

    • Ti sei scelto un nick che é più di un nomen omen.
      Interroga la tua coscienza e capirai cosa hai preso dall’uno e dall’altra. Oppure osservali e rivedrai in loro te stesso.

  3. Spesso trovo rifugio nelle tue parole che puntualmente riscaldano il mio cuore,come se fosse un rituale,una sorta di terapia,l’accesso che conduce in quel luogo lontano dove regna la serenità.
    P.s:auguri per oggi Josè…se sapessi scrivere come te!

  4. Parole molto belle davvero. Penso che tutti noi prendiamo qualcosa (spesso molto) dai genitori, un po’ dall’uno e un po’ dall’altra, meno qualcosa e più qualcos’altro. Che magari viene dagli incontri, dalle letture, dalle scelte che abbiamo fatto e dalla vita che abbiamo vissuto, e magari da noi stessi che siamo (anche) tutte queste cose, più qualcosa e meno qualcos’altro. Mi ha colpito molto quello che hai scritto, grazie di aver condiviso queste emozioni.
    Un saluto
    Alexandra

    • Grazie a te per essere passata da qui e per averle lette.
      Ed é proprio come dici tu, siamo unici ma siamo anche il frutto di una moltitudine di esperienze, letture, incontri. Cose esterne. Poi c’é il dentro, cioé il sangue, gli affetti familiari, le affinità elettive.
      Sono contenta che il mio post ti sia piaciuto.
      Buona serata, Alexandra.

  5. Cara grande donna…..anch’io sono stata fortunata con gli adulti che ho incontrato nel mio cammino….sono convinta che i pilastri per diventare”grandi”sta proprio nell’abbraccio…..dato con tutto l’amore che c’è….come sempre mi commuovi…

  6. Hai detto bene, i parenti non si scelgono. E quando le cose vanno per il verso giusto o comunque in maniera accettabile dovremmo essere contenti…
    Hai scritto delle parole molto belle.
    Ciao!

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