Come cerchi nell’acqua

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Come quando getti un sasso in uno stagno e guardi, affascinata, i cerchi nell’acqua allargarsi.

Così i miei pensieri, oggi. Cerchi concentrici. Senza capo nè coda. A ruota libera.

Sembra di volare con Pindaro. Sembra di saltare di palo in frasca.

E, in questo divagare improvviso, mi ritrovo a scavare, indagare, scrutare, ricordare.

Un sasso, un cerchio, un pensiero.

Penso al brodo. Alla metafora del brodo. Al sale che va aggiustato per ultimo, a fine cottura. E penso al cuore del brodo che, come un cuore vero, va trattato con cautela, facendo attenzione a non ridurlo in pappa.

Un cerchio dentro un altro cerchio. Un pensiero dopo l’altro.

Penso a mia nonna, che il brodo lo sapeva fare bene. Penso a lei e ai suoi sette figli. Tutti partoriti in casa, con l’aiuto della mammana, della levatrice.

La levatrice. E’ lei che oggi mi costringe a pensare. A seminare domande, socraticamente. A partorire pensieri, maieuticamente.

Penso che ci sono cose date per scontate ma che scontate non sono.

E penso a chi, con cattedratica supponenza, mi dice: “Non ti facevo così”.

“Così come?” chiedo, allora, io. [Così imperfetta? Così cacacazzi? Così fragile? Così come?]

Davanti a questa ingenua domanda, la cattedratica supponenza comincia a vacillare. Perchè un ciarlatano non si prende mai la briga di capire il significato, vero, delle parole che pronuncia. Parole con cui tutti i giorni si riempie la bocca. Parole che propina come verità assolute.

Penso alla levatrice che quelle parole, invece, le analizza, le radiografa, le smonta una ad una. Senza tregua.

É difficile argomentare quando non si hanno argomenti. Cosí il ciarlatano, solitamente tronfio e sicuro di sè, ora è spiazzato, disarmato, indifeso.

Alla fine, quando sta quasi per naufragare in un mare di frasi fatte e di luoghi comuni, la levatrice gli offre un salvagente per restare a galla.

Non gli dice “Ti spiego”. Gli dice “Spiegami tu”.

“Non ti facevo cosí”. “Così come? Spiegami tu”.

E poi penso a quello che i venditori di fumo, con la loro solita saccente arroganza, vanno affermando da giorni. “Questa è una guerra santa. Si uccide in nome di Dio”.

“Quale Dio? Spiegatemi” chiedo, allora, io.

Che c’entra Dio con uomini che uccidono altri uomini? Con bambini imbottiti di esplosivo quasi fossero carcasse di automobili?

No, non c’entra Dio. La ‘D’ é muta.

Un sasso in uno stagno. Un pensiero dopo l’altro, come cerchi nell’acqua. Oggi va così.

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19 pensieri su “Come cerchi nell’acqua

  1. “Che c’entra dio?” dovremmo chiedercelo in qualsiasi contesto. Il punto è che non risponderà mai ma ci sarà sempre qualcuno pronto a dimostrare il contrario. Che poi dio, nella quasi totalità dei casi, non c’entrerebbe nulla nemmeno se parlasse. Un uomo che uccide un altro uomo lo fa per interessi molto più terreni, anche se spesso nemmeno se ne rende conto.

  2. Penso a quando si lancia il sasso e i cerchi si moltiplicano concentrici,quasi a voler ricordare che i pensieri che affollano la mente sono tanti ed ognuno reclama attenzione e relativa soluzione….

  3. La maieutica e’ stata abortita; tutti i giorni nasce la persuasione e l’inutile retorica. Povero Socrate!
    Ma la cosa che mi preoccupa di più e’ che non so fare il brodo.

  4. un grosso io troppo ingombrante come elefante nella cristalleria rompe tutto senza tregua e si nasconde ma non può, lo scoviamo subito, c’è chi fa nascere con maestria e chi fa morire con idiozia, vero è, troppi pensieri concatenati e non se ne viene fuori magari solo quando l’acqua, solo per un attimo, si rende quieta…

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