L’opera dei pupi

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Il sipario si apre. Si va in in scena.

Su un minuscolo teatrino polveroso, ogni giorno, tutti i giorni, si racconta una storia appesa ai fili.

I burattini, agili e snodabili, danno vita allo spettacolo.

Gli spettatori si divertono, si spanciano, si sganasciano in risate plebee.

E il gran burattinaio, celato nell’ombra, osserva soddisfatto.

Poi, finito il teatrino, i burattini scompaiono dentro una scatola di legno. La recita è terminata.

L’opera dei pupi funziona così, un po’ come il gioco delle parti. Il burattinaio esiste se esiste il burattino.

Una volta, su quel palcoscenico in miniatura, si raccontavano storie che facevano sgranare gli occhi per lo stupore e la meraviglia. Le gesta eroiche di Carlo Magno e dei suoi paladini senza macchia e senza paura. Di Medoro e Angelica travolti dalla passione. Di Orlando prima innamorato e poi furioso.

Una volta, ora non più.

Ora non è più tempo di abiti di raso e di velluto, di rumore di armature.

Ora i pupi siamo noi. E poco importa se siamo manipolati dal basso, come i burattini o manovrati dall’alto, come le marionette.

Siamo pupazzi nelle mani del puparo di turno. Lobotomizzati dalla tv e dalla disinformazione. Sottomessi alla mediocrità, alla corruzione, al malaffare.

Fantocci colpevoli di non avere la forza di strappare il filo. E condannati ad essere guidati da una manica di lerci manigoldi.

Così tragicamente assuefatti alla spettacolarizzazione della morte che, la vista di un corpo dilaniato, non sembra più turbarci.

Così passivamente avvezzi all’ipocrisia che, davanti alla menzogna e alla truffa, non ci incazziamo nemmeno più.

Così cinicamente abituati a fare come gli struzzi da non accorgerci che, infilando la testa sotto la sabbia, il culo rimane fuori. Ed è facile fare i burattinai con il culo dei burattini.

Su quel minuscolo teatrino polveroso, ogni giorno, tutti i giorni, vaghiamo senza meta e senza senno. Come Orlando.

E, come Orlando, aspettiamo il giorno in cui Astolfo, in groppa al suo cavallo alato, volerà sulla luna per recuperare la ragione che è stata smarrita.

Perchè, si sa, tutto il senno perduto sulla terra si trova sulla luna. Insieme alle lacrime e ai sospiri degli innamorati, al tempo perso dagli uomini e ai loro progetti mai realizzati.

Oggi, però, non è ancora quel giorno. Oggi siamo pupi, rassegnatamente all’opera.

Venghino signori, venghino.

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22 pensieri su “L’opera dei pupi

  1. Il fatto gravissimo è che i burattinai hanno ormai la cerrtezza, che noi oltre ad essere una “maniata” di pupi, crediamo anche allo scecco che vola
    Uno scecco volante non può mai farci ritrovare la ragione smarrita
    Tutto a beneficio del burattinaio
    Forse se credessimo al cavallo alato, come quello di Astolfo, sarebbe più da favola
    Tanto….segnati da questo triste destino, almeno la favola renderebbe meno traumatica la manipolazione che subiamo

  2. Non ho mai amato il teatro dei burattini,men che meno i pupi.E sono siciliana.Detesto la mancanza di espressione di quelle facce,quei fili che denunciano la mancanza di vita propria,quegli arti aggrovigliati fra di loro,la totale finzione dello spettacolo.E mi spiace leggere queste tue sensazioni,espresse con delicata maestria.Io non mi sento manipolata,ho televisioni in tutta la casa ma non mi senti schiava.Ho un rapporto problematico con la tecnologia e mw ne frego.Ho una vita di relazioni vere,autentiche,vivo intensamente perché credo che la vita sia un dono e io debba testimoniarlo,in primis ai miei figli.E le brutture del mondo ci sono sempre state e anche il martellamento mediatico.E l’unico modo per combattere non è astrarsi ma fare la propria parte con coraggio,anche quando il cuore sanguina e si ha paura.

    • Ho sempre amato il teatro, in ogni sua espressione. Burattini e pupi compresi perchè, nella rappresentazione di quelle scene epiche, ho colto suggestioni, ardore, pathos.
      Ho usato la metafora dell’opera dei pupi perchè, secondo me, ben rappresenta il momento storico e culturale che siamo vivendo. Nemmeno io mi sento schiava o manipolata dalla tv o dalla tecnologia. Come ho scritto in un commento precedente cerco di usare consapevolmente il telecomando, il cellulare e i social network che frequento, cercando di non farmi inghiottire da certi meccanismi. E’ indubbio, però, che i media tendono a manipolare la realtà, speculano sulla morte, sul dolore, influenzano le nostre scelte. E’ sempre stato così, dai tempi di Giovenale e del panem et circenses.
      Ma questo è solo il mio pensiero, pertanto opinabile.

  3. Io ho chiuso con diverse cose.
    Non so se ho fatto bene, mi faccio ancora oggi diverse domande. Non ho più la tv da anni e sei mesi fa ho dato l’addio definitivo a qualsiasi forma di smartphone in circolazione comprando un telefono da diciassette euro senza alcun accessorio.
    Insomma, non rifiuto la tecnologia, cerco soltanto di tenere a freno i suoi lati più dementi. Cerco di sopravvivere.

    Bel post, ricco di suggestioni. Grazie!

    • Io non so se hai fatto bene, di sicuro vivi meglio.
      Vorrei tanto avere il tuo coraggio, vorrei tanto andare nella direzione opposta a dove sta andando il mondo ora, mediaticamente parlando.
      Per il momento ho un paio di tv, un cellulare di ultima generazione e frequento pure i social. Peró cerco di usare consapevolmente il telecomando, le app e le varie piattaforme in cui navigo. Cerco di schermarmi, di non lasciarmi inghiottire da certi meccanismi. Solo che ultimamente la mediocrità é dilagante ed é sempre piú difficile fare una cernita.
      Sono contenta che il post ti sia piaciuto. Grazie a te di averlo letto e dell’interessante commento.

  4. tutto vero nel pubblico come nel privato, indistintamente disumano et meschino, gli schermi televisivi non abitano da me da parecchio, sarò pure aliena, non so molte cose, ma mi sento fuori da questa bolla di angoscia collettiva che tanto fa bene a chi manovra i fili…

  5. Come ci sono arrivata qui non lo so però il tuo blog mi piace tanto, quindi mi sono messa comoda e ho girovagato un po’ fra queste stanze accoglienti.
    Complimenti Pindaricamente!

    • Grazie Elisabetta, benvenuta!!! Sono contenta che tu, girovagando, sia arrivata fin qui e che ti sia piazzata sul mio divano.
      Mi blog es tu blog, indivanati bene che io vado a prendere le birre! 😜

  6. Quando ero piccolo mi é capitato di assistere agli spettacoli dei pupi siciliani. E ne ricordo ancora la magia. Quelli odierni sono invece spettacoli indecenti e tu, come al solito, hai saputo raccontare bene i tempi che furono e quelli che sono.

  7. Qualsiasi argomento affronti, serio o faceto, riesci sempre a dire cose interessanti e che fanno riflettere. É un piacere leggerti.

  8. Potremmo tentare di staccare il primo filo, quello della TV, ogni qualvolta ci propina dolore a buon mercato e libera il buco della serratura per farci spiare nelle miserie della gente.

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