Lo zen e l’arte della pigrizia

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Tanto per cominciare, cominciamo a chiamare le cose con il loro nome.

La pigrizia è pigrizia e consiste nel non voler fare oggi quello che si può fare tranquillamente domani.

Da non confondersi con il fancazzismo che consiste nel non voler fare una cosa se, quella cosa, la può fare tranquillamente qualcun altro. O con la poltroneria che, invece, consiste nel non fare una mazza tutto il giorno.

Poi c’è anche la svogliatezza, quella di cui soffri tu in questo momento che, invece di lavorare o stirare o preparare la pasta fillo con il Bimby, preferisci stare qui a leggere le cazzate che scrivo.

Quella che pratico io si chiama pigritudine. Perchè è una vera e propria attitudine alla pigrizia, è culto dell’ozio, è affezione al divano.

Pigritudine, ad esempio, è starsene la mattina qualche minuto in più sotto il piumone per decidere con quale piede scendere dal letto. Perchè da quello, si sa, dipende poi il resto della giornata.

L’arte della pigrizia, come tutte le arti, richiede una pratica assidua e un impegno costante. Io poi, modestamente, pigra ci nacqui.

Ci stavo, infatti, talmente tanto bene nella pancia di mia madre che, per tirarmi fuori mi hanno dovuto attaccare delle ventose alla testa. Sono nata, insomma, a mo’ di lumaca. E sono cresciuta a mo’ di tartaruga di Zenone. Perchè chi va piano non solo va sano, ma medita.

Ed io, su questa cosa, ci ho meditato parecchio.

Ogni anno, a fine estate, medito su quando iscrivermi in palestra. A settembre, mi dico.

E poi, a settembre: il colpo della strega, il ciclo, piove, lo tsunami, ormai comincio lunedi, vabbè magari ad ottobre.

Ed eccoci, così, a fine novembre.

Anche oggi, la pigritudine ed io, abbiamo deciso che, di questa cosa della palestra, ne riparleremo domani. Per oggi è meglio rimanere qui, sul divano, con il plaid sulle ginocchia e il tablet in mano.

Oggi leggo, scrivo, twitto, telefono, rido, parlo, sgranocchio qualcosa. Insomma, per oggi ho già abbastanza cose da fare.

Perchè, quindi, dovrei andare in un luogo chiuso, dove la gente si stanca, soffre e soprattutto puzza? Perchè?

A me, già l’idea di andare in palestra per pedalare su una bicicletta finta o per zompettare su uno step insieme ad altre trenta donne truccate come Moira Orfei, fa venire l’acido lattico.

Per non parlare poi di chi, sudato come un pollo allo spiedo, passa il tempo davanti allo specchio a farsi i selfie agli addominali obliqui o di quelli che, ad ogni alzata di pesi, fanno certi versi che manco un poeta provenzale.

E poi, diciamolo, mica sono grassa io. Sono morbida, accogliente, burrosa. Prosperosa come una donna di Botero, ecco.

E la cosa bella è che, quest’anno, dopo anni di donne magre come grucce, di corpi ossuti, pallidi e tristi, quelle come me sono finalmente tornate di moda.

Quelle con qualche chilo di troppo, con i buchi della cellulite e le maniglie dell’amore.

Quelle che, più il sedere si abbassa, più cercano di tenere alto l’umore.

E quindi, un giorno, questo sarà il mio epitaffio:  “E’ morta prematuramente ma non ha sudato”.

 

 

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52 pensieri su “Lo zen e l’arte della pigrizia

      • Ops, scusa. 😉
        Il volo pindarico c’è ed è abbastanza arduo.
        Lo zen in quanto legato all’arte della meditazione porta ad uno stato di rilassamento, di calma, di lentezza.
        E Zenone ebbe a che fare con il famoso paradosso matematico della tartaruga (che è il simbolo della lentezza).
        Ti ho convinto? Te l’avevo detto che era un volo arduo! 😉

  1. Valia e bedduna mi suonano familiari.
    Siciliana?Perché se cosi è si spiega tutto.
    Il caldo e il sole sfiancano qualunque tentativo di attività,almeno nel mio caso.
    Essendo poi una ex magra,ma proprio magra,io ho deciso che il mio ingrassare è colpa del metabolismo rallentato e della menopausa.
    Ergo,confido in tempi migliori.
    Il tuo epitaffio è sublime e hai tutto il mio appoggio.

  2. Pigritudine e svogliatezza, celo! Sei una grande!
    Tutta la mia ammirazione a chi, con la forza della pigritudine, rifiuta la palestra e il suo concetto 😀
    Ammiro molto anche me stessa per averla rifiutata anni e anni fa come filosofia di vita… si può dire, vero, filosofia di vita?!

  3. Ciao, sono la svogliatella, ma non sono napoletana. … Ecco, con questa battuta teribbbile e scema mi è venuta fame. Ma, secondo te, ho voglia di alzarmi? Che poi, dovrei uscire dall’ufficio, andare a cercare una pasticceria napoletana e sono a quegli 826 km dal luogo di origine del suddetto dolce. Peraltro, a me piace quella riccia. Il commento più inutile che potevo scrivere, ma sai, sono svogliata e procedo per inerzia. Ciao biddazza 🙂

    • Quanto ti capisco! A me, un’ora fa é caduto il telecomando sotto il divano e siccome non ho nemmeno la “valia” di recuperarlo, é da un’ora che guardo un documentario sulle uova delle tartarughe caretta-caretta.
      Pensa come sto messa io!
      Ciao bidduna! 😘

  4. chissà se ci si può prendere cura di sè senza sudare io lo so, sono allergica alle palestre ma so mi piace fare altre attività espressive dove il corpo c’è
    è che ce ne dimentichiamo
    ci dimentichiamo di un sacco di cose
    lui sembra sempre un passeggero in transito con aerei che non arrivano
    ma poi ci sono pure scatti ogni tanto nella vita
    si lascia la sala d’attesa e magari si rotola giù per colline verdi e chissene delle palestre 🙂

  5. ho fatto un salto a vedere due cose e sono rimasto subito attratto dal titolo, siccome mi trovo anch’io in una situazione di lazyness proprio ora. La coincidenza mi ha portato a leggere il tuo ennesimo capolavoro che mi ha fatto sorridere dall’inizio alla fine. 😀

    • Fra pigri ci si intende ed io sono felice di averti strappato un sorriso.
      Bello anche sapere che il mio piccolo blog viene letto da un grande come te che ha deciso di mandare a fanculo tutto e tutti e andarsene in Olanda. Prima o poi, lo farò anche io (con i miei tempi, ovvio!).
      Passa a trovarmi più spesso, è sempre un piacere per me leggerti! 🙂

  6. Se non ci fosse stato un uomo pigro i nostri progenitori non avrebbero inventato la ruota. Io non sono pigro…medito, elaboro, mi applico per attuare sempre e comunque il motto massimo risultato con il minimo sforzo. L’importante è non fossilizzarsi solo su quest’ultimo, ma mantenere sempre il tandem dei due!

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