Il sapore amaro della ruggine

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Succedono cose mentre sono distratta a farne altre. Succedono e basta.

La vita, poi, riprende a scorrermi addosso e tutto sembra uguale. Non è, però, tutto uguale.

E’ che certe storie non mi lasciano fuori. Certe storie mi tirano dentro e, per comprenderle, devo masticarle, deglutirle, digerirle. Il sapore che certe storie lasciano in bocca è amaro. Sa di ruggine.

La storia di Brittany Maynard è difficile da raccontare. O forse no. Forse sono io che faccio fatica a tradurla in parole. Ne ho una serie infinita in testa e metterle in fila non è facile.

Brittany, ventinove anni e un tumore incurabile al cervello, è morta qualche giorno fa. Ha scelto lei di morire, prima che la malattia le corrodesse il corpo e l’anima. Come la ruggine quando corrode il ferro.

Una scelta forse codarda, forse coraggiosa. Comunque amara. Come tutte le cose che sanno di addio, di non ritorno.

Una scelta che il mondo ha interpretato attraverso la lente della propria morale. Perchè il mondo giudica, punta il dito, ingrossa dibattiti. E il dibattito quando si ingrossa troppo, poi tracima.

Che poi, in questi casi, non serve nemmeno capire. Accettare, quello si che è difficile. Rispettare, quello si che è difficilissimo.

“Non è compito mio dirle come deve vivere, nè dirle come deve morire. Il mio solo compito è amarla”.

Le parole di Debbie, la madre di Brittany, non hanno bisogno di altre parole.

Ammiro chi lotta ostinatamente contro la malattia, chi la combatte coraggiosamente fino all’ inesorabile fine. Ammiro chi, pur vivendo attaccato ad una macchina, con il pappagallo sotto il culo, con il corpo attanagliato dal dolore e senza un briciolo di lucidità, resiste come un martire coraggioso.

E comprendo pure chi, spinto da un naturale ed egoistico senso di possesso, vuole tenere qualcuno vicino a sè, anche quando questo qualcuno non vuole o non ce la fa più. Comprendo, perchè è più facile trattenere che lasciare andare.

Biasimo però chi, seduto comodamente sul divano di casa, pontifica sulla vita e sulla morte. Chi giudica le scelte altrui, il dolore altrui, la dignità altrui.

Una interminabile, lenta e penosa fine. Con il corpo e la mente obnubilati da atroci sofferenze. Sarebbe forse questo morire con dignità?

Ma si sa, la porpora dei papi ha finito per riempire di ruggine pure i vangeli.

Io che amo profondamente la vita non vorrei mai morire anzitempo. Solo che, non potendo scegliere di che morte morire, vorrei almeno essere libera di scegliere quando, se sapessi di non poter più vivere dignitosamente.

Vorrei poter decidere, con consapevolezza e lucidità, come lasciare questo mondo, prima che una qualsiasi malattia mi sfiguri il corpo e la coscienza.

Vorrei poter prendere questa decisione da sola, che anche una mosca sarebbe di troppo. E, dopo aver deciso, non sentirmi sola.

Se Dio esiste, poi, ma la vedrò con lui. Faccia a faccia.

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25 pensieri su “Il sapore amaro della ruggine

  1. strano, quanta differenza fra le risposte maschili a quelle femminile …
    Le tue riflessioni sono profondi, e penso come te.
    Nella vita terrestre dobbiamo vivere come la società pretende, ma almeno voglio essere libera di scegliere come e quando morire, se ci fosse un motivo grave ….
    e questa e una sacro santo diritto!!
    Chi ama veramente sa lasciar andare via … lo so, lo vissuta …

  2. ciao Pinda,
    c’è un errore di fondo che avvolge storie come queste e altre anche meno estreme: la dignità. La dignità è il lato nobile dell’ipocrisia, un ossimoro fatto legge morale, non c’è niente di più sbagliato dell’associare la dignità alla morte, alla fame, alla malattia, al disagio e alle traversie esistenziali. La dignità è una grande menzogna, un tappeto che copre l’immondizia, una mano di vernice nelle fogne, l’unico rispetto che conta realmente è quello che si ha nei confronti di se stessi, nello scontro ego vs superego la dignità è bandita in quanto corpo estraneo. Non è nemmeno una questione di rispettare o meno la scelta di Brittany Maynard, sarebbe comunque una invasione biasimevole. Ci sono persone che decidono di abbandonare il mondo, molte in apparente stato di salute o addirittura per motivi definibili futili. La dignità non c’entra niente con la sensazione di essere giunti al capolinea, credo di comprendere il tuo stato d’animo ma lasciami dire che forse la cosa più saggia sarebbe non affrontare argomenti di questa natura, nessuno di noi ha viaggiato nella sua testa e quindi nessuno di noi è in grado di capire. Quando si parla di ciò che non si conosce si finisce, inevitabilmente, per dare un taglio di parte, nel bene e nel male. E’ solo il mio punto di vista, sia chiaro, ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole ma io ho quello di esprimere le mie perplessità, ammesso mi sia concesso.

    buona giornata

    • Ti è concesso, eccome.
      Per quanto riguarda il mio post, al contrario di quanto affermi tu, penso che certi argomenti vanno comunque affrontati. Con il rispetto dovuto a chi ne è direttamente o indirettamente coinvolto, certo.
      Il mio intento non era quello di giudicare la scelta della ragazza, nè dire quale tipo di morte sia più o meno dignitosa.
      Il riferimento alla dignità era solo per rispondere, a modo mio, alle parole del monsignor Carrasco de Paula che ha definito la scelta di Brittany una morte non dignitosa.
      Volevo piuttosto parlare di me e mettere nero su bianco, come in una sorta di testamento biologico, come e quando vorrei morire io, se mi fosse data la possibilità di scegliere. E ,come ho scritto, ammiro tanto chi lotta fino alla fine contro la malattia. Io, però, non vorrei mai finire la mia vita ridotta come una bambola di pezza.
      Tutto qui.
      Buona giornata a te, TADS.

      • i preti fanno il loro mestiere, te lo dico da ateo, chi tenta di diffondere la convinzione che dio sia l’unico ad avere il diritto di vita e di morte non accetterà mai il suicidio né l’eutanasia.

        ti auguro di morire il più tardi possibile e magari dopo aver vissuto bene, così non fosse il diritto di scegliere non te lo nega nessuno, non sul piano pratico. Quando Monicelli ha capito che non gli avrebbero concesso una morte dolce, ha raccolto le forze e si è buttato dal balcone, alla faccia dei preti, della dignità e di tutte le altre cazzate.

  3. Come forse hai letto nel mio post, nel massimo, assoluto rispetto per le decisioni altrui, la scelta di questa ragazza è una scelta lontana dal mio modo di pensare. Ma la frase della madre mi sembra la cosa più bella che si possa dire a qualcuno a cui tieni. Certo è difficile amare (e quindi legare e legarsi) ed insieme lasciare liberi, ma probabilmente questa è la vera essenza di quel che chiamiamo amore

    • Si, ho letto il tuo post e condivido il tuo punto di vista. Credo, comunque, che sia difficile dire quale sia la cosa giusta da fare, se quella situazione non la vivi sulla tua pelle.
      Le parole della madre hanno colpito molto anche me. E, nella loro drammaticità, le ho trovate cariche d’amore. Forse erano le uniche che la figlia, in quel momento, voleva sentirsi dire.

  4. Questa sembra la società dei giudizi, il medioevo delle scelte individuali: no alle coppie di fatto, no all’aborto, no al divorzio breve, no alla sacrosanta scelta di decidere come affrontare una malattia inguaribile che ti toglie ogni dignità, no all’eterologa. Troppi no inutili e troppi si senza senso.

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