Io speriamo che me la cavo

munch

Giorni, questi, in cui si fidanzano tutti.

Persino il tipo con le sopracciglia ad ali di gabbiano. O la tizia con il microcane nella Vuitton.

Anche quello tutto chiacchiere e congiuntivi sbagliati. Quello che non azzecca un periodo ipotetico manco per sbaglio e crede che la consecutio temporum sia una pratica sessuale. Persino lui.

E’ la prima cosa che guardo in un uomo, il congiuntivo.

Chè, per me, un congiuntivo messo al posto giusto è più eccitante di un addominale tartarugato.

E quando una volta uno, al primo appuntamento, mi chiese con tono romantico “Che ne diresti se ora ti dassi un bacio?”, ricordo che gli risposi come Totò “Ma mi facci il piacere!”. Naturalmente, non ci fu nè bacio nè secondo appuntamento.

Insomma, non mi importa che l’uomo sia bello o affascinante o che dica sempre cose intelligenti. Nè che faccia per me gesti romantici o eclatanti. Ma che si barcameni con il congiuntivo, quello si, cazzo. Quello è tra i miei fondamentali.

Anche perchè il congiuntivo creativo, si sa, non è per tutti. E’ solo per Lapo Elkann, Francesco Totti, Aldo Biscardi, il Trota e per mio nipote Matteo. Che ha tre anni.

La situazione, in giro, è drammatica. Me ne accorgo ogni giorno, da piccoli segnali. Il congiuntivo sta morendo e anche il condizionale sa di avere già un piede nella fossa. Sa che potrebbe essere il prossimo.

Davanti al necrologio del congiuntivo, però, muoio un po’ anche io.

Davanti ad un congiuntivo sconiugato la pelle si accappona, la schiena si irrigidisce, le ciglia si aggrottano, le labbra si schiudono ad ‘o’.

L’espressione di smarrimento parla da sola, come l’urlo di Munch.

Io, però, non mollo, non cedo, non mi arrendo. Vado avanti, con determinazione. Nonostante il mondo non riconosca i miei sforzi, non li apprezzi e, talvolta, li dileggi. La mia è una battaglia silenziosa e tenace, da eroina improvvisata.

Già. E’ scomodo, difficile, insidioso e respingente, il congiuntivo. E’ una trappola bastarda in cui è facile cadere, impietosamente. E poi, come una bella scarpa, non va con tutto. Bisogna saperlo abbinare nel modo giusto.

Ecco perchè ci si rinuncia facilmente, a favore di un rassicurante e comodo indicativo.

Rinunciando, così, al modo della possibilità, dell’attesa, del desiderio. Ad una vita fatta di sfumature. A cose incerte, ipotizzabili, possibili, verosimili ma, comunque, sperate. Oppure temute.

Dice cose che nessun altro direbbe, il congiuntivo. Ed è sempre così elegante e vezzoso.

Se ci sono tanto affezionata non è per spocchia intellettuale. Solo mera affinità elettiva. Fra maltrattati e bistrattati, forse, ci si riconosce.

Solo che, da quando si è fidanzato pure quello tutto chiacchiere e congiuntivi sbagliati, penso che, ogni tanto, ci dovrei provare pure io.

A sbagliare qualche congiuntivo e ad azzeccare qualche uomo. Mettiamola così.

 

 

 

 

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26 pensieri su “Io speriamo che me la cavo

  1. Ode tragicomica di sorprendente eleganza. Hai notato che ode col T9 diventa osè? Forse noi cultori del congiuntivo – e del condizionale per giunta – dovremmo buttarla sull’anatomia, piuttosto che sulla grammatica…

  2. Once upon a time
    Arrivò un bel cavaliere a cavallo di un congiuntivo e senza errore ferire la portò via nel suo castello e vissero felici e contenti. La suocera nel frattempo era morta, naturalmente.

  3. Capisco la questione, la lingua cambia si barbarizza e si evolve insomma… Approvo su tutta la linea il proposito dell’errare per trovare, magari le apparenze ingannano come i congiuntivi indicativizzati… e se si potesse trovare qualche essere maschile dotato di buona grammatica del sentire(corretto)? Saremmo tutte, mi sa, più felici 😉

  4. Ho il vizio di non sbagliare modi e tempi, di seguire correttamente la consecutio, ma sono sicuro che se tutto dipendasse da queste cose, sbaglierebbi senza sosta!

  5. Hai notato che in tv non usano più il congiuntivo? le nuove generazioni vinceranno la medaglia dei più ignoranti della storia, subito dopo il Medioevo e l’età della pietra.

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