Emanuele Scieri, storia di naia e di omertà

5fa606a60abf064f50a1017301c44735

Agosto, mese beffardo per Emanuele Scieri.

E’ il mese in cui è nato, ma anche quello in cui è morto. Sono passati 14 anni da quel 13 agosto 1999 in cui Emanuele, per gli amici Lele, fu trovato senza vita alla “Gamerra” di Pisa.

14 anni di ostinati silenzi, di ingiustificate omissioni, di straziante dolore.

Lele è morto mentre svolgeva il servizio militare, quindi mentre serviva lo Stato. E’ morto dentro una caserma, quindi tra le mura dello Stato. Quello stesso Stato a cui la famiglia lo aveva affidato e che avrebbe dovuto tutelarlo, proteggerlo, difenderlo. E che invece non l’ha fatto, nè da vivo, nè da morto.

Una triste storia di naia e di omertà, quella di Emanuele Scieri. Scrivere di lui è doloroso, conoscerlo invece è stato un privilegio.

Amici da una vita, lui ed io. Quasi coetanei, la prima foto insieme risale a quando avevamo circa due anni: lui che gioca con la neve, io che accarezzo un cagnolino bianco. La foto è stata scattata in Piemonte, perchè è li che lavoravano i nostri rispettivi genitori ed è li che siamo nati. Ci siamo però sempre considerati siciliani doc, siracusano lui, netina io.

Ci siamo ritrovati tanti anni dopo. Frequentavamo gli stessi posti, la stessa spiaggia, gli stessi amici, la stessa Università, anche se in facoltà diverse. Era già un praticante avvocato Lele e un giorno, ne sono certa, sarebbe diventato un brillante magistrato.

Ma c’era quel servizio militare da svolgere, rimandato di anno in anno, quasi a voler posticipare, il più possibile, l’appuntamento con un destino ineluttabile.

Servizio militare durato appena un mese e dal quale Lele è tornato a casa chiuso in una bara.

Si è parlato di sfortunato incidente, di disgrazia, addirittura di suicidio. L’unica verità è che ad oggi non si conosce la verità.

La sua morte è rimasta senza colpevoli, peggio ancora, è stata archiviata. Alla stregua di una pratica chiusa in un cassetto, di un file accantonato in una cartella.

Ci passo spesso davanti alla caserma Gamerra. Lo sguardo va a quella recinzione di filo spinato e a quei muri invalicabili oltre ai quali si è consumata una tragedia.

Non è mia intenzione addentrarmi nei particolari della vicenda, per i quali rimando all’articolo pubblicato nel 2008 dal giornalista Paolo di Stefano su corriere.it

Voglio però citare le parole forti, crude e cariche di dolore messe nero su bianco da Isabella e Corrado, i genitori di Lele, in un libro-denuncia dal titolo ” Folgore di morte  e di omertà. L’allievo parà Emanuele Scieri ucciso da nessuno nella caserma Gamerra di Pisa” (ed. Kaos).

“Nostro figlio Emanuele Scieri non è morto per una fatalità o per una disgrazia: è stato ammazzato.

Ma non si sa chi lo abbia ucciso, nè come, nè perchè. Non sappiamo tutto questo perchè la supercaserma d’elite “Gamerra” dopo essersi trasformata in un mattatoio, è diventata una centrale di omertà da far impallidire “Cosa Nostra”.

In quella supercaserma d’elite nella quale a Emanuele è stata strappata la vita, chi sapeva ha taciuto.

In quella supercaserma d’elite nella quale il corpo di nostro figlio è rimasto abbandonato per tre giorni e due notti, chi sapeva ha dimenticato. La più vigliacca, la più codarda delle omertà ha protetto il branco .

L’inchiesta giudiziaria sulla morte di Emanuele condotta dalla Procura di Pisa si è fermata davanti ai silenzi, alle reticenze, alle omertà e si è conclusa con una ingloriosa, scandalosa, vergognosa archiviazione.

Ancora una volta la giustizia italiana ha dimostrato di essere una pseudo-giustizia: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verità, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti.”

Omertà è un termine ricorrente nel libro, con l’intento quasi di sdoganare una parola da sempre associata alla Sicilia. Quasi a voler ribadire che l’omertà non è una piaga esclusivamente meridionale, l’omertà non ha latitudine. E’ ovunque, anche in una supercaserma d’elite del nord.

L’omertà uccide, al nord come al sud. L’omertà è il silenzio dei vivi, quel silenzio che ha ucciso Lele per la seconda volta.

Questa vicenda, all’epoca, ha avuto un grande clamore mediatico: ne hanno parlato per settimane tutti i tg, fiumi di inchiostro sui quotidiani nazionali e locali, indagini parlamentari, dibattiti sul nonnismo.

La solita indignazione, le solite promesse, le solite frasi di circostanza. Insomma, il solito teatrino all’italiana.

Ed ora che le luci dei riflettori si sono spente, non si sono spenti però il dolore e la delusione di genitori, parenti, amici.

Il papà di Lele se ne è andato qualche anno fa, ha combattuto per sapere la verità ed è morto senza conoscerla.

La mamma, il fratello, gli amici, con grande dignità, continuano a reclamare verità e giustizia. Mi associo a loro, come amica di Lele ma soprattutto come cittadina italiana, perchè se io ho perso un amico, lo Stato ha perso uno dei suoi figli  migliori.

A fine agosto Lele avrebbe compiuto 40 anni.  Spero si organizzi una grande festa perchè i compleanni importanti vanno festeggiati. Ed è così che Lele avrebbe voluto festeggiare il suo, se solo glielo avessero permesso.

Martedi 13 agosto alle ore 19 nella chiesa del Pantheon di Noto verrà celebrata una messa in suo ricordo. Ci sarà la famiglia, ci saranno gli amici e ci sarà anche lui, protagonista indiscusso di tanti ricordi carichi di affetto.

Ciao Lele, ovunque tu sia!

208203871

Annunci

11 pensieri su “Emanuele Scieri, storia di naia e di omertà

  1. Buonasera. Vi scrivo perché vorrei rintracciare in qualche modo l’autore di questo articolo. Io faccio parte di un gruppo di attori che dal 4 al 16 marzo metterà in scena a Roma uno spettacolo di denuncia sulla storia di Emanuele. Abbiamo rintracciato anche la madre e il fratello, i quali saranno presenti ad una delle repliche. Speriamo,così, che questa storia non sia dimenticata e di condannare, almeno noi, le deprecabili azioni omertose di quei militari criminali della folgore rimasti impuniti.
    Chiunque volesse essere partecipe è benvenuto. Contattatemi.
    Grazie.

  2. Mi sono imbattuta in questo post per caso e l’ho trovato bello e interessante. Anche io mi associo al grido di dolore e di indignazione della famiglia.

  3. Ricordo questo brutto caso di cronaca. Sono contento che, a distanza di così tanti anni, qualcuno ancora ne parli.

  4. Il classico esempio di ingiustizia all’italiana Uno dei tanti segreti di stato da insabbiare Ricordo la storia di Emanuele che colpì soprattutto noi “Aretusei” e adesso, come prima e per sempre, la sua immagine vale tantissimo di più di quella dell’ambiguo STATO che spesso tiene a salvare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...